INCONTRI E VOLTI - APRILE 2017
Debito strumento di dominio

Debito pubblico
È il debito di un paese nei confronti di un determinato debitore. In genere, i governi contraggono prestiti attraverso l’emissione di titoli di stato acquistati da istituzioni finanziarie. A formare il debito è la somma dei disavanzi (più spese che entrare) accumulati nel corso degli anni. 

Audit del debito
È una verifica sui conti, una radiografia del debito. Va a verificare, tramite indagine, la parte del debito che deve essere onorata e quindi rimborsata, e la parte causata da meccanismi finanziari troppo onerosi.

Quanta parte del debito pubblico italiano è illegittima e odiosa? Per rispondere compiutamente a questa domanda, con criteri di verità e di giustizia, si è riunita a Roma, lo scorso 4 marzo, l’assemblea della campagna del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi.

Nell’introdurre i lavori ho ricordato che noi, come Chiesa, riteniamo debba essere tenuta viva l’attenzione su questo problema perché è in continuità con il giubileo della misericordia, terminato con la chiusura della porta santa il 20 novembre 2016. Si è chiusa una porta, se ne apre un’altra: quella della remissione del debito.

Questa campagna è erede delle grandi mobilitazioni degli anni ’90 per la remissione del debito ai paesi del sud del mondo. Noreena Hertz, economista di Cambridge, nel suo libro Un pianeta in debito dice che il 90% del debito che grava sul sud del mondo è illegittimo. Julius Nyerere, padre fondatore della Tanzania, affermava che è immorale che i paesi impoveriti paghino il debito.

Oggi abbiamo cominciato a capire che il debito pubblico sta mangiando anche noi paesi cosiddetti ricchi. Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo, nel tracciare la storia del debito, sottolinea che è «una macchina infernale di dominio, di impoverimento e di squilibrio sociale». L’economista Serge Latouche afferma che il debito demolisce scuole e ospedali, con effetti non meno devastanti di una guerra.

Tra gli interventi, è bene ricordare quello del giornalista Marco Bertorello incentrato sulla trappola di un debito pubblico italiano (2.300 miliardi di euro). Notevole l’apporto poi della docente Cristina Quintavalle, che ha trattato delle indagini sul debito nella città di Parma. Infine Marco Bersani di Attac Italia (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie) ha spiegato le pesanti ricadute sulle comunità locali.

La campagna si è quindi data tre obiettivi essenziali. Il primo consiste nella decodificazione della complessità del debito, attraverso strumenti informativi che rendano accessibile il tema a gran parte dell’opinione pubblica. La gente deve essere aiutata a comprendere come il debito entra nella vita di tutti i giorni. Il secondo obiettivo è quello di ampliare l’audit pubblico (indagini) del debito locale. E il terzo, compito arduo, costruire una Commissione popolare e indipendente per la verità sul debito pubblico italiano.

Il Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm) è al lavoro per far partire un movimento che aggreghi le tante realtà di base. Il Cadtm Italia – affiliato al network internazionale dei Cadtm, rete inclusiva di persone, comitati, associazioni e organizzazioni sociali – è la prosecuzione strutturata e mirata dell’esperienza del Forum nuova finanza pubblica e sociale e del convegno “Dal G8 di Genova alla Laudato si’: il Giubileo del debito?” del 19 luglio 2016.

Papa Francesco, insieme con il card. Peter Turkson, presidente del Dicastero per il servizio di sviluppo umano integrale, non sono certo insensibili davanti questa tematica. Per questa ragione il movimento sul debito deve vedere partecipazione anche di consistenti realtà della Chiesa. Non a caso all’incontro era presente anche mons. Tommaso Valentinetti, vescovo di Pescara.