Imbonerakure, nuovi soprusi
Burundi, vessazioni sull’imposta elettorale

La grave crisi politico-sociale che affligge il Burundi dall’aprile 2015, non cessa di offrire spunti per descrivere la bramosia di potere e la miopia politica del presidente Pierre Nkurunziza che l’anno scorso si è proclamato “guida suprema ed eterna” del paese indicendo un referendum per cambiare la Costituzione.

Le norme approvate con il referendum, di cui i pochi oppositori rimasti nel paese hanno contestato duramente l’esito per sospetti brogli e violenze all’interno dei seggi, hanno introdotto il vincolo, non retroattivo, di due soli mandati presidenziali consecutivi, consentendo potenzialmente a Nkurunziza di restare al potere fino al 2034.

Tuttavia, il capo dello Stato ha dichiarato di non volersi ricandidare alle elezioni del 20 maggio 2020, ma di voler fare tutto in possibile per garantirne lo svolgimento, nonostante il suo governo non possa permettersi di finanziarle. Dopo anni di gravi violazioni dei diritti umani, i donatori internazionali hanno infatti tagliato la maggior parte degli aiuti al paese.

Per questo Nkurunziza, alla fine del 2017, ha introdotto una tassa elettorale annuale di 2mila franchi burundesi per famiglia, corrispondenti a circa 1,08 dollari. Una tassa che l’ala giovanile del partito al potere, il Consiglio nazionale per la difesa della democrazia – Forze per la difesa della democrazia (CNDD-FDD), la famigerata e temuta milizia imbonerakure (“quelli che vedono lontano”), è stata incaricata di riscuotere. 

Le Nazioni Unite già nel giugno 2015 avevano assimilato gli imbonerakure a una milizia armata che, secondo un rapporto pubblicato lo scorso settembre dalla Commissione d’inchiesta sul Burundi (COIB), avrebbe perpetrato efferati crimini insieme alla polizia, all’intelligence ed elementi dell’esercito burundese.

Utilizzati come arma per reprimere il dissenso, dall’introduzione della nuova imposta elettorale, i giovani miliziani girano i quartieri, armati di bastoni, per riscuoterla tutte le volte che lo ritengono opportuno. La denuncia è contenuta in un nuovo rapporto pubblicato da Human Rights Watch (HRW), che descrive gli abusi relativi al versamento dei contributi, che dovrebbe essere su base volontaria, ma che, secondo l’ong newyorchese, gli imbonerakure hanno di fatto reso obbligatorio.

Il report si concentra sugli abusi commessi tra dicembre 2017 e luglio 2019 in 13 delle 18 province del Burundi, denunciando, attraverso interviste con rifugiati nei paesi vicini (una legge introdotta nel 2018 ha reso molto difficile per le ong internazionali operare nel paese - ndr), come la misura sia illegittima e attuata arbitrariamente.

Nella sua indagine, HRW riferisce di persone costrette a versare il contributo più volte, talvolta di importi superiori alla cifra ufficiale, e di abusi compiuti anche dalle amministrazioni locali. Gli autori dello studio descrivono l’ala giovanile del partito al potere come una milizia che non esita a usare la violenza e l’intimidazione per costringere i cittadini a pagare anche fino a 500 dollari, a donare cibo e bestiame, oppure a contribuire alla costruzione di uffici locali per il CNDD-FDD.

In alcune aree, HRW denuncia addirittura la presenza di blocchi stradali effettuati per vietare il passaggio a chi non è in possesso della ricevuta che attesta il pagamento del contributo elettorale, alla quale è vincolato anche l’accesso alle cure, agli ospedali o a qualsiasi servizio pubblico. Tuttavia, dalle interviste è emerso che dopo il pagamento effettuato da molti burundesi, gli imbonerakure non hanno rilasciato nessuna ricevuta, in contraddizione con le disposizioni del governo. 

Molti agricoltori hanno dichiarato che i membri dell’ala giovanile del CNDD-FDD hanno spesso sottratto merci e attrezzi da lavoro, come zappe e machete, e hanno picchiato le persone fermate ai posti di blocco. Mentre alcuni studenti, insegnanti e genitori intervistati hanno anche affermato che i presidi delle scuole hanno ordinato agli insegnanti di vietare agli studenti in età di voto che non avevano pagato il contributo, di frequentare le lezioni.

Uno degli aspetti più singolari della questione è che membri della milizia non hanno alcuna autorità legale per svolgere funzioni amministrative, inclusa la riscossione delle imposte. Tuttavia, dal lancio della campagna governativa di raccolta fondi, il loro potere si è notevolmente ampliato.

Il primo luglio 2019, giorno dell’indipendenza del Burundi, Nkurunziza, ha annunciato che l’obiettivo di raccolta fondi elettorale era stato quasi raggiunto e che sebbene le donazioni volontarie fossero ancora accettate, i burundesi potevano smettere di dare il loro contributo. 

Malgrado ciò, HRW ha scoperto che i tributi elettorali erano ancora riscossi, anche se in misura minore, anche dopo l’annuncio del presidente, così come altre “donazioni” al partito e per il sovvenzionamento di progetti locali. Intanto, il governo non ha mai reso noto l’importo del denaro raccolto né il modo in cui sarà utilizzato.