Romafricafilmfest
I film che raccontano l'Africa che cambia

La Casa del Cinema a Villa Borghese ha ospitato l’edizione 2016 del RomAfrica Film Festival con un programma di lungometraggi, corti e documentari che mostra la ricchezza della diversità, il valore artistico e intellettuale di un vasto continente, così vicino e così lontano.

I paesi protagonisti del festival con i loro lungometraggi raccontano il cambiamento di questo continente: il Sudafrica con il film “Ayanda” (2015) offre una visione contemporanea delle diversità esistenti in questo paese. L’Eritrea con il film “Solomon” (2016) propone con la storia di una giovane coppia e le difficoltà di una relazione la sua società in evoluzione. L’Angola con “Njinga-Rainha de Angola” (2013), film storico-epico sulla lotta per la libertà dai colonizzatori portoghesi, permette una riflessione su quanto sia ancora lungo il cammino verso la libertà per questi paesi. Infine per non dimenticare la diaspora, un film afroamericano “In the morning” (2014), intrecci di amore, amicizia, tradimenti di un gruppo di afroamericani newyorkesi.

Per quanto riguarda i documentari: “A piedi nudi” (2015) di Christian Carmosino che racconta le manifestazioni di massa nel 2014 a Ouagadougou, in Burkina Faso, contro il presidente Blaise Compaoré e il suo tentativo di cambiare la Costituzione per mantenere il potere per altri mandati, dopo 27 anni di governo. Il film segue da vicino la rivoluzione a mani nude del popolo burkinabè, la cacciata del presidente e il successivo periodo di transizione.

Uno dei documentari più originali della rassegna è “Redemption Song” (2015), della regista Cristina Mantis; ha vinto il riconoscimento di Rai Cinema al Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo e ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International. Protagonista del film è Cissoko, della Guinea, richiedente asilo proveniente dalla guerra in Libia. Ha un obiettivo: mostrare ai giovani in Africa scene dell’enorme numero di persone che continua a morire nel Mediterraneo per raggiungere il sogno di una vita migliore, e la delusione di quelli che arrivano e trovano spesso miseria e nuove forme di schiavitù, e contribuire ad arrestare l’emorragia umana che dissangua il continente. Il ricordo della parole di Thomas Sankara sembrano quanto mai attuali: “Produciamo in Africa e consumiamo in Africa. Vivere all’africana è il solo modo di vivere liberi e degni”. Partire deve essere una scelta libera e consapevole, i giovani africani devono avere una giusta informazione sui rischi del viaggio e della vita in Europa. Il documentario nasce per essere visto in Europa e in Africa, per informare in modo chiaro su quello che esiste oltre le reciproche sponde del Mediterraneo.

Da non sottovalutare lo spazio dedicato ai giovani al Festival. Il gruppo Neri italiani – Black Italians – ragazzi e ragazze di discendenza africana, italiana o sudamericana, ha proposto 5 videoclip e 3 corti nei quali traspaiono il vissuto e i sentimenti di queste nuove generazioni. Amir Issaa, nel videoclip del suo nuovo brano “Stare bene”, girato a Torpignattara, ha coinvolto tutto il quartiere dimostrando come si possa rappresentare il volto internazionale di Roma, senza pregiudizi e senza barriere, per stare bene insieme. Il videoclip AfroFunky, di Cecile che abbiamo conosciuto a Sanremo con il brano N.E.G.R.A., sottolinea le grandi potenzialità di questa giovane artista. Senza sottovalutare “Come sono finito qui”, di Mista Tolu, (anteprima) “Get a move now” di Derek (anteprima)e “L’impossibile di ft. Otis” di Omg. Per tutti, con le rime giuste il futuro può essere costruito insieme.

I tre cortometraggi: “Del prossimo orizzonte” di Tomaso Mannoni, un racconto di immigrazione, uno “scafista di terra” che deve portare gli immigrati in una cava come manovalanza a basso costo, ma un imprevisto cambierà il corso degli eventi…  “A special day” di Gaston Biwolè e Kassim Yassim e “Chi fa Otello” di David Fratini, entrambi con storie diverse propongono il tema dell’integrazione in chiave ironica.