ECONOMIA IN BIANCO E NERO - APRILE 2017
Con Trump l’Africa va sull’ottovolante

Cina

La Cina è il primo partner commerciale del continente africano. Nel 2015 le importazioni di beni cinesi hanno raggiunto la cifra di 103 miliardi di dollari contro gli appena 27 di beni statunitensi. Pechino è il più grande finanziatore unico di infrastrutture in undici paesi africani.

“America first”. Gli altri, dopo. La retorica del 45° presidente americano Donald Trump sul protezionismo arriva nella pancia degli americani. Fa volare gli indici a Wall Street. Ma, vista dal sud del mondo, preoccupa. Per Paul Krugman la retorica nazionalista di Trump si tradurrà negli anni a venire in «una recessione globale, senza fine». Patrick Njoroge – ex economista del Fondo monetario internazionale, e ora governatore della Banca centrale del Kenya – nelle scorse settimane ha lanciato il suo grido di allarme sulle politiche della nuova amministrazione americana. Politiche che «creano muri economici alle frontiere e creano volatilità, in quanto scoraggiano gli investitori a prendere rischi sui mercati in via di sviluppo», ha detto il banchiere centrale.

Le politiche di Trump verso l’Africa restano ancora un mistero. La Casa Bianca, al di là della retorica del suo presidente, non ha ancora definito le linee politiche per le relazioni economiche con il continente nero. Il piano americano African growth and opportunity act (Agoa) da 50 miliardi di dollari, rinnovato nel 2015 da Obama, è sotto la lente della nuova amministrazione. Gli Stati Uniti sono tra i principali donatori internazionali verso l’Africa: lo scorso anno Washington ha speso 31 miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo e programmi sanitari, gran parte destinati all’Africa. Trump vuole concentrarsi sulle politiche nazionali e questo flusso è destinato a ridursi drasticamente. Se Trump, poi, scatenerà, come promesso, una guerra commerciale con la Cina, non sono difficili da immaginare le conseguenze sulla domanda di materie prime, che sostengono tante economie africane.

«Benvenuti nell’era del cavallo pazzo... Il 2016 è stato un anno negativo per la volatilità e il 2017 rischia di essere anche peggio», ha detto Njoroge, ricordando che in Kenya il 10% degli investimenti diretti stranieri annuali arriva dagli Stati Uniti. Il protezionismo americano, insomma, rischia di fare molto male. Di far finire, un paese o un intero continente sull’ottovolante. Con continui su e giù negli anni a venire.