Politiche di accoglienza
Ghana, l’anno del ritorno

Nella foto: il presidente Nana Akufo-Addo (sulla sinistra) durante la cerimonia di consegna della cittadinanza a 126 membri della diaspora africana. (Credits: Year of returns)

Il Ghana conta 126 nuovi cittadini. Non persone qualunque, ma esponenti della diaspora che non ci hanno pensato due volte ad accettare l’invito del presidente Nana Akufo-Addo. Un invito rivolto a tutti quegli africani sparsi per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti, e che sono diretti discendenti di quei viaggi forzati e violenti che hanno rappresentato la “tratta Atlantica”.

Il conferimento della cittadinanza è uno degli atti più concreti e probabilmente l’evento culminante degli eventi 2019 organizzati nell’ambito dell’Year of return, l’Anno del ritorno. Un’iniziativa, voluta dal presidente Akufo-Addo, che ha fatto parlare gli africani di tutto il mondo, molti dei quali hanno voluto vedere di persona cosa potesse realmente offrire questo paese dell’Africa occidentale, lodato per la sua democrazia stabile ed economia in crescita. E molti di quelli che sono partiti per una semplice vacanza hanno poi deciso di restare.

La maggior parte di quei 126 che hanno ricevuto la cittadinanza ghaneana provengono dai Caraibi e vivono nel paese già da molti anni. «Avete la responsabilità di preservare e promuovere l'immagine di un paese la cui reputazione tra le nazioni è oggi molto alta». Parole fiere quelle pronunciate da Akufo- Addo nel corso della cerimonia di conferimento della cittadinanza.

Ghana oltre gli aiuti

L’atto del governo, vuole essere dunque la dimostrazione che il Ghana fa sul serio quando afferma di volere aprire le porte a tutti coloro che hanno intenzione di tornare alla terra da cui sono partiti i loro antenati. Il paese, ha ricordato il presidente, ospita il 75% delle celle/prigioni di tutta la costa occidentale, luoghi dove erano tenuti gli schiavi prima di essere stipati sulle navi negriere. Ma prima, dopo rituali vari che miravano a fargli dimenticare chi erano e da dove venivano, dovevano attraversare la “porta del non ritorno”.

Chiaro dunque che l’iniziativa del presidente ghaneano abbia una forte valenza simbolica. Iniziativa che si intreccia con la capacità di usare - nei discorsi ufficiali con capi di Stato europei - parole che rivendicano autonomia e voglia di far da sé rispetto alle politiche di aiuto occidentali. Akufo-Addo, nel suo discorso ai nuovi cittadini, non ha perso l’occasione di sottolineare, appunto, un aspetto particolare con cui ha inteso caratterizzare la sua presidenza: «la realizzazione di un Ghana beyond aid». Un paese cioè che può e deve camminare sulle proprie gambe, sulle proprie capacità, sulla propria economia.

L’anno del ritorno è stata dunque una mossa economica (molti discendenti della diaspora hanno già cominciato a investire nel paese), una mossa politica (un segnale preciso alle potenze USA ed europee), una mossa socio-culturale e di immagine, che ha portato il paese al centro di dibattiti internazionali, sta favorendo scambi, incontri, mettendo in moto energie.

Dopotutto era al Ghana che avevano pensato (e si erano trasferiti) personaggi del mondo politico e della cultura quando nei primi anni delle indipendenze si cominciava a guardare l’Africa come il proprio spazio, quello da cui ricominciare, quello da cui dare il proprio contributo al movimento di rinnovamento in corso. I

n Ghana, che per primo (1957) ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna, andarono a vivere il panafricanista George Padmore, la scrittrice Maya Angelou, l’attivista statunitense (naturalizzato ghaneano) per i diritti dei neri, W.e.b. Du Bois che in Ghana è anche sepolto: e ancora, la vedova di Bob Marley, che vive ad Aburi, a pochi chilometri dalla capitale.

Insomma, l’idea del ritorno appartiene da tempo a questo paese e così anche quella di accoglienza, un’inclinazione naturale che Akufo-Addo ha saputo cavalcare. Tutto lascia pensare che continuerà su questa strada nel 2020, quando dovrà affrontare la campagna elettorale per le presidenziali a cui si ripresenterà alla ricerca del secondo mandato. Ma mentre i suoi consensi sono alti all’estero, in casa la questione è leggermente più critica.

Malessere interno

Secondo una recente inchiesta di Afrobarometer il 59% dei ghaneani ritiene che l’attuale presidente stia portando il paese “nella direzione sbagliata”. Dal 2017 è diminuita 15 punti la percentuale di cittadini che vede il Ghana "andare nella giusta direzione". Solo 3 ghaneani su 10 descrivono le condizioni economiche del paese come “abbastanza buone” o “molto buone”. Il 56% ritiene che il governo attuale stia facendo poco o nulla per migliorare gli standard di vita dei più poveri, nel creare lavoro (54%) e nel restringere il gap tra la classe più agiata e i cittadini in stato di bisogno (66%). Solo il 31% afferma che le condizioni del paese sono migliorate negli ultimi 12 mesi, anche se il 54% è ottimista che le cose andranno meglio nel prossimo anno.

Non è però con l’ottimismo che Akufo-Addo potrà aggiudicarsi il secondo mandato. Sicuramente, quindi, l’iniziativa The year of Return è stata una mossa importante, ma anche astuta, per allargare consensi (che non stanno certo solo nei 126 nuovi votanti) e sostituire il dissenso con nuovi amici.