Vittime delle migrazioni
Ancora troppi i morti in mare

Nella foto: le bare dei migranti morti il 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa.

Più di 15 mila migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo negli ultimi tre anni, con un picco di oltre 5 mila vittime nel 2016, tra morti e dispersi. Una media di quasi 14 persone annegate ogni giorno.
Sono queste le stime considerate più attendibili, quelle fornite dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), che riguardano il periodo che va dal gennaio 2014 a fine settembre 2017. 

A ricordarci questi numeri - ad ognuno dei quali corrisponde un uomo, una donna, un bambino, un volto, un nome, un sogno, una storia - è oggi la Fondazione iniziative e studi sulla multietnicità (Ismu), in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, istituita in Italia lo scorso anno per commemorare la tragedia del 3 ottobre 2013, quando al largo dell’isola di Lampedusa persero la vita 368 migranti, in quello che è ricordato come uno dei più tragici naufragi avvenuti nel Mediterraneo dall’inizio delle ondate migratorie di questi ultimi anni.

Proprio sulla base dei dati di Iom e Unhcr, l’istituto ha elaborato alcuni grafici, in grado di evidenziare come anche nei primi nove mesi del 2017, nonostante la riduzione delle partenze dalla Libia, si stia “registrando un considerevole numero di decessi”, avvenuti nel 93,3% sulla rotta migratoria verso l’Italia, con oltre 2.600 morti e dispersi tra il primo gennaio e il 29 settembre. Il 4,9% hanno invece perso la vita nel tentativo di raggiungere la Spagna, divenuta negli ultimi mesi la nuova destinazione privilegiata dei trafficanti di esseri umani.

Morti e dispersi nel Mediterraneo. Anni 2014-2017 

Anno

Arrivi
via mare

Morti
e dispersi

Morti e dispersi
ogni 1000 arrivi

2014

216.054

3.538

16,4

2015

1.015.078

3.771

3,7

2016

362.753

5.096

14,0

2017
(al 29/09)

136.423

2.681

19,7

 (Fonte: elaborazioni Ismu su dati Unhcr e Iom)

L’anno peggiore è stato però il 2016, quando al blocco imposto dalla Turchia alla rotta del Mediterraneo orientale, è corrisposto l’aumento delle traversate dalla Libia, più ad ovest, e “l’Italia è tornata ad essere il principale approdo europeo per i migranti in fuga da conflitti, carestie, soprusi, instabilità politica ed economica”. Una traversata particolarmente pericolosa, fa notare Ismu: “Nel 2015 sul totale dei morti e dispersi, il 77% ha riguardato tale rotta e l’anno successivo il 90%”.

 (Fonte: elaborazioni Ismu su dati Unhcr e Iom)

Ma le vittime delle migrazioni da ricordare sono anche le migliaia di persone abbandonate dai trafficanti e rimaste sepolte tra le sabbie del Sahara, un altro grande mare, trasformato in gigantesco cimitero.