Altissima l'astensione
Algeria, Tebboune eletto presidente

Nella foto: il neo-presidente Abdelmadjid Tebboune

Abdelmadjid Tebboune è risultato vincitore con il 58,15% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali che si sono tenute ieri in Algeria. Il dato più significativo è però quello delle astensioni. Con il 39,83% dei votanti, il paese registra il minore tasso di partecipazione della sua storia alle elezioni presidenziali, solitamente contraddistinte da percentuali molto elevate di affluenza, per non parlare dei voti plebiscitari conseguiti dai candidati.

È il segno tangibile della frattura nel paese, attraversato dalla metà di febbraio da un movimento di protesta, assolutamente nonviolenta che aveva via via respinto le scadenze di voto per reclamare un “cambio di sistema”.

Abdelmadjid Tebboune, malgrado un suo brevissimo passaggio (meno di tre mesi) a capo del governo due anni fa, regnante ancora il presidente Abdelaziz Bouteflika, appartiene per esperienza e biografia al “sistema” che il movimento popolare Hirak vuole cancellare.

E di quello stesso sistema Tebboune era rimasto vittima: il suo tentativo di mettere un po’ di ordine in un paese che Bouteflika era manifestamente non più in grado di dirigere, lo aveva messo in conflitto con una parte del clan al potere, in particolare con il vertice dell’industria privata, il cui ex-leader è oggi in prigione. Per queste sue vicissitudini era l’unico a potersi presentare come candidato indipendente.

Gli altri 4 candidati hanno raccolto briciole. Il diretto inseguitore Abdelkader Bengrina, presidente del Movimento El-Bina, di ispirazione islamista, ha avuto il 17,38% dei voti, seguito dall’altro ex-primo ministro Ali Benflis (10,55%), da Azzedine Mihoubi (7,26%) segretario del partito di governo RND, e Abdelaziz Belaid (6,66%).

Con l’elezione di Tebboune si conclude la lunga crisi istituzionale aperta con le dimissioni di Bouteflika (aprile), il rinvio per ben due volte del voto, e il prolungamento oltre i termini previsti dalla Costituzione di una presidenza ad interim.

Sono state le forze armate, e in particolare il suo comandante in capo, generale Ahmed Gaïd Salah, a voler andare alle urne a tutti i costi, decretando dall’estate una campagna di delegittimazione e di repressione, seppur misurata, del movimento di protesta.

Si apre però ora una sfida ancora maggiore per il paese. L’Hirak, che già ieri è stato nelle piazze, non intende desistere dalla sua richiesta di cambiamento. Sarà questa la priorità per il nuovo presidente, oltre all’economia in forte difficoltà. Il cantiere Algeria per il momento rimane aperto.