TATALITA - LUGLIO 2017
Caritas e Banca mondiale. La strana coppia

Caritas Internationalis
Organizzazione cattolica che coordina 160 movimenti di base nel mondo. Tutte le Caritas nazionali ne fanno parte di diritto. Tra le proprie finalità, ha quella di promuovere la giustizia e lo sviluppo. Nata da un’intuizione di papa Pio XII nel 1950, ha la propria sede nella Città del Vaticano e una delegazione presso l’Onu a Ginevra. 

Banca mondiale 
È la principale organizzazione internazionale per il sostegno allo sviluppo e la riduzione della povertà. Istituita nel 1945, assieme al Fondo monetario internazionale (Fmi), a seguito degli accordi raggiunti nella Conferenza di Bretton Woods. Il compito iniziale era di sostenere la ricostruzione dei paesi devastati dal conflitto mondiale.

Una notizia che ho avuto modo di leggere di recente mi ha fatto riflettere. «Si è concluso l’Atelier Pays per una collaborazione tra la Chiesa cattolica centrafricana e la Banca mondiale. L’atelier, organizzato da Caritas Internationalis e Caritas Africa, in collaborazione con Caritas Centrafrique, aveva l’obiettivo di valutare in quale modo si potesse avviare una collaborazione tra la Chiesa e questa istituzione Onu; in particolare quali le esigenze della Chiesa rispetto quelle della Banca mondiale che ha deciso di lavorare con le confessioni religiose laddove lo stato ha fallito».

Ora, chi dice Banca mondiale (Bm), dice montagne di soldi prestati a paesi in situazioni economiche difficili a condizioni non solo svantaggiose, ma spesso devastanti, privatizzazione del settore pubblico e liberalizzazione spinta dell’economia. E chi dice Chiesa pensa oggi a papa Francesco che non si stanca di denunciare gli effetti nefasti del liberalismo economico, ripetendo che è un sistema che uccide.

La realtà evolve e il cristianesimo ci dà una grande fede anche nella possibilità di cambiamento dell’uomo e delle organizzazioni umane, fede che deve certamente animare papa Francesco nei suoi incontri con gli organismi internazionali e con i capi di stato.

Mi sono chiesta se sono rimasta indietro con le informazioni a riguardo. Per esempio quelle molto illuminanti dell’economista zambiana Dambisa Moyo, laurea a Oxford, master a Harvard, che ha lavorato per la Bm, e che nel 2009 ha pubblicato un libro straordinario: La carità che uccide. Come gli aiuti dell’Occidente stanno devastando il Terzo mondo. Il titolo dice già qualcosa. Chi sarebbe meglio piazzata di lei per parlare di questi organismi essendo stata parte dell'ingranaggio e giudicando gli effetti come africana?

La Bm opera in Centrafrica dal 1969. Ad oggi si è impegnata con 53 progetti già chiusi per un valore di 738,68 milioni di dollari, e ne ha in corso dal 2009 ad oggi 11 per un valore previsto di 184,65 milioni di dollari. Con la Conferenza dei donatori di Bruxelles si è impegnata ad aiutare nella ricostruzione del paese attraverso altri progetti per l’ammontare 500 milioni di dollari.

Ci si può legittimamente interrogare sull’efficacia di questi interventi a partire dalla situazione attuale del paese... E senza certo accusare unilateralmente la Bm che ha come partner lo stato centrafricano…

Cercando di collaborare ora con la società civile, di cui Caritas è espressione, la Bm sta forse cercando un partner più affidabile e trasparente nella gestione dei soldi per evitare che questi progetti ingrossino solo le tasche di un pugno di funzionari corrotti?

Il minimo che posso augurarmi è che la Chiesa centrafricana, già beneficiaria autorevole di tantissimi progetti di aiuto in questa situazione drammatica, sia saggia e vigilante interlocutrice della Bm, trasparente e onesta amministratrice degli aiuti, senza cadere nella trappola, spesso paventata da papa Francesco, di trasformarsi in organizzazione non governativa e senza sostituire lo stato.

Più profetico sarebbe forse fare in modo che lo stato si assuma fino in fondo le proprie responsabilità per il bene comune.