Somalia
I goal del riscatto

Per motivi di sicurezza non ha potuto giocare a Mogadiscio, ma questo piccolo, grande inconveniente non ha impedito alla Somalia di fare la storia: lo scorso 5 settembre, dopo aver rischiato di capitolare solamente pochi giri di lancette prima, grazie ad una rete di Anwar Sidi Ali Shakunda al minuto 87, le Ocean Stars - come sono soprannominati i calciatori della nazionale somala - hanno tirato un brutto scherzo al ben più quotato Zimbabwe nel primo turno, ottenendo la prima vittoria della loro storia nelle qualificazioni Mondiali dopo due pareggi e nove sconfitte.

Uno score deficitario, inevitabile conseguenza dei tragici accadimenti politici degli ultimi trent'anni, che hanno portato la Somalia ad assomigliare ad una spaventosa fossa di serpenti, trasformandola in uno dei luoghi più pericolosi del pianeta.

Normale, quindi, che la notizia abbia presto fatto il giro del Mondo, finendo sulle pagine sportive dei più prestigiosi quotidiani internazionali, ma non sempre questo ha fatto piacere alla federazione somala. Anzi: molti media si sono beccati una sonora tirata di orecchie dopo aver descritto la Somalia come una nazionale "homeless", scatenando l'indignazione dell'opinione pubblica locale. L'onorevole Abshir Axmad, speaker del senato somalo, su twitter non ha usato giri di parole: "È un insulto sottile che nuoce alla nostra reputazione".

La vittoria della Somalia, attualmente 202esima del ranking FIFA su 211, è stata indubbiamente piuttosto rocambolesca e fortunosa, ma non totalmente frutto del caso. Negli ultimi tempi, dopo essere stato messo all'indice da una delirante fatwa anti-pallonara lanciata da un capo islamista e azzerato da anni di guerra civile, il movimento calcistico somalo ha lentamente recuperato un barlume di normalità, preparando il terreno per una nazionale nuovamente competitiva, anche se per il momento solo a livello regionale.

Tanti, in questo senso, i segnali positivi arrivati negli ultimi mesi: a febbraio, ad esempio, in occasione della sfida con l'Eritrea under 20, la Somalia ha brindato alla fine dell'isolamento internazionale; mentre due anni fa a Mogadiscio, nello stadio nazionale utilizzato come base dalle forze di pace dell’Unione Africana (Amisom) negli anni della guerra civile, si era tornata a giocare una gara di calcio dopo quasi trent'anni di astinenza.

E in crescita, nonostante tutto, sembra essere pure il campionato, disputato a partire dall’indipendenza, ma ampiamente riformato nel 2010 con l’avvento della Somali Premier League: «Aumentare la televisizzazione delle partite è stata in sostanza la ragione principale per cui il torneo è cresciuto», ha spiegato Hussein Hadafow, giornalista del portale somalo GoobJoog.

Il calcio in Somalia, inoltre, ha rivestito un ruolo cruciale a livello sociale, favorendo in un certo senso il processo di pacificazione e riunificazione nazionale. E potrebbe esserlo ancora.

Qualche anno fa, il presidente federale Abdiqani Said Arab ha offerto una exit strategy sportiva ai miliziani di al-Shabaab, la formazione terroristica responsabile di alcuni dei più spaventosi attentati avvenuti recentemente in Africa Orientale, proponendogli di abbandonare le armi, allestire una squadra e iscriversi al campionato nazionale.

Difficilmente riuscirà a convincerli. Ma, qualora ce la dovesse fare, qualcuno dei "convertiti" magari in futuro potrebbe ritrovarsi in nazionale, oggi composta perlopiù da elementi della diaspora, tra cui l'ex difensore del Parma Abel Gigli: «La cosa importante è sentirsi somali dell'animo», ha spiegato Bashir Heyford, il coach ghanese sbarcato a Mogadiscio sei mesi fa nonostante tutti i pericoli del caso.

La strada verso la normalità, comunque, resta ancora lunga, ma la direzione intrapresa dalle Ocean Stars sembra essere quella giusta. Il prossimo obiettivo, sbandierato dalla federazione, è quello di ospitare entro tempi brevi la Cecafa Cup, la Coppa dell’Africa Centro-Orientale. E, perché no, anche raggiungere per la prima volta il secondo turno delle qualificazioni iridate.