Etiopia / Bacino a rischio
Il giacinto d’acqua minaccia il lago Tana

Nelle foto: la popolazione mobilitata per estirpare il giacinto d'acqua dalle sponde del Lago Tana.

Anche il lago Tana, in Etiopia, il secondo lago africano per estensione, è minacciato dal giacinto d’acqua, che ha già arrecato gravi danni al lago Vittoria, il più grande lago del continente, da cui nasce il Nilo Bianco e che si estende tra Kenya, Uganda e Tanzania. In quel caso l’infestazione, che ancora minaccia la biodiversità e la pesca nell’intero bacino, era arrivata a bloccare l’accesso all’importante porto lacustre di Kisumu, la terza città del Kenya, da cui passano notevoli flussi commerciali regionali. Il controllo della diffusione della pianta infestante è ora possibile grazie a considerevoli investimenti.

Il giacinto d’acqua, conosciuto in Etiopia con il nome di Emboch, è stato segnalato per la prima volta nel lago Tana nel 2012 dal biologo Ayalew Wonde. In sei anni, secondo le ricerche dell’università locale Bahir-Dar, ha coperto 50.000 ettari della superficie del lago. La pianta è considerata tra le 100 più pericolose al mondo proprio per la sua capacità di diffondersi molto rapidamente, costituendo sul pelo dell’acqua un manto impenetrabile alla luce, mentre con le radici assorbe nutrienti e ossigeno, riducendo le risorse per la biodiversità locale e mettendo così a rischio l’intero ecosistema e l’economia, dunque le possibilità di sopravvivenza, delle popolazioni che vivono nei pressi dei bacini infestati.

Secondo l’organizzazione tedesca Nature and Biodiversity Conservation Union (NABU), che opera nell’area, sarebbero circa 2 milioni le persone che vivono delle risorse del lago Tana, e in particolare della pesca, ma anche dei pascoli e delle zone umide rivierasche che permettono vari tipi di produzioni agricole. I pescatori dicono di aver già constatato una notevole diminuzione del pescato, mentre gli agricoltori sono consapevoli che l’infestazione del giglio d’acqua sta contribuendo a desertificare le zone umide costiere, limitando drammaticamente le loro fonti di reddito.

Nelle zone più interessate dall’infestazione, quelle della riva occidentale, migliaia di famiglie di pescatori, contadini e pastori dipendono esclusivamente dalle risorse del lago per la sopravvivenza. I pescatori, inoltre, lamentano danni notevoli anche alle barche, che ormai rimangono frequentemente impigliate nel manto compatto creato sulla superficie dalla pianta infestante. Gravi danni sono anche segnalati nel settore turistico, in quanto il lago è ora navigabile solo parzialmente.

Recenti ricerche hanno inoltre stabilito che l’infestazione da giacinto d’acqua è una delle cause della riduzione della superficie del lago, in quanto velocizza l’evaporazione, attraverso le foglie della pianta. I ricercatori hanno sottolineato che, se l’infestazione non sarà rapidamente bloccata, si estenderà anche alla parte del lago da cui nasce il Nilo Blu, che sarà a sua volta attaccato, mettendo in pericolo lo stesso bacino artificiale formato dalla GERD, la Grande Diga della Rinascita costruita lungo il suo corso, e di conseguenza la produzione di energia elettrica su cui il paese conta per il suo sviluppo industriale e per l’equilibrio del bilancio statale, grazie ai proventi della vendita di energia ai paesi della regione.

Nella zona è in atto una campagna di informazione e mobilitazione della popolazione (vedi foto) per il controllo dell’infestazione, ma per ora i risultati raggiunti sono del tutto insoddisfacenti. 

Il giacinto d’acqua è originario dell’America latina, in particolare del bacino del Rio delle Amazzoni e di quello dell’Orinoco, dove costituisce il cibo preferito del lamantino, un grande cetaceo erbivoro che vive in quelle acque, che così ne controlla la diffusione. È stato introdotto in Egitto nel corso dell’Ottocento, come pianta ornamentale. Ha trovato una situazione climatica particolarmente favorevole e si è rapidamente diffuso in altri paesi del continente, dove non sono presenti fattori di controllo biologico. È stato segnalato in Etiopia già nel 1965, ma la sua pericolosità non era ancora evidente, perciò nulla, o ben poco, è stato fatto allora per limitarne la diffusione.