Rapporto 2019
Il commercio equo resiste

I numeri

Le organizzazioni socie di Equo Garantito sono 72.

Le organizzazioni di produttori del sud del mondo coinvolti nelle relazioni commerciali sono 193.

Le botteghe del mondo (punti vendita, vedi foto) sono 202.

Nel 2017 il valore totale della produzione aggregato è stato di euro 71.234.197; nel 2016 il valore è stato di euro 73.112.492 (-2,64).

Il totale ricavi della vendita dei soli prodotti del commercio equo e solidale (comes) è stato di euro 58.475.031; i ricavi di prodotti comes attraverso canali commerciali tradizionali (supermercati etc.) è stato di euro 14.058.446.

Il valore delle importazioni è stato di euro 13.876.657. Dall’Africa euro 2.866.064 e 29 produttori; dall’Asia euro 5.681.543 e 88 produttori; dall’America latina euro 5.163.191 e 74 produttori; dall’Europa 174.902 e 2 produttori.

Il sistema del commercio equo e solidale in Italia resiste, nonostante la crisi dei negozi di vicinato, il calo dei consumi e l’impatto del commercio online.

Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto annuale Equo Garantito 2019, che si riferisce a dati del 2017. L’obiettivo del commercio equo e solidale, si legge nel rapporto, è che le regole e pratiche del commercio vengano trasformate in favore dei produttori svantaggiati e promuovano uno sviluppo equo sostenibile e giustizia sociale, economica e ambientale.

«I dati Istat sulla distribuzione in Italia pubblicati nel 2018 e riferiti all’esercizio 2017 attestano una generale flessione delle vendite al dettaglio dello 0,8% rispetto all’anno precedente», impattando anche sulle vendite solidali, spiega Giovanni Paganuzzi, presidente di Equo Garantito, evidenziando tuttavia che «se guardiamo l’andamento economico dei soci di Equo Garantito nel 2017 possiamo dire che rispetto alla distribuzione, piccola e grande in Italia, le nostre organizzazioni hanno tenuto botta e che i segnali sono incoraggianti».

L’altro dato interessante, continua Paganuzzi, «riguarda le attività formative e di sensibilizzazione sui temi chiave dell’economia svolte dalle organizzazioni di Commercio equo e solidale nel 2017, che sono aumentate. Ciò che attesta una persistente vivacità di animazione sociale e culturale del mondo del Commercio equo».

Obiettivo giovani

Tra le riflessioni emerse nel corso della presentazione a Milano del rapporto annuale, spicca il peso del ricambio generazionale: oggi sono pochi i giovani che comprano nelle botteghe equo solidali rispetto ai compratori delle generazioni precedenti.

«Nonostante tutto il lavoro fatto nelle scuole, non abbiamo un riscontro in termini di acquisti nelle nostre botteghe e sul fronte delle attività di volontariato, dove prevalgono i pensionati», rileva Paganuzzi, che attribuisce il dato alla priorità che i giovani obbligatoriamente danno alla ricerca di un lavoro, e a cambiamenti in termini di abitudini alimentari, modalità di acquisto e linguaggio.

Da qui «la necessità di definire una nuova identità, di aprire ai produttori italiani, e non solo a quelli del sud del mondo, e di ripensarsi come modello distributivo dell’economia sociale», per intercettare le nuove generazioni, che sono anche coloro, conclude Paganuzzi, alle quali «lasciamo l'eredità della nostra missione».

Per Stefano Magnoni, componente del cda della cooperativa Chico Mendes, oggi «una sensibilità di fair trade è certamente nata, ma questo non significa che abbiamo vinto la battaglia culturale, perché il concetto di commercio equo non si traduce sufficientemente in atti concreti», quali acquisti e partecipazione sociale. Magnoni osserva inoltre come la tendenza del fair trade, sulla scia di Expo 2015, sia sfruttata dai grandi operatori del business, imprese e grande distribuzione, che fanno "fair trade sounding", facendo concorrenza alle botteghe.