How Africa Tweets 2018
Influenza social

Gli stati africani non sono immuni da tematiche globali come il diffondersi di fake news, l’aumento dell’utilizzo di bot - software generatori di messaggi che simulano utenti veri - e influenze esterne durante le campagne elettorali. Mercoledì la Portland Communications, una società di comunicazione strategica britannica, ha pubblicato uno studio che fa luce su questi aspetti, su come influenzino e spesso distorcano i processi elettorali e soprattutto sull’importante ruolo svolto dalla diaspora africana.

Nella quarta edizione di “How Africa Tweets” (Come l’Africa Twitta) sono state analizzate le conversazioni e i dibattiti nati durante i periodi di campagna elettorale in dieci diverse elezioni africane, avvenute tra il giugno del 2017 e il maggio del 2018. Lo studio ha preso in esame gli hashtag più utilizzati e gli account più frequentati, cercando di individuarne anche l’ubicazione geografica. Il risultato più rilevante è stato che il 53% delle voci più influenti provenivano dal di fuori del paese in cui si svolgeva il voto e la maggior parte di queste, circa il 54%, avevano origine fuori dal continente.

Stati Uniti, Regno Unito e Francia, in quest’ordine, sono state le nazioni da cui è arrivato il maggior numero di voci che hanno indirizzato il dibattito su Twitter, mentre Sudafrica, Nigeria e Kenya sono state le nazioni africane più influenti in questo senso. Gli studiosi ritengono che attualmente sia la diaspora africana, spesso più consapevole ed emancipata, a giocare un ruolo decisivo nelle campagne elettorali. Liberia e Guinea Equatoriale sono stati due casi in cui le influenze esterne, giunte per lo più dagli USA, hanno pesato maggiormente sulle scelte degli elettori.

Lo studio ha confermato che Twitter è un mezzo sempre più utilizzato dall’opinione pubblica africana che vive nei grandi centri urbani, per discutere dei trend e influenzare le decisioni politiche. Organi di stampa, opinionisti, giornalisti e account di associazioni promotrici di campagne di vario genere, sono sicuramente fra coloro che esercitano un maggior influsso durante il periodo che precede il voto.

Interessante notare che, contrariamente a quanto si potrebbe credere, esponenti e partiti politici esercitano un potere d’influenza molto basso. In 9 delle 10 elezioni prese in esame, la loro influenza sul dibattito della piattaforma Twitter è stata minore del 10%. I politici non sono riusciti a essere i principali motori di conversazione nei loro rispettivi paesi, contrariamente a giornalisti e opinionisti locali che evidentemente vengono ancora visti come fonti credibili.

Ciò non significa che i politici non siano stati al centro del dibattito dei tweet. Stando ai risultati della ricerca, fra gli hashtag più utilizzati ce ne sono alcuni con chiari riferimenti a politici come: #umaangolaparatodos (Angola) e #Weah (Liberia). Il Kenya rappresenta un’eccezione perché durante le elezioni gli hashtag più virali sono stati generici come #electionske2017 o riguardanti argomenti legati al voto come #nowweknow o #noreformsnoelections.

Bot e fake news avanzano
Proprio le elezioni keniane, secondo i ricercatori di Portland, hanno rappresentato un caso esemplificativo di un problema sempre più frequente nel continente: la diffusione dei bot e la manipolazione operata dalle fake news. I bot sono software programmati per entrare nella rete e nei social spacciandosi per utenti umani, combinando algoritmi di intelligenza artificiale e abilità comunicative. Il loro scopo, come avvenuto anche in alcune elezioni occidentali (vedi gli USA), è quello di inquinare il ciclo elettorale condizionando i votanti attraverso la diffusione di notizie false e post faziosi. Nei paesi africani i bot sono stati usati per lo più per creare agitazione e generare commenti negativi su temi, candidati politici e sospetti brogli elettorali.

Secondo la ricerca, in Kenya, durante le due tornate elettorali (il primo voto keniano è stato annullato in settembre dalla Corte Suprema con una decisione storica), gli account bot hanno rappresentato almeno un quarto delle voci influenti su Twitter.

«Su social media sempre più centrali nel dibattito pubblico africano, come Twitter, il tema dei bot e delle fake news va affrontato urgentemente dalle parti in causa, perché può fomentare crisi interne o rafforzare regimi repressivi», afferma Robert Watkinson, rappresentante per l’Africa della Portland.

Si tratta sicuramente di una sfida molto delicata, in quanto leggi e controlli sui social media possono facilmente degenerare in violazioni della libertà d’espressione. I roventi dibattiti in corso in Uganda e Tanzania (ma anche in Egitto) sulla regolamentazione dei social networks, ne sono la prova.