Sudan / Il regime in difficoltà
Censura e propaganda contro la crisi

Con l’aggravarsi della crisi sudanese cresce anche la pressione sulla libertà d’informazione. Mohamed El Mahdi Hasan, capo dell’ufficio politico dell’Umma Party, il maggior partito d’opposizione sudanese, ha recentemente dichiarato che la situazione politica ed economica nel paese si sta deteriorando ad un ritmo e in un modo che non ha precedenti, a fronte del silenzio ufficiale del governo.

Uno dei segni dei gravissimi problemi economici è sicuramente la crisi del carburante che ha paralizzato la vita economica in diverse regioni e ha suscitato ondate di proteste di piazza. Il ministro del petrolio ha recentemente assicurato che la situazione è stata risolta con la ripresa dell’attività della raffineria El Jeili, non lontano da Khartoum, la capitale. La sua affermazione è però chiaramente smentita dalle foto postate sui social network e sulla stampa che mostrano ancora code di chilometri ai distributori di benzina. In una si vedono addirittura persone che pregano il venerdì ad una stazione di rifornimento, per non perdere il posto in coda.

La crisi è talmente preoccupante e potenzialmente pericolosa che sono intervenuti anche i servizi di sicurezza, conosciuti come NISS, diramando una direttiva in cui proibiscono ai mass media la diffusione di notizie relative alla mancanza di carburante e alle conseguenti dimostrazioni di protesta. I mezzi d’informazione sono autorizzati a riportare solo i comunicati ufficiali del governo relativi al problema. Lo ha denunciato la rete dei giornalisti sudanesi, Sudanese Journalists Network.

Ma l’ordine deve essere stato in qualche modo disatteso, perché agenti del NISS la scorsa settimana per tre giorni consecutivi hanno confiscato direttamente in tipografia copie di giornali appena stampati. Le testate cui è stato impedito di arrivare in edicola sono El Sayha, El Jareeda e Akhbar El Watan. Il sequestro in tipografia di tutte le copie stampate è una pratica corrente del NISS. Ogni requisizione costa all’editore dai 3.750 ai 15.000 dollari in spese di stampa e mancati introiti pubblicitari. Secondo l’opposizione, il fine ultimo del provvedimento, insieme alla censura, sarebbe il fallimento delle testate e la loro chiusura definitiva. Cosa già successa in passato.

Movimenti ai vertici di potere

Nei giorni scorsi è stato inoltre convocato dal servizi di sicurezza e interrogato per ore Ahmed Younes, il corrispondente di Al Sharq Al Awsat, un giornale in lingua araba pubblicato a Londra. Secondo la rete dei giornalisti sudanesi, l’interrogatorio riguardava un articolo di analisi della situazione del partito di governo, il National Congres Party, all’interno del quale si starebbe preparando una resa dei conti, “una notte dei lunghi coltelli”, scriveva il giornalista, tra le diverse correnti e le differenti posizioni politiche.

Un preludio potrebbe essere stata la rimozione improvvisa dall’incarico del ministro degli Esteri, Ibrahim Gandour, dicono diversi analisti, che considerano parte della resa dei conti anche la chiusura delle ambasciate e la riduzione del personale dello stesso ministero. Stanno inoltre diventando pubblici i sempre più profondi dissidi sulla partecipazione del paese alla guerra in Yemen, nella coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Ma la partita della fedeltà sudanese all’alleanza con i sauditi si gioca anche sul campo del carburante. Il ministro del Petrolio, Abdelrahman Osman, ha fatto sapere di essere vicino a firmare un accordo con Riad per la fornitura di circa 1,8 milioni di tonnellate di greggio all’anno per i prossimi cinque anni. La fornitura dovrebbe coprire il gap tra la produzione e il fabbisogno di carburante del paese. Il probabile accordo è stato reso noto pochi giorni dopo un’audizione in parlamento del ministro della Difesa, il quale aveva dichiarato che il governo stava riconsiderando la partecipazione alla guerra nello Yemen, dove sono ora dispiegati 3.000 soldati di fanteria.

Certo qualcosa si muove ai vertici del potere in Sudan. Ieri il National Congress Party, partito del presidente Omar Hassan al-Bashir, al potere dal 1989, ha autorizzato un importante rimpasto di governo. Secondo le dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa governativa SUNA dal vicepresidente del partito stesso, Faisal Hassan Ibrahim, il cambio interesserà 8 ministri, 5 ministri di stato e 10 governatori. Dalle nuove nomine sarà possibile farsi un’idea riguardo a dove pendono i nuovi equilibri politici a Khartoum.