L'allarme degli osservatori
Attenti al Puntland!

Negli ultimi mesi, si è accentuata l’instabilità nella regione semi-autonoma del Puntland a causa dell’aumento degli attacchi contro le forze di sicurezza e i funzionari governativi. Anche i civili sono stati oggetto di violenze, come confermano i due attentati dello scorso anno al mercato di Dayh, nella città di Galkayo, che hanno provocato la morte di decine di persone.

La situazione si sarebbe ulteriormente aggravata a causa del mancato pagamento di sette mesi di stipendio ai militari e alle forze di polizia, che proteggono questa parte di territorio somalo dagli estremisti islamici e dagli assalti dei pirati, che nell’ultimo mese sono tornati a minacciare le acque al largo del Corno d’Africa.

I lunghi ritardi nel pagamento dei salari, dovuti alla grave crisi di bilancio che nel 2016 ha interessato la regione, stanno creando il malcontento tra le forze di sicurezza locali, che lo scorso febbraio hanno messo in scena un ammutinamento circondando la sede del parlamento a Garowe, la capitale amministrativa.

Già nello scorso settembre, alcuni reparti militari avevano preso il controllo della Banca centrale per protestare contro il mancato pagamento dei loro stipendi e rivendicare migliori condizioni di lavoro.

Un possibile ammutinamento delle forze di sicurezza provocherebbe effetti devastanti, mentre i militanti al-Shabaab stanno dando segnali di ripresa della loro attività nel Puntland, dove un anno fa hanno ripreso il controllo del porto di Garad Town e di altri piccoli centri nella parte più a nord della regione.

Per di più, lo scorso novembre, il Gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sull’Eritrea e la Somalia ha accusato il governo del Puntland di aver stampato banconote false per coprire gli arretrati di stipendio dei dipendenti pubblici e delle forze di sicurezza, indebolendo ulteriormente il già limitatissimo potere d’acquisto delle famiglie che vivono nella regione.

Nei giorni scorsi, Mohamed Muse Abdule, ex responsabile delle strutture esterne dell’intelligence locale, ha lanciato l’allarme sul deteriorarsi della stabilità nel Puntland. Abdule, dimessosi dall’incarico a febbraio per non aver ricevuto alcuni stipendi, ha spiegato che il ministero della Sicurezza e molte altre istituzioni, tra i quali l’agenzia di intelligence, non funzionano.

Uno scenario poco rassicurante mentre la locale fazione dell’Isis guidata da Abdul Qadir Mumin, domenica scorsa ha assunto il controllo del villaggio di Dasan, nei pressi della città portuale di Qandala, che lo scorso ottobre era stata occupata per sei settimane dai miliziani fedeli al Califfato.

I seguaci di Mumin hanno abbandonato Dasan dopo alcune ore senza opporre resistenza, ma rimangono sparsi nelle zone intorno a Qandala nella regione di Bari. Dallo scorso febbraio, il gruppo sarebbe insediato nella zona dei monti di al-Mishkat, nel Puntland orientale, dove avrebbe arruolato molti giovani che si sono uniti ai circa duecento combattenti della cellula terroristica, costituendo un serio rischio per la stabilità dell’area.

Secondo Michael S. Smith II, esperto di terrorismo e co-fondatore di Kronos Advisory, il significativo aumento del materiale mediatico di propaganda in lingua somala utilizzato dal gruppo affiliato allo Stato Islamico mostra la volontà di costruire consenso tra la popolazione locale.

Tuttavia, il presidente del Puntland, Abdiweli Mohamed Ali “Gaas” si dichiara fiducioso sulla capacità dei militari di combattere i militanti islamici e nega il mancato pagamento degli stipendi. Gaas afferma inoltre che «la fazione dell’Isis è stata dispersa tra le montagne dopo aver occupato Qandala e non rappresenta più una grave minaccia». Ma l’aver spinto il gruppo in un’area rurale non equivale di certo ad averlo sconfitto.