Liberia / Affare petrolio
Come la ExxonMobil occulta la corruzione

Secondo un documento PowerPoint presentato dalla compagnia petrolifera ExxonMobil, di cui è entrata in possesso l’ong britannica Global Witness, la corporation americana era «preoccupata per alcune questioni riguardanti le leggi anti-corruzione degli Stati Uniti» in merito all’acquisizione del Blocco 13, un mega giacimento offshore in acque della Liberia, da tempo oggetto del desiderio delle principali compagnie del settore.

Onde superare tale “ostacolo”, la Exxon ha messo in piedi due complesse transazioni finanziarie nello stesso giorno dell’aprile del 2013. In base all’accordo, una società chiamata Peppercoast ha venduto i diritti del blocco petrolifero alla Canadian Overseas Petroleum Limited (Copl), registrata alle Bermuda e che vantava tra i suoi direttori il Visconte di Astor, suocero dell’ex primo ministro britannico David Cameron.

Copl ha quindi ceduto subito la maggior parte delle quote al gigante statunitense ExxonMobil. I diritti liberiani erano stati originariamente accordati a una società chiamata Broadway Consolidated prima di essere trasferiti a Peppercoast nel 2010. Secondo i documenti citati nel rapporto di Global Witness, gli azionisti di Broadway Consolidated includevano un avvocato legato a due politici liberiani di alto profilo: Jonathan Mason e Mulbah Willie, rispettivamente ministro e viceministro delle attività estrattive.

Un rapporto dell’equivalente liberiana della nostra Corte dei Conti aveva già segnalato che tutto il processo di acquisizione del giacimento da parte della Broadway era «compromesso da corruzione e influenze indebite».

Tutto in 24 ore

Per i già segnalati timori della ExxonMobil riguardo quanto accaduto nel passato, si è così resa necessaria la doppia operazione di trasferimento di asset nell’arco di 24 ore al fine di aggirare l’articolo 1504 della legge anti-corruzione Dodd-Frank voluta da Barack Obama e votata dal Congresso nel 2010.

Per il Blocco 13 ExxonMobil ha pagato circa 120 milioni di dollari, mentre la Copl ha mantenuto circa il 17% delle quote. Come parte dell’accordo, siglato a Londra, Peppercoast ha accettato di «intraprendere azioni per limitare il pagamento a determinati azionisti in contanti».

Global Witness ha scoperto che il mese seguente il pagamento ufficiale, la Compagnia petrolifera nazionale (Nocal) avrebbe versato 210mila dollari a funzionari locali che hanno autorizzato l’affare.

Ad essere coinvolti sarebbero esponenti di punta del governo o di compagnie statali strategiche: il ministro delle Finanze Amara Konneh, il ministro della Giustizia Christiana Tah, il ministro del Settore minerario Patrick Sendolo, il presidente della National Investment Natty Davis, l’amministratore delegato della Nocal Randolph McClain e il presidente della commissione della Nocal, Robert Sirleaf. Tre di loro hanno dichiarato che i pagamenti che hanno ricevuto erano ufficiali, una sorta di bonus per quello che hanno definito «un ottimo affare».

I diretti interessati non hanno risposto alle richieste di chiarimenti avanzate da Global Witness. Gli unici a negare ogni irregolarità sono stati i vertici della Copl.