Seicelles
Debito pagato, ecosistema protetto

Le Seicelles ristruttureranno il proprio debito pubblico proteggendo l’Oceano Indiano. La rinegoziazione avverrà attraverso un ambizioso progetto ecologico, che vede il piccolo Stato insulare africano, situato a quasi mille miglia nautiche al largo delle coste della Tanzania, impegnato nella creazione di due estese Aree marine protette (Mpa) in cambio di un pacchetto di aiuti finanziari.

Il piano ambientale è stato messo in atto attraverso la mediazione di Nature Conservancy, che per quattro anni ha condotto le trattative per arrivare alla realizzazione delle due Mpa, che si estendono per 210 mila chilometri quadrati, un’ampiezza di dimensioni quasi pari alla Gran Bretagna.

Le due aree marine proteggeranno uno degli ecosistemi più minacciati del pianeta e sosterranno l’industria della pesca e del turismo, che sono di vitale importanza per l’economia della nazione insulare dell’Africa orientale, le cui acque turchesi negli ultimi anni sono state ripetutamente esplorate dalle compagnie petrolifere.

Le due nuove zone protette, nelle quali saranno limitate quasi tutte le attività umane, comprendono i 74.400 chilometri quadrati di acque attorno all’arcipelago di Aldabra, dichiarato nel 1982 patrimonio mondiale dell’Unesco, dove sorge il secondo atollo corallino più grande al mondo, considerato il gioiello della biodiversità delle Seychelles.

Aldabra è composta da quattro grandi isole: Grand Terre, Malabar, Picard, Polymnie e da qualche altra minuscola isoletta, tutte completamente disabitate, tranne che per la presenza di alcuni scienziati, che sorvegliano una stazione di ricerca della Seicelles Islands Foundation.

In questo gruppo di isole vive il dugongo, uno dei mammiferi a maggior rischio d’estinzione dell’Oceano Indiano occidentale, insieme a 100 mila tartarughe giganti (Aldabrachelys gigantea), che si riproducono solo in questa parte dell'arcipelago.

La seconda area marina protetta copre 134 mila chilometri quadrati di acque profonde, una zona oceanica commercialmente importante situata nella parte centrale delle Seicelles, tra il gruppo di isole coralline delle Amirantes e il Fortune Bank. In questa Mpa sono consentite sia la pesca che il turismo, ma entrambe le attività sono regolate dall’osservanza severi regolamenti.

Grazie a questa operazione di rifinanziamento, le Seicelles hanno saldato una significativa parte del proprio debito pubblico equivalente a 22 milioni di dollari, che avevano complessivamente maturato nei confronti di Gran Bretagna, Francia, Belgio e Italia. I fondi raccolti da Nature Conservancy saranno gestiti da NatureVest, che vigilerà affinché una parte dei rimborsi del debito delle Seychelles finanzino progetti innovativi di protezione marina e adattamento climatico.

La possibilità di ristrutturare il proprio passivo è stata data alle Seicelles dall’intervento di finanziatori privati, tra cui il China Global Conservation Fund di Nature Conservancy, The Jeremy e Hannelore Grantham Environmental Trust e la Leonardo DiCaprio Foundation, che ha donato un milione di dollari per sovvenzionare il risanamento finanziario della nazione insulare africana.

L’accordo raggiunto si basa su altre analoghe intese che nell’arco degli ultimi venti anni hanno preservato vasti tratti di foreste tropicali in America Latina e nei Caraibi. Ma è la prima volta che la tecnica di finanziamento viene utilizzata per proteggere un ecosistema marino.

Il dato positivo è che finora nessun paese è stato inadempiente nel rispetto di questi accordi incentrati su uno scambio debito-natura. Una costante che potrebbe aprire la strada ad altre iniziative allargate, in cui gli ambientalisti comprano il debito sovrano di un paese in cambio di adozione di misure politiche in favore dell’ambiente.

Il lato negativo è che una delle mete più ambite del turismo internazionale non ha introiti sufficientemente redditizi per coprire il proprio debito pubblico, che le stime più recenti ritengono equivalente a oltre il 65% del suo Pil.

Un indebitamento endemico che alla fine del 2008, al culmine della crisi finanziaria mondiale, costrinse le Seicelles a chiedere un salvataggio al Fondo monetario internazionale. Mentre cinque anni più tardi, nel 2013, l’arcipelago di isole coralline era in cima alla lista dei paesi con debiti netti per un valore superiore a quello di un anno e mezzo del Pil.

Da tutto ciò, prescinde un sistema economico che sembra aver esaurito le sue possibilità e attende di essere sostituito da un nuovo modello, che vada oltre il pur proficuo impatto ambientalista.