ALTRE AFRICHE
Egitto campione… d’Europa!

Nella foto: la Nazionale egiziana vincitrice degli Europei del 1949. In piedi al centro, con gli occhiali, l’allenatore di origine siciliana, Carmine Paratore, detto Nello.

Un campionato registrato negli albi d’oro come europeo. Ma giocato in un luogo simbolo dell’Africa, con in campo squadre di tre continenti e, soprattutto, quattordici africani (più uno) sul gradino più alto del podio. È successo davvero, durante l’edizione 1949 dei campionati Europei maschili di pallacanestro, la massima competizione continentale per squadre nazionali. Compresa, nell’occasione, quella dell’Egitto, che si rivelò la migliore.

A un primo sguardo, la presenza egiziana sembra spiazzante, frutto, si potrebbe pensare, di un’eccezione. Ma in piena epoca coloniale, senza una federazione continentale africana, questa fu a lungo la norma. Nell’edizione 1947 degli Europei, l’Egitto ottenne anche la medaglia di bronzo, alle spalle di Unione Sovietica e Cecoslovacchia. E due anni dopo, per l’impossibilità di entrambe queste nazioni a organizzare la competizione, si trovò a svolgere addirittura il ruolo di paese ospitante.

In rete, quel torneo è spesso descritto in termini che sembrano volerne minimizzare la portata, riducendolo a un intermezzo esotico o a “una curiosa nota a margine”, come si può leggere in una vecchia ricostruzione. Che definisce  il campionato europeo del 1949 “rilevante per esser stato il più strano tra tutti” e “senza dubbio il più fiacco nella storia della competizione”. Dimenticando, però, qualche dato tecnico: il fatto, ad esempio, che l’Egitto vinse la gara decisiva contro i vicecampioni olimpici della Francia. O che la stessa squadra africana, ai Mondiali dell’anno successivo, avrebbe ottenuto un non trascurabile quinto posto assoluto.

Particolare, però, lo fu davvero, quell’edizione: perché l’Egitto non fu l’unica formazione extraeuropea a prendervi parte. Anche senza citare la Turchia - ancora oggi parte integrante dell’Europa sportiva - infatti, è impossibile non notare, tra le otto partecipanti, Libano e Siria. Le due squadre terminarono ultima e penultima, ma questo nulla toglie al valore della loro presenza; se non dal punto di vista sportivo, almeno da quello simbolico.

Oggi che il Mediterraneo si è trasformato in un ostacolo spesso mortale per i migranti, uno scenario simile può sembrare incredibile. Ma settant’anni fa, a Il Cairo, era possibile che atleti provenienti dalle sue tre sponde - settentrionale, orientale e meridionale - scendessero in campo insieme. Che una competizione europea trovasse la sua sede naturale - regole alla mano - in Africa. O che uno dei vincitori appartenesse, in un certo senso, a entrambi i continenti. Era il quindicesimo componente della squadra egiziana, l’allenatore: Carmine Paratore, detto Nello. Nato e vissuto a lungo a Il Cairo, tra i fondatori della federazione cestistica locale, avrebbe poi guidato anche gli Azzurri dei canestri. Perché italiano lo era per nazionalità: figlio e nipote - ennesimo elemento emblematico di questa storia poco nota - di emigranti.