Capolavoro del nigeriano Enwonwu
La “Gioconda africana” ritrovata

Era scomparso da quasi 40 anni. Il ritratto della principessa Ife Adetutu Ademiluyi, detta ‘Tutu’, ad opera del pittore padre del modernismo nigeriano, Ben Enwonwu, è stato ritrovato in un modesto appartamento in una zona a nord di Londra alla fine del 2017 e venduto all’asta ieri per 1 milione 200 mila sterline.

Frutto di una storia d’amore, questo dipinto è stato il simbolo della riconciliazione dopo la guerra del Biafra (conclusa nel 1970) diventando poi una sorta di leggenda a causa della sua scomparsa e della singolare epopea che lo ha riportato alla luce.

L’opera è il risultato dell’innamoramento del pittore per la principessa che vide per la prima volta nel 1970 nella città di Ife, culla dell’etnia yoruba nel sud-est della Nigeria, dove era professore di belle arti all’Università. Colpito dal suo lungo collo e dalla sua bellezza aggraziata, l’artista impiegò sei mesi nel cercarla e poi nel tentativo di convincere la sua famiglia a farla posare per lui. Un’autorizzazione rilasciata molto di rado per una donna di alto rango. Infatti Adetutu Ademiluyi è nipote di un grande capo tradizionale, l’Ooni (Re) di Ife Ademiluyi Ajagun, morto nel 1930.

Da amante segreto della sua modella, Enwonwu nel 1973 ritrae una donna dallo sguardo lontano, con un turbante viola e un alone di luce sullo sfondo appena sotto il mento. Un ritratto pieno di mistero che in Europa è stato paragonato all’immagine della Gioconda di Leonardo Da Vinci.

Il suo capolavoro

Enwonwu considerava questo ritratto come il suo capolavoro, in quanto catturava lo spirito dell’emancipazione nera e del movimento della négritude, di cui lui era un fervente sostenitore. “Era convinto che lei personificasse quello che lui voleva esprimere dell’Africa”, ha detto ieri il figlio dell’artista, Oliver Enwonwu. Stando al suo racconto, il padre ebbe molte difficoltà a venderlo e nel ‘74 produsse altre due versioni-copia dell’opera, per evitare di separarsi dalla prima tela che continuava a tenere in casa.

La seconda versione, ritrovata a Londra, si volatilizzò dopo un’esposizione nell’ambasciata italiana a Lagos, nel 1975. Della terza versione si sono perse le tracce dopo la sua vendita, mentre la prima venne rubata nell’abitazione del pittore nel 1994, poco prima della sua morte.

‘Tutu’ è ancora viva?

Anche la principessa Adetutu Ademiluyi è sparita e non si sa se sia ancora viva. “Aver trovato uno dei dipinti della trilogia scomparsa è già di per sé importante per il mondo artistico e per l’identità nazionale nigeriana, ma se si trovasse anche ‘Tutu’ sarebbe ‘la ciliegina sulla torta’”, ha affermato ieri Giles Peppiatt, direttore del dipartimento di arte moderna africana della casa d’aste Bonhams. Trovarla, però, non è facile. Il re di Ife aveva infatti 37 mogli e centinaia di figli e nipoti, quindi le papabili principesse ‘Tutu’ abbondano e rintracciare l’originale in una città di 21 milioni di abitanti, come è Lagos, è quasi impossibile.

Enwonwu, il pittore della negritudine
Spero sia stato un nigeriano a comprare il quadro di mio padre - ha affermato Oliver Enwonwu -. Sarebbe bello che le generazioni future potessero vedere l’opera là dove è stata creata”.

Lontano dai canoni stilistici tradizionali africani, Ben Enwonwu aveva studiato arte ad Oxford negli anni ‘40, rimanendo influenzato dall’arte europea. Per questo è considerato uno dei padri del modernismo africano. Era un panafricanista convinto ed era legato alle correnti di pensiero politiche e letterarie legate all’anti-colonialismo e alla négritude di Aimé Césaire e Léopold Sédar Senghor, che aveva incontrato negli anni ‘50. Nelle sue opere voleva rappresentare la bellezza di un’Africa indipendente che rivendicava orgogliosa le qualità del popolo nero.