ALTRE AFRICHE
Il futuro è dei droni? Sì, però...

Cos’hanno in comune droni e telefoni cellulari? L’impatto sul continente africano, almeno nelle speranze di molti. Il ragionamento di chi - governi e imprenditori - ha deciso di investire negli apparecchi che volano senza piloti potrebbe essere sintetizzato così: come il boom della telefonia mobile (non senza contraddizioni) ha cambiato la società africana nei settori delle telecomunicazioni e, tra gli altri, dei trasferimenti di denaro, allo stesso modo la diffusione dei droni potrebbe rivoluzionare quello dei trasporti e dei servizi in genere, soprattutto nelle zone più isolate e impervie del continente.

Sono già moltissime in effetti le applicazioni, già sviluppate o soltanto teorizzate, del volo senza piloti in vari paesi dell’Africa - dalla consegna di generi di prima necessità al monitoraggio dei terreni agricoli o delle popolazioni di animali selvatici - e altrettanto numerose le realtà intenzionate a investire nel settore. La più celebre è probabilmente la Zipline, azienda californiana che in Rwanda (e in un prossimo futuro anche in Tanzania), garantisce la spedizione in pochi minuti di sacche di sangue a cliniche e ospedali che ne hanno necessità. Per potenziare il servizio, il governo di Kigali ha previsto inoltre la costruzione di un innovativo aeroporto per droni. Ad aver puntato molto sui voli ‘umanitari’ senza pilota è anche il Malawi che a fine giugno ha annunciato un accordo con l’Uncef per sperimentare l’uso di un corridoio aereo a questo scopo.

Proprio dal paese dell’Africa australe, però, arrivano i primi segnali che la promessa “rivoluzione dei droni” potrebbe non essere né facile, né lineare. Il nodo è quello delle regole a cui dovrà sottostare chi usa questi apparecchi (non solo aziende ma, ad esempio, anche molti giornalisti indipendenti): le norme proposte dal governo stanno creando dibattito tra i “piloti”, che contestano in particolare il divieto di volare a meno di trenta metri da qualsiasi persona e la necessità di ottenere in anticipo un’autorizzazione specifica per ogni singolo decollo, pena - in caso contrario - pesanti multe e sei mesi di prigione.

Più spinosa ancora - e non limitata a un solo paese - è la questione dei finanziamenti degli ambiziosi progetti, in corso o ipotizzati. Nel caso di Zipline, ad esempio, la liquidità (finora, oltre 40 milioni di dollari) è stata garantita da fondi privati di venture capital statunitensi, come GV (legato a Google) e Sequoia Capital (finanziatore, negli anni, di molte imprese della Silicon Valley). Se il braccio operativo dei progetti è in Africa, insomma, la testa è altrove: una circostanza che - a medio e lungo termine - dovrà essere affrontata, se si vorrà garantire davvero una soluzione locale a problemi locali.