Regione del Volta
Ghana, rigurgiti indipendentisti

Anche in Ghana c’è chi si batte per l’indipendenza e la formazione di uno stato autonomo. I venti di secessione soffiano anche in questa nazione considerata pacifica, unita e priva di grosse conflittualità. Invece, e da tempo, il fuoco cova sotto la cenere.

Sono anni infatti che una consistente formazione di separatisti cerca la strada per rivendicare la creazione del Togoland occidentale. L’area è quella della regione del Volta, nel sudest del paese, non distante dai confini con il Togo.

A riportare alla luce questa situazione sono stati 89 arresti avvenuti qualche giorno fa ed effettuati quasi tutti ad Ho, capitale della regione del Volta, circa 150 chilometri a nord-est di Accra, ma più vicina a Lomé. Sono tutti aderenti al movimento Homeland study group foundation (Hsgf). Tra loro anche il leader, l’85enne Charles Kormi Kudzordzi, rimesso poi in libertà su cauzione in attesa del processo in programma il 22 maggio.

Sono accusati di tradimento e potrebbero essere condannati alla pena di morte (in Ghana tale pena non è stata mai abolita seppure non venga applicata da molti anni). Gli esponenti dell’Hsgf stavano organizzando una riunione che, dicono gli inquirenti, non era stata autorizzata. «Siamo in uno Stato democratico e non si arresta la gente per ciò che pensa e che manifesta», ha dichiarato nell’imminenza del fatto un deputato locale dell’Ndc (National democratic congress), Rockson-Nelson Dafeamekpor. «Si tratta di una tempesta in un bicchiere d’acqua», ha aggiunto.

La regione del Volta - va ricordato - è una delle roccaforti dell’Ndc, principale partito di opposizione.

Movimento organizzato

Da anni sono in atto tentativi di costituire un gruppo sufficientemente forte per attuare il colpo di mano. Secondo gli inquirenti, i separatisti avrebbero già un proprio inno nazionale, una bandiera e una costituzione. Ma soprattutto una milizia. Persino sulla pagina Facebook ci sono stati appelli - fornendo un numero di telefono - a farsi avanti per aderire a questo esercito privato.

Il gruppo in questione si è formato nel 1994 con in mente un chiaro obiettivo: ritornare alle proprie radici, rivendicare quella che ritengono la loro reale appartenenza. L’area ha storia, costumi, etnie e lingue che sono una realtà particolare che è stata “costretta” ad integrarsi con quella ghanese a seguito delle spartizioni coloniali. L’etnia più consistente è quella degli Ewe che si ritrovano, appunto, anche in Togo, soprattutto nella capitale Lomé e tutta l’area costiera.

Il problema - dicevamo - ha origini nell’epoca coloniale. Dopo la sconfitta della Germania nella Prima guerra mondiale, le sue colonie in terra d’Africa furono ripartite tra i vincitori. Fu così che il Togo venne diviso tra Francia e Gran Bretagna. Quando il Ghana ottenne l’indipendenza da quest’ultima (1956), gli abitanti del Togoland britannico ottennero la facoltà di scegliere: ad ovest il Ghana, ad est il Togo. Ma secondo i separatisti le cose non furono così limpide e chiare come si dice. Ancora oggi il gruppo Hsgf afferma che i risultati del referendum del 9 maggio 1956 furono manomessi e che “furono attuati trucchi e stratagemmi” da parte della Gran Bretagna, per togliere sovranità e libertà a quei popoli.

Sei nuove regioni

Questa vicenda arriva anche in un momento in cui il Ghana sta ristrutturando la propria amministrazione. Con un referendum, il 27 dicembre 2018 i cittadini hanno detto sì alla creazione di sei nuove regioni, con relative capitali, che si aggiungono alle dieci già esistenti. Si trattava di una delle promesse elettorali del presidente Nana Akufo-Addo. Una di queste regioni è Oti, la cui formazione ha di fatto dimezzato la regione del Volta. La motivazione ufficiale è quella di avvicinare i cittadini allo stato centrale ma le critiche non mancano. Tra queste le nuove designazioni di amministratori e parlamentari locali - che si stanno svolgendo in queste settimane - e che vanno ad incidere notevolmente sulle casse dello Stato.