Sfruttamento petrolifero in Uganda
I rischi occulti del progetto Tilenga

Nelle foto il parco nazionale delle cascate di Murchison, vicino al lago Vittoria in Uganda.

Omessa valutazione d’impatto sociale e ambientale: è questa l’accusa di sei ong nei confronti del gruppo petrolifero francese Total. Le organizzazioni hanno inviato un’ingiunzione al gruppo perché rispetti la legge francese sul dovere di vigilanza, nell’ambito di un mega progetto petrolifero in Uganda. Si tratta del primo passo in vista del tribunale.

Sotto accusa l’impatto sociale e ambientale del progetto Tilenga, sulle rive del lago Albert, che vede la partecipazione di un consorzio di compagnie. Total Uganda, filiale del gruppo francese, detiene il 55%, gli altri due investitori sono la multinazionale cinese CNOOC (China National Offshore Oil Corporation) e quella britannica Tullow Oil.

L’obiettivo di Tilenga è la perforazione di 419 pozzi, con un’estrazione stimata di 200mila barili al giorno. Oltre ai sei giacimenti petroliferi è prevista la realizzazione di una zona industriale per la raffinazione del greggio.

La maggior parte delle operazioni si svolgeranno all’interno del parco nazionale delle cascate di Murchison, sul fiume Nilo. Sul sito di Total Uganda si legge che le operazioni sono cominciate nel 2012 e prevedono l’utilizzo di sistemi innovativi, per salvaguardare la biodiversità e l’ambiente. Il progetto Tilenga si inserisce nel piano per il trasporto del petrolio estratto sulle rive del lago fino all’Oceano Indiano, attraverso un oleodotto lungo 1.445 km: l’East African Crude Oil Pipeline.

A permettere la diffida e la via della giustizia è la legge francese sul dovere di vigilanza delle società sulle loro filiali, nata per combattere l’impunità delle multinazionali. La legge, promulgata nel 2017, permette di perseguire in Francia i responsabili economici, ovvero anche le società madri, che hanno filiali in altri paesi.

Grazie alla norma, rispondono all’obbligo di vigilanza anche su attività all’estero. Il piano di vigilanza che deve essere messo in atto comprende il rispetto dei diritti umani e la tutela dell’ambiente.

L’associazione Survie contro il neocolonialismo francese in Africa, Friends of the Earth e quattro associazioni ugandesi hanno raccolto in un dossier i rischi non dichiarati nel progetto: le minacce all’ambiente e ai diritti umani. Secondo le ong Total, che ha presentato il suo piano di vigilanza nel 2017 e lo ha aggiornato nel 2019, non fa riferimento a misure specifiche per il progetto Tilenga.

Inoltre, negli studi sull’impatto sociale e ambientale la compagnia non avrebbe previsto misure in grado di evitare danni gravi e permanenti all’ambiente naturale del parco. In seguito alle missioni sul campo, secondo le organizzazioni della società civile, risulta evidente che alcuni degli strumenti di vigilanza non sono stati applicati, in particolare quelli riguardanti le riallocazioni delle decine di migliaia di persone espropriate dei loro campi e delle loro case.

Numerose famiglie sfrattate hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita. Le testimonianze raccolte parlano di divieto di coltivare la terra in attesa della valutazione del valore delle compensazioni dovute. I contadini denunciano di essere ancora in attesa delle compensazioni ma di non poter più lavorare i campi. Gli aiuti alimentari che sono stati forniti alle famiglie espropriate, inoltre, non sarebbero sufficienti: di breve durata e quantitativamente scarsi.

I testimoni ascoltati dalle ong denunciano di essere stati costretti ad accettare una compensazione in denaro, nonostante fosse prevista la possibilità di ottenere nuove terre. In altri casi i campi offerti in compensazione non permetterebbero di tenere animali oppure sarebbero troppo vicini alle aree del progetto petrolifero. Le ong denunciano anche un tasso di indennizzo per le colture che verranno espropriate, inferiore rispetto ai valori reali.

Nonostante il piano indicato da Total preveda il diritto per le popolazioni di partecipare alle decisioni, inoltre, le comunità non sarebbero state sufficientemente informate e consultate. Durante le visite sul terreno le ong hanno raccolto testimonianze che parlano di mancate risposte alle questioni sollevate e di minacce e intimidazioni per costringerli ad accettare le compensazioni proposte.

I timori delle ong si rivolgono anche all’impatto ambientale delle future estrazioni. L’area naturale comprende una zona umida importante per la conservazione degli uccelli e rappresenta uno scrigno di biodiversità animale e vegetale. Secondo lo studio, la valutazione d’impatto ambientale redatta da Total sarebbe imprecisa, non terrebbe conto delle conseguenze sulla vita acquatica e sulle acque sotterranee.

La compagnia petrolifera ha tre mesi per farsi carico delle obbligazioni di legge, al termine dei quali le associazioni potranno portarla davanti a un giudice.