Africa e salute / La denuncia dell’Oms
I farmaci killer

Nella foto una farmacia ambulante a Cotonou, Benin

Curarsi in Africa a volte vuol dire giocare alla roulette russa. Un colpo ti salva, l’altro ti ammazza. L’altro è una medicina contraffatta. Un medicinale su 10 nei paesi a basso o medio reddito è alterato, falsificato.

E l’Africa subsahariana è l’area dove le fake drugs sono più diffuse: il 42% dei casi rilevati a livello globale. Lo dice l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che recentemente ha lanciato nuovi allarmi sulla circolazione di farmaci contraffatti o che non rispettano gli standard qualitativi stabiliti dalle norme internazionali.

È falso, ad esempio, un terzo dei medicinali venduti per combattere la malaria.

Secondo gli studi della Scuola di igiene e medicina tropicale di Londra almeno 158mila morti all’anno nei paesi subsahariani sono da attribuire a farmaci fittizi. E sta notevolmente aumentando anche la circolazione di medicinali contraffatti per curare forme di cancro, disturbi cronici, come l’ipertensione, o semplici antidolorifici.

Sono 3 le categorie illecite stabilite dall’Oms: i farmaci deliberatamente fraudolenti, quelli che non rispondono agli standard internazionali e quelli non registrati neanche nel sistema nazionale. Possono contenere dosi sbagliate, agenti dannosi o nessun agente, palliativi insomma.

Sempre secondo l’Oms, 2 miliardi di persone al mondo non hanno alcun accesso alle cure mediche, neanche quelle di base. Di contro, nel corso degli anni la spesa mondiale per cure e farmaci è aumentata vertiginosamente e ha raggiunto la somma di 1,1 trilioni di dollari. In Africa, nel 2013, corrispondeva a quasi 21 miliardi e, secondo le stime, salirà da 40 a 65 miliardi di dollari entro il 2020.

Contraffatti

Questo giro impetuoso di prodotti ha anche aperto la strada a un mercato parallelo, quello, appunto, della contraffazione. Tali prodotti provengono soprattutto da Cina e India, ma anche dalla Turchia e dagli Emirati Arabi Uniti. Non è difficile trovarli sulle bancarelle dei mercali locali, ma spesso anche nelle farmacie autorizzate che, a volte sono ignare di quanto stanno acquistando e a volte ne sono complici.

In questo mercato in espansione si inseriscono anche criminali alla ricerca del facile guadagno. Del resto, come hanno analizzato gli esperti, realizzare le “copie” dei farmaci non è molto complicato. Per gli antimalarici, ad esempio, basta della farina e un po’ di gesso per trarre in inganno.

Secondo le stime, i medicinali contraffatti producono affari pari ad almeno 200 miliardi di dollari (il settore più lucroso di falsificazione al mondo) e contribuiscono al crescente rischio di resistenza antimicrobica. «Nonostante i progressi nella sorveglianza della qualità dei farmaci e nella tecnologia di rilevamento, sono urgentemente necessari maggiori sforzi nella ricerca, nella politica e nel monitoraggio sul campo per arrestare la pandemia dei falsi medicinali», si legge in un recente studio pubblicato dalla Società americana di igiene e medicina tropicale. Una vera e propria pandemia, appunto, contro cui è indispensabile potenziare le attività di controllo.

I sequestri

I blitz che ci sono stati in questi anni dimostrano quanto sia vasto e massiccio il fenomeno. Fece scalpore l’operazione “Biyela 1” che nel 2013 coinvolse 24 paesi subsahariani (ma erano implicati anche Algeria e Marocco) e che portò al sequestro di 1 miliardo di prodotti contraffatti contenuti in 146 container, per un valore di circa 560 milioni di dollari. Molti paesi africani erano nel mirino di “Pangea XI”, condotta dall’Interpol nel 2018, e che portò al sequestro di tonnellate di medicinali potenzialmente pericolosi: valore 14 milioni di dollari.

Per fare altri esempi: negli ultimi due anni in Costa d’Avorio sono state sequestrate 400 tonnellate di fake drugs e in Kenya, nello scorso febbraio, sono state chiuse decine di farmacie illegali e moltissimi scatoloni ancora intonsi sono stati prelevati dal servizio di controllo. E poi c’è il caso Nigeria che, segnalano gli esperti, è riuscita a ottenere una riduzione dell'80% della circolazione di farmaci contraffatti attuando attività normative mirate.

Tra le iniziative, quella dell'agenzia per il cibo e i farmaci, (Nafdac), che ha stabilito l’ingresso dei medicinali nel paese solo da due punti di accesso controllati e ha fornito i funzionari doganali di “minilab” mobili che consentono di identificare i farmaci falsificati. La Tanzania, esempio modello, risulta il primo paese africano ad aver stabilito un sistema di qualità e di controllo dei farmaci, e in generale del sistema sanitario, di alto livello.

Gli strumenti per riconoscere

 

Ma in generale intercettare i farmaci fasulli non è semplice e in questi anni la tecnologia sta facendo a gara per mettere a punto sistemi e tracciature che possano aiutare medici e infermieri, ma anche gli stessi pazienti, a controllare quello che stanno prescrivendo o acquistando. Sempre che il malato abbia competenze e capacità per usare applicazioni o sistemi di verifica.

Uno dei sistemi anti contraffazione più noto (e facile da usare) è quello adottato dall’azienda americana Sproxil. Consiste in un’etichetta sul pacchetto del medicinale, basta grattarla e inviare un sms. Il codice permette di stabilire se il farmaco è contraffatto o originale. Nel 2018 il numero di verifiche in tutto il mondo (compresa l’Africa) era stato di 80 milioni. E poi ci sono le app, come mPedigree, sviluppata in Ghana da Bright Simons, vincitrice di numerosi riconoscimenti. Tra questi il Netexplorateur Grand Prix dell’Unesco.

Un farmacista camerunese, Franck Verzefé, ha invece sviluppato True-Spec, strumento che utilizza l’intelligenza artificiale per consentire a farmacie, ospedali, laboratori di stabilire la veridicità o meno di un farmaco. E poi ci sono le quattro ragazze nigeriane, poco più che adolescenti, e il loro Fake Drugs Detector. Per loro il premio Silicon Valley e la speranza che aiuti a ridurre le false medicine in circolazione.

Convenzione medicrime

 

Certo la guerra contro questo mercato criminale va combattuta a livello locale, regionale, ma soprattutto mettendo in campo reti sovranazionali. La Convenzione medicrime del Consiglio d’Europa, entrata in vigore nel 2016, rimane ancora l’unico strumento giuridico internazionale in materia. Stabilisce l’obbligo per gli stati membri di qualificare come illeciti penali quelli che hanno a che fare con la fabbricazione, fornitura, traffico di farmaci contraffatti. Ma al momento pochi paesi l’hanno ratificata.

Tra quelli africani: il Burkina Faso, la Guinea, il Benin. Quest’ultimo in particolare proprio lo scorso anno ha arrestato e condannato a 6 anni di carcere più una multa di 4,5 milioni di euro un parlamentare dell’opposizione coinvolto in un giro di medicinali contraffatti. Un fatto eccezionale visto che in caso di arresto (non frequente considerata anche la rete di corruzione che copre il sistema) basta una semplice multa e le persone arrestate sono libere di tornare agli affari. Illeciti, naturalmente.