Frelimo-Renamo
Il Mozambico aspetta l’intesa

Incontro tra Afonso Dhlakama e Filipe Nyusi (foto dell'ufficio di presidenza mozambicana)

“I prossimi giorni saranno decisivi per tutti noi” ha affermato il presidente mozambicano Filipe Nyusi riferendosi al dialogo di pace in corso nel paese con il braccio armato del Movimento di resistenza nazionale (Renamo), ma senza fornire ulteriori dettagli sullo stato delle trattative.
Nyusi parlava il 27 luglio scorso durante il primo giorno della sesta riunione del comitato centrale del Fronte di liberazione nazionale (Frelimo), il partito al potere nel paese sin dall’indipendenza nel 1975. Secondo il Capo di Stato mozambicano il dialogo “non è un compito facile” ma è “la cosa giusta da fare” perché l’obiettivo dichiarato è quello di una pace duratura e solida che aiuti lo sviluppo economico della nazione.

Armistizio

Il Mozambico vive una tregua armata iniziata lo scorso febbraio e estesa “a tempo indeterminato” lo scorso maggio, dopo un annuncio dello storico leader della Renamo, Afonso Dhlakama, che si nasconde nella sua roccaforte all’interno dell’impenetrabile foresta di Gorongosa, nella zona centrale del paese.
Questa tregua segue un periodo di tensione contraddistinto da omicidi politici con accuse su entrambi i fronti, episodi di violenza che hanno provocato la fuga di molti mozambicani oltre il confine con il Malawi e imboscate che hanno coinvolto anche lo stesso Dhlakama. Le ostilità erano scoppiate nel dicembre del 2015, all'indomani delle elezioni generali del 2014 che hanno portato Nyusi al potere. La Renamo contestò i risultati e rivendicò la vittoria in sei province, assegnate invece al Frelimo.
Il paese vive col timore che questi episodi portino a una nuova guerra civile dopo quella combattuta sempre da Frelimo e Renamo tra il 1981 e il 1992 e conclusa da uno storico accordo di pace siglato a Roma dopo aver provocato quasi un milione di morti, per di più civili.

Le trattative

Parallelamente alla tregua in vigore, sono in corso dei negoziati per una pace definitiva tra il governo di Maputo e il Renamo, portati avanti in prima persona dai leader Nyusi e Dhlakama i quali sono in contatto telefonico e, secondo fonti interne alle istituzioni, si sarebbero anche incontrati in maniera informale. Le trattative vertono principalmente su due richieste per parte. Dhlakama pretende innanzitutto il ritiro dell’esercito regolare mozambicano dalle posizioni militari nelle zone limitrofe alle montagne di Gorongosa, nella provincia di Sofala. In secondo luogo il Renamo chiede una riforma costituzionale entro la fine del 2017 che preveda una decentralizzazione dello Stato con una maggiore autonomia economica alle province e le elezioni dirette dei governatori provinciali a partire dal 2019. Dall’altro lato il governo vorrebbe il completo disarmo delle milizie Renamo e il loro reintegro nel personale della polizia e dell’esercito mozambicani, e che Dhlakama lasciasse il suo impenetrabile rifugio di Gorongosa e rientrasse a Maputo per fare politica.

Volontà dei due leader

Questioni delicate sulle quali i negoziati non saranno brevi. Nyusi ha risposto all’apertura del leader avversario ordinando il ritiro delle truppe dalla provincia di Sofala alla fine di giugno (anche se alcuni membri del Renamo hanno denunciato un ritiro fittizio in alcune zone e anche violazioni della tregua da parte dalle forze di polizia locali), ma da quel momento si sa poco o niente se non che, come confermato dallo stesso Dhlakama in un’intervista esclusiva rilasciata a Deutsche Welle Africa lo scorso 29 giugno, le cose si stanno muovendo positivamente da ambe le parti e sono stati create delle commissioni di lavoro interne per valutare i temi sul tavolo.

“Nyusi sta premendo per il raggiungimento di un accordo risolutivo che porti stabilità e pace, questo è certo”, ha detto a Nigrizia Lazaro Manhica, caporedattore del maggiore quotidiano mozambicano Noticias e in contatto con l’entourage presidenziale. Questa volontà potrebbe essere in effetti giustificata, se si pensa che il capo di stato è giunto a metà del suo mandato che molti critici non reputano incisivo. Se arrivasse a un’intesa storica con il Renamo, vedrebbe rafforzata la propria posizione in vista del congresso del Frelimo in programma a settembre, quando cercherà di essere confermato come leader del partito.

Opinioni

Ciò che rallenta le trattative dei leader sarebbe la diffidenza reciproca degli “zoccoli duri” di entrambi i partiti. Ne è convinto Fernando de Lima, famoso opinionista mozambicano e direttore del settimanale Savana. Interpellato da Nigrizia sull’argomento ha detto che queste “correnti interne non vedrebbero di buon occhio alcuni temi sul tavolo del possibile accordo e lo ostacolerebbero”. Nello specifico: per il Frelimo, l’elezione diretta dei governatori delle province che metterebbe a rischio il controllo sul territorio, mentre per il Renamo la questione del disarmo, visto che il suo potere contrattuale deriva proprio dagli armamenti in suo possesso.

Aderito Caldeira, direttore del quotidiano d’inchiesta Verdade, pensa invece che una parte dell’establishment politico mozambicano abbia la tendenza a “giocare su questa situazione di stallo per distrarre l’opinione pubblica da altri problemi, anche se ormai questa si sta emancipando” ed è pronta a partecipare. È dello stesso avviso Padre Giacomo Palagi, missionario comboniano della diocesi di Tete, che a Nigrizia ha infatti denunciato il mancato coinvolgimento della società civile: “Le trattative non possono continuare ad escludere il popolo che è ansioso di contribuire alla vita politica”, descrivendo poi l’esistenza di una sorta di “tacita alleanza tra Frelimo e Renamo per mantenere un sistema bipolare” che avrebbe come obiettivo quello di evitare la nascita di un’alternativa popolare.

Pace necessaria

Al di là delle opinioni sul tema, resta vero che il Mozambico trarrebbe un grande vantaggio dal raggiungimento di un accordo definitivo specie nel momento di difficoltà economica che sta vivendo da quando, l’anno scorso, si è visto sospendere i finanziamenti del Fondo monetario internazionale (Fmi) dopo l’emersione di debiti non dichiarati per quasi due miliardi di dollari con cui il governo precedente si era segretamente esposto nei confronti di aziende di Stato. L’audit americano incaricato Kroll ha scoperto irregolarità nei conti e dieci giorni fa una missione del Fmi giunta nel paese ha respinto le informazioni fornite da Maputo definendole ancora incomplete.
L’inflazione e i prezzi dei beni di prima necessità stanno aumentando, mentre i tanto desiderati proventi dei giacimenti di gas naturale scoperti al largo delle coste della provincia di Cabo Delgado nel Nord (in mano all’italiana Eni e alla statunitense Anadarko) non arriveranno prima del 2020.