Giornata internazionale dei migranti
In cammino per diritti e lavoro

Oggi si celebra in tutto il mondo la 17esima Giornata Internazionale dei migranti, istituita nel 2000 dall’Onu per tenere alta l’attenzione sul rispetto dei diritti fondamentali di centinaia di migliaia di persone, che ogni hanno lasciano la propria terra.

La data coincide con l’approvazione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, adottata all’unanimità dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 45/158 del 18 dicembre 1990.

In occasione della ricorrenza, l’Africa Center for Strategic Studies (Acss) di Washington ha realizzato un focus sulle dinamiche che caratterizzano la migrazione economica africana, da cui emerge che il fenomeno migratorio continua a rappresentare un problema centrale per le società del continente nero. 

L’analisi si concentra sulle tre principali rotte utilizzate dai migranti africani cominciando da quella del Mediterraneo centrale, che porta i migranti dagli entroterra dell’Africa attraverso il Sahara fino in Libia ed Egitto per arrivare alle coste della Sicilia. Nei primi undici mesi del 2017, circa 105 mila migranti africani l’hanno percorsa in cerca di un futuro migliore.

Tra tutte le rotte percorse dai migranti africani è la più pericolosa, come dimostrano i dati del 2016, che indicano che nel tentativo di attraversala è deceduta 1 persona su 49. La tratta più rischiosa è l’itinerario di mille chilometri che va dal confine meridionale del deserto libico alla sua costa mediterranea, insieme alla tratta marittima di cinquecento chilometri fino alla Sicilia.

La seconda rotta più utilizzata dai migranti africani è quella orientale che attraversa il Golfo di Aden nella penisola arabica con destinazione Arabia Saudita e lo Yemen devastato dalla guerra. Circa 82 mila migranti etiopi l’hanno attraversata nel 2016, mentre nei primi undici mesi del 2017 sono stati circa 38.500.

Le stime indicano che tra i 15 e i 17 mila migranti subsahariani ogni anno percorrano una terza rotta, quella che collega il Corno all’Africa meridionale, che attraversa il Kenya per arrivare in Sudafrica.

Abusi e violazioni dei diritti umani

Su queste rotte ruotano affari da miliardi di dollari, controllati dalle reti criminali dei trafficanti di esseri umani. Secondo l’analisi dell’Acss, questo comporta sia rischi per i migranti sia per la sicurezza regionale.

Oltre il 79% dei migranti africani, che nella prima metà del 2017 hanno raggiunto l’Italia dalla Libia, ha riferito di aver subito, anche da parte di membri delle forze dell’ordine, gravi violazioni dei diritti umani sia nei paesi di destinazione sia durante il viaggio per raggiungerli. Tra gli abusi segnalati: estorsioni, violenze fisiche, torture e riduzione in schiavitù.

L’economia del traffico di migranti in Africa ha un valore stimato di circa un miliardo di dollari. Gran parte di questo denaro finisce nelle mani di reti criminali, milizie locali e funzionari corrotti.

C’è anche da evidenziare la maggior parte dei migranti subsahariani si dirigono principalmente verso altri paesi del continente, ma l’immigrazione intra-africana non viene documentata dal mainstream dell’informazione occidentale. Per questo, è poco noto che soltanto i migranti dal Marocco, Tunisia e Algeria si trovano in prevalenza in Europa.

Il movimento migratorio continentale si caratterizza quindi per movimenti interregionali e intra-continentali, di conseguenza i flussi internazionali africani si sviluppano essenzialmente all’interno del continente, come confermato da vari studi e rilevazioni statistiche sul terreno. Dati che capovolgono la narrazione dominante e unilaterale di un fenomeno da sempre esistito e naturale.

Le cause ricorrenti della migrazione africana

Secondo le conclusioni dell’Acss, il fenomeno migratorio non interessa tutto il continente nella stessa maniera, ma si manifesta in quei paesi caratterizzati da maggiori tassi di povertà, corruzione e cattiva governance.

La tabella realizzata dal centro studi americano dimostra che ben nove dei primi dieci paesi nei quali si concentra il maggior flusso di migranti sono considerati “non liberi” o “parzialmente liberi”, riguardo il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili. Mentre otto di essi sono inclusi nel quintile inferiore dell’Indice di sviluppo umano realizzata dall’Undp, ma il dato che colpisce maggiormente è che tutti e dieci hanno seri problemi di corruzione.