Uno sguardo sui campionati
Africa, il calcio zoppica

Nella foto la finale della Coppa d'Africa 2017. Il Camerun è campione, sconfitto l'Egitto.

Non è stata la conseguenza di un cataclisma federale, né tantomeno c’entrano gli scandali di corruzione e partite truccate, oppure arbitri inseguiti e malmenati come successo qualche mese fa in Etiopia. Alla base della temporanea cancellazione di Elite One ed Elite Two, i due tornei più prestigiosi del Camerun, c’è un problema di risorse economiche.

Un black out tutt’altro che insolito, dopotutto, in un sistema diventato professionistico solo da sette anni, incapace di autosostenersi e per questo aggrappato alle sottane della Federazione e di un governo preoccupato di non rovinarsi la reputazione a meno di un anno dal fischio d’inizio della Coppa d’Africa, la competizione calcistica tra nazioni che si svolge con cadenza biennale.

Non è un caso, quindi, che a lanciare una ciambella di salvataggio alla lega calcistica, e scongiurare la figuraccia internazionale, sia stato proprio il discusso presidente del Camerun, Paul Biya, che ha sbloccato una cospicua parte di fondi federali e ordinato il ripristino dei tornei professionistici.

Campionato congelato

Se in Camerun si è tornato a giocare già da alcune settimane, in Nigeria ancora non si vede la luce in fondo al tunnel. Dopo aver osservato una pausa in concomitanza dei Mondiali, il campionato sarebbe dovuto riprendere nella terza settimana di luglio. Ma così non è stato. Vecchie questioni di leadership irrisolte sono tornate a bussare alla porta, suggerendo alla Lmc, la società incaricata di organizzare il campionato, di congelare il torneo e posticiparne la ripresa fino a quando il quadro di potere sarà meno confuso e più rassicurante per gli sponsor.

Nessuno si aspettava di dover fare ancora una volta i conti con la battaglia legale intrapresa da Chris Giwa, il presidente eletto in modo controverso nel 2014, ma ufficialmente mai riconosciuto dalla Fifa, la Federazione internazionale di calcio.

Uomo forte della corrente scissionista presente in seno alla federazione, Giwa è tornato a rivendicare lo scranno più alto della Nigeria Football Federation (Nff), presieduto da Amaju Pinnick – il presidente federale considerato legittimo dalla Fifa – sventolando una sentenza della Corte suprema e obbligando di fatto Salomon Dalung, il ministro della gioventù e dello sport, a procedere con la rimozione di Pinnick.

Messo all’angolo, l’attuale numero uno della Nff, il cui mandato scade a settembre, non si è arreso e ha fatto leva sulla proverbiale intolleranza alle ingerenze politiche della Fifa. «La Nigeria è affiliata alla Fifa. Pertanto, sarebbe consigliabile che il presidente invitasse tutti a seguire la linea della Fifa e rispettare la sentenza del Comitato arbitrale dello sport, invece che dare credito all’azione di un uomo solo che vuole far crollare l’intero edificio del calcio sulle nostre teste con l’unico obiettivo di appagare la propria ambizione», ha arringato severo Festus Keyamo, l’avvocato di Amaju Pinnick, subito dopo aver sentito al telefono il presidente nigeriano Muhammadu Buhari per convincerlo a fare retromarcia e risolvere lo stallo.

E Buhari dieci giorni fa ha ordinato l’allontanamento di Giwa dalla Glass House, la sede della Nff, sventando il golpe e rimettendo nel suo ufficio il segretario Mohammed Sanusi, in attesa del ritorno dal Marocco di Amaju Pinnick, recentemente nominato vicepresidente della Confederation of African Football (Caf) al posto del ghaneano Kwesi Nyantaki, travolto da uno scandalo di corruzione.

Corruzione svelata

A mettere nei guai Nyantaki è stato un documentario investigativo dal titolo When Greed and Corruption Become the Norm, realizzato dal giornalista Anas Aremeyaw Anas e messo in onda un mese fa, in cui si vede Nyantaki accettare una tangente di 65.000 dollari da un membro dello staff investigativo di Anas, presentatosi sotto mentite spoglie.

Nonostante sin dalla sua elezione a presidente federale, nel 2005, Nyantaki si sia sempre professato paladino dell’anti-corruzione, l’immagine di lui con una busta nera di plastica piena di soldi sotto il braccio non ha lasciato nessun dubbio nemmeno a Mustapha Abdul-Hamid. Il ministro dell’informazione ha avviato lo scioglimento della federazione per corruzione, e annunciato un giro di vite esemplare con la sospensione pro tempore di tutti i campionati: «Il documentario denuncia gravi malfunzionamenti della Ghana Football Association (Gfa), caratterizzata da frodi e corruzione diffusa. Per questo il governo ha deciso di sciogliere la Gfa».

Nyantaki ha visto così sbriciolarsi la sua carriera dirigenziale di alto livello come vicepresidente della Caf e membro del Consiglio Fifa, ma il giorno della ripresa del campionato sembra essere ancora lontano.

E c’è chi se la passa ancora peggio. In Sierra Leone, ad esempio, il campionato è in freezer da 4 anni a causa di una faida interna alla federazione, nonostante i tentativi di mediazione e riconciliazione portati avanti da più parti, tra cui anche lo stesso presidente Julius Maada Bio.

Una situazione non più sostenibile, che danneggia oltremodo la nazionale e rischia di comprometterne il percorso di qualificazione alla prossima Coppa d’Africa: «È molto difficile preparare una squadra quando non c’è campionato: puoi solo organizzare sessioni di allenamento con ragazzi locali solamente per farli andare avanti», ha lanciato un sos John Keister, l’allenatore delle nazionale sierraleonese, costretto a «guardare oltreoceano per reclutare giocatori».