Tante iniziative per verità e giustizia
Il mondo ricorda Giulio Regeni ad un anno dalla morte

Il 3 febbraio di un anno fa, in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria, veniva ritrovato il corpo martoriato di Giulio Regeni. Non si avevano più notizie del ottorando dell'Università di Cambridge dal 25 gennaio, anniversario della rivoluzione egiziana del 2011.

Tra indagini giudiziarie, ipotesi di complotto, depistaggi, silenzi e accuse politiche, la verità su chi abbia sequestrato, torturato e ucciso Giulio non è ancora saltata fuori. I genitori del ragazzo friulano non si arrendono, vogliono sapere chi, come e perché. Non sono gli unici a volerlo.

Dal 25 gennaio, si tengono manifestazioni e fiaccolate a Fiumicello (paese natale del 28enne, in provincia di Udine), Roma e in molte altre città italiane per chiedere verità e giustizia per Giulio. Eventi commemorativi anche fuori Italia, in ben 12 città, Cambridge e Washington tra le altre.

Venerdì scorso, Amnesty International Italia ha preso parte a due iniziative a Roma e Milano. A Roma, gli amici di Giulio e il Collegio del mondo unito dell’Adriatico Onlus presentavano alla Camera dei deputati una sottoscrizione pubblica per la raccolta di borse di studio, che saranno destinate a studenti egiziani. A Milano si svolgeva una lettura sul tema della libertà di ricerca, organizzata dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Molti eventi organizzati anche in Gran Bretagna, dove il giovane ricercatore aveva vissuto per 8 anni. 

A Cambridge, il 25 gennaio, sfilava una processione di studenti in bicicletta. Il 29, si celebrava una messa nel Girton College. Venerdì, un’altra commemorazione nella chiesa dell'Università di Cambridge, a seguire un concerto, la sera, nella città inglese.

Il 13 febbraio, a Londra, ci sarà una tavola rotonda nella sede di Amnesty. Il 14 febbraio Antonio Marchesi, professore di diritto internazionale all’Università di Teramo e presidente di Amnesty Italia, terrà una lezione presso il Kings College a Cambridge.

Giulio, Bernard e la Oxford Analytica

Tra le persone impegnate a coordinare gli eventi c’è Bernard Goyder che rivive il suo primo incontro con Giulio. Nell’estate del 2013, Bernard si trovava al Cairo in visita dal suo amico Yohannes che gli ha poi presentato Giulio. Dopo una birra e una buona chiacchierata, si sono scambiati i contatti.

Per poi ritrovarsi ad Oxford, dove Giulio iniziava a lavorare per il think tank Oxford Analytica, casualmente la stessa azienda per cui Bernard aveva lavorato dopo la laurea. Per una settimana Giulio è stato ospite a casa di Bernard, vicino Oxford, ed è presto entrato a far parte della sua famiglia.

‘’Era una delle persone più brillanti che abbia mai incontrato. Aveva una mente incredibilmente analitica e una grande intelligenza emotiva’’, ricorda Bernard, ‘’era uno straordinario accademico, con un grandissimo potenziale per fare la differenza’’.

Il giovane inglese trova difficile spiegare la sua indignazione. ‘’E’ sconvolgente, un grosso spreco’’, tira un lungo sospiro, ‘’un ragazzo così intelligente, gentile, affettuoso’’.

Bernard ce l’ha con il governo egiziano, lo ritiene responsabile per quello che è accaduto al suo amico così come a molti egiziani, fatti sparire, imprigionati e torturati a morte, alludendo chiaramente alle forze di sicurezza.

Silenzio dal fronte inglese che, a sua detta, si è lavato le mani del caso Regeni lasciando che l’Italia se la veda con l’Egitto. Compresa l’Università di Cambridge che non si è abbastanza interessata al caso.

Intanto, il 22 gennaio scorso la Tv egiziana ha mostrato un video, girato il 6 gennaio 2016, che mostra Giulio parlare con Mohammed Abdallah, uno dei leader del sindacato indipendente egiziano dei venditori di strada, che ha segnalato il giovane ricercatore ai servizi segreti egiziani. Nel video, l’ambulante-spia richiedeva parte dei fondi che il ragazzo aspettava di ricevere da una fondazione inglese, per finanziare le sue ricerche.  Giulio spiegava di non poterglieli dare.

Continua la mobilitazione popolare per fare luce su Giulio. Per lui e per la giustizia di centinaia di egiziani che non sono rispettati nei loro diritti umani. Quel corpo torturato chiede ancora verità.