Calcio / Gli africani in Sudamerica
Adebayor in Paraguay, continua la tradizione africana

La folla radunata il 15 febbraio all'aeroporto di Asunción, la capitale del Paraguay, gli ha riservato un'accoglienza straordinaria, acclamandolo come una rockstar. Emmanuel Adebayor, t-shirt nera e cappellino d'ordinanza, ha dimostrato di sentirsi parecchio a suo agio nella parte, stringendo mani e distribuendo sorrisi larghissimi. È iniziata così l'avventura in terra guaranì dell'ex attaccante tra le altre di Arsenal, Manchester City, rimasto svincolato dopo l'ultima esperienza con i turchi del Kayserispor.

Nello scorso mercato di gennaio a lui si erano interessate anche diverse squadre italiane. Ma, alla fine, a spuntarla è stato il Club Olimpia, la squadra più blasonata della storia del calcio paraguagio. Tuttavia, non è solo questo il motivo per il quale Adebayor ha scelto questa opzione, solo in apparenza in controtendenza: «Sono rimasto impressionato dalle parole del giovane figlio del presidente. Mi ha emozionato dicendomi che ero stato il suo idolo», ha spiegato in conferenza stampa.

In più, il togolese potrà riabbracciare un vecchio amico come Roque Santa Cruz, totem assoluto della O e suo compagno di squadra ai tempi del City. Senza troppi giri di parole, davanti ai microfoni di giornalisti arrivati da tutto il mondo, il fuoriclasse togolese ha ammesso: «Lui mi ha parlato molto bene del Paraguay e del calcio sudamericano. Ha svolto un ruolo fondamentale per il mio approdo qui».

Il primato a Yawson

Il resto, poi, lo ha fatto la prospettiva di giocare la Copa Libertadores, una delle competizioni calcistiche più affascinanti del mondo. Se non si conta Hamílton Hênio, un brasiliano naturalizzato togolese in campo con lo Sport Recife nel 2009, Emmanuel Adebayor sarà il primo giocatore togolese a calcare i campi della Champions League sudamericana, ma non comunque il primo africano. Quel primato, infatti, spetta per l'eternità a John Yawson, centrocampista ghaneano ingaggiato nel 1981 dagli uruguayani del Peñarol. Non un trasferimento isolato.

Anzi, su esplicita richiesta del leggendario presidente Washington Cataldi, convinto di come «El futuro del fútbol está en África», in quel periodo il club uruguayano si trasformò in una sorta di porto sicuro per i giocatori africani. Solo un anno più tardi, ad esempio, sulle sponde del Rio de La Plata sbarcarono pure i sudafricani Abednigo Ngcobo e Ace Knomo. Ma forse i tempi non erano ancora del tutto maturi per operazioni di quel tipo: il Peñarol vinse la quarta Libertadores della sua storia, ma gli africani, incapaci di ambientarsi e penalizzati da un fisico eccessivamente gracile, giocarono poco o nulla, ritrovandosi immediatamente ai margini della squadra.

L’idolo di Buffon

Meglio è andata a Thomas N'Kono, l'indimenticabile portiere del Camerun ad Italia '90, ingaggiato casualmente dal Club Bolívar, storico club boliviano. Le cose andarono più o meno così. Nel 1995 Thomas N'Kono, idolo d'infanzia di Gigi Buffon, si era recato in missione a La Paz: doveva accompagnare l'attaccante nigeriano Festus Agu, suo amico che non conosceva la lingua, a firmare un contratto con il Club Bolívar. Vedendolo andare a zonzo per il centro d'allenamento della Academia, l'allenatore Antonio López Habas lo invitò a unirsi alla seduta di allenamento in corso.

Il caso volle che Mario Mercado, il compianto ex presidente del Bolívar, si ritrovò a passare di lì e rimase folgorato dall'abilità del portiere camerunense, tanto da offrirgli la possibilità di chiudere la carriera in Bolivia. N'Kono veniva da un'esperienza all'Hospitalet, nelle serie inferiori spagnole, e aveva quarant'anni suonati.

Ma Mercado non volle sentire ragioni: per lui era ancora in forze. E aveva ragione: adattatosi non senza fatica alla vita in altura, e al cibo boliviano, N' Kono impiegò poco tempo per diventare il guardiano dei pali celesti, sfilando il posto a Mauricio Soria e facendo in tempo a vincere due titoli boliviani con la Academia.

Nello stesso anno, in Argentina, le prime pagine dei giornali se le prendeva il bomber camerunense Alphonse MarieTchami, autore di uno dei gol con cui il Boca Juniors piegò 4-2 il River Plate in uno storico Superclásico disputato all'Estadio Monumental di Buenos Aires.

Un altro exploit, la doppietta all'esordio contro il Newell's Old Boys del malawiano Ernest Mtawalli, gli valse invece una memorabile copertina su El Grafico, una delle più prestigiose riviste sportive del globo: «Non dimenticherò mai il Boca Juniors, la Bombonera, la sua gente. Queste cose hanno segnato la mia vita», ha ricordato di recente il camerunense, 50 presenze e 11 gol in maglia azul y oro tra il 1994 e il 1997.  

Le Negras

Alphonse Marie Tchami era in buona compagnia. Come era avvenuto anche per il Messico – dove le Aguilas del Club América erano state ribattezzate Negras per la presenza di una folta colonia di giocatori africani, tra cui il mitico zambiano Kalusha Bwalya – diverse leggende africane individuarono nella Superliga argentina il posto ideale per rilanciarsi o trascorrere gli ultimi scampoli di carriera: dopo l'arrivo di Effors David Chabala, zambiano ingaggiato nel 1991 dall'Argentinos Juniors, in quegli anni arrivarono in Argentina anche il sudafricano Theophilus "Dottore" Khumalo, accasatosi al Ferro e l'eterna promessa ghaneana Nii Lamptey, comparsa dell'Union di Santa Fe al tramonto del vecchio millennio. 

Da allora sono passate ormai due decadi, ma la tradizione continua. Prendete ad esempio Luís Leal, totemico attaccante di São Tomé e Príncipe, tra gli alfieri principali dei rosarini del Newell's Old Boys. O anche Niko Kata, estroso trequartista equatoguineano del Delfin, serie A d'Ecuador. El Cetáceo, così com'è soprannominato il club del delfino guizzante, parteciperà alla prossima Libertadores. E manco a farlo apposta è stato sorteggiato nello stesso girone dell'Olimpia. Per lo scontro diretto non bisognerà nemmeno aspettare poi tanto. L'appuntamento è fissato per il 4 marzo, quando nella gara d'apertura del gruppo G ci sarà anche tanta Africa.