FA' LA COSA GIUSTA 2017
Altri stili di vita in fiera

Da sempre fra i temi importanti di Fa’ la cosa giusta, il commercio equo solidale è presente con la mostra I volti dietro le merci (padiglione 3): testi e immagini, fotografie e infografiche per raccontare il legame profondo tra i produttori del Sud e i consumatori del Nord del mondo. Trenta stendardi di tessuto, sintetizzano più di 50 anni di storia del commercio equo, da quando Frans van der Hoff, fondatore di Max Haavelar, il primo marchio di prodotti equo-solidali, ipotizzava “un’economia diversa che non si ponga come obiettivi né il profitto, né il volume prodotto, ma il rispetto di tutti coloro che partecipano alla filiera”. Una seconda serie di pannelli racconta le storie e i volti dietro ai prodotti. Storie esemplari che mostrano come il marchio fair trade abbia cambiato la vita a un milione di lavoratori di 50 paesi in Africa, Asia e Medio Oriente, America Latina.

Gli stessi principi di sostenibilità possono essere applicati anche all’industria elettronica?
È la sfida di Fairphone, una piccola azienda olandese che produce telefoni con materie prime il più possibile provenienti da filiera etica e da miniere non situate in aree di guerra.
Dell’alternativa ai grandi marchi - lo smartphone Fairphone può essere smontato e riparato sostituendone dei pezzi - ne parlerà sabato 11 marzo alle 15 Luigi Lipparini, manager dell’azienda olandese.

L’area dedicata a “Mangia come parli” e allo street food (padiglione 3) offre tantissime proposte: otto mini corsi tenuti da chef qualificati, laboratori, degustazioni di prodotti noti, come i pistacchi di Bronte (domenica 12 alle 17) o insoliti come il bambù (sabato 11 alle 18 nello spazio Vegan).

Quanto a esotismo in cucina, l’antrolopologo e ricercatore Luis Devin propone (domenica 12 alle 14) un viaggio fra i cibi più strani del pianeta: polpette di moscerini, zuppe di nidi d’uccello, formiche ripiene di miele, tarantole fritte….illustrate nel suo libro Ai confini del gusto.

Un modo originale per cucinare arriva dal Sudafrica: è l’akunandzilo,` una sacca di cotone con una speciale imbottitura di polistirolo e materiale isolante, che permette di cuocere i cibi a lungo e senza l’uso del fuoco, mantenendo il calore per diverse ore (dimostrazione domenica 12 alle 13).

Il continente africano è protagonista della mostra One day in Africa, a cura della rivista Africa. Le fotografie sono esposte (nella sezione Pace e Partecipazione) secondo l’orario in cui sono state scattate – dalle prime luci dell’alba fino a notte fonda – per ricostruire idealmente una giornata degli abitanti di questo immenso continente. Chi volesse condividere da vicino la vita dei paesi africani troverà proposte di viaggio fra i 96 stand dell’area “Turismo consapevole e percorsi”.

Fa’ la cosa giusta da spazio anche ai piccoli visitatori: numerose proposte di giochi e laboratori al “Pianeta dei piccoli” (padiglione 3). Lo stand di La grande fabbrica delle parole ospita sabato 11 alle 16 l’iniziativa “Manine blù” per ricordare il dramma dei piccoli rifugiati siriani, fuggiti con le loro famiglie in Turchia dove lavorano 12 ore al giorno nei laboratori di blue jeans.