Marocco / Investimenti
La rinnovata politica africana di Rabat

Nel grafico: esportazioni, importazioni e saldo commerciale del Marocco con l'Africa sub-sahariana tra il 2005 e il 2015, in migliaia di dollari. (Fonte WITS -COMTRADE database)

Secondo i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze marocchino, aggiornati al novembre 2018, nel periodo 2003-2017 il Marocco ha investito 37 miliardi di dirham (circa 3 milioni e 400 mila euro) nel continente.

Gli anni duemila corrispondono ad un dinamismo generale crescente nel settore degli investimenti inter-africani. Il ruolo del Sudafrica è preponderante, rappresentando da solo il 16% del Pil e il 40% della produzione industriale del continente. Tra le prime 500 società africane ad investire in Africa, 127 sono sudafricane e coprono il 60% del fatturato totale.

Subito dopo c'è il Marocco, secondo investitore africano, presente nei settori dei servizi finanziari, delle telecomunicazioni, dell’edilizia e dell’industria chimica.
Nel dettaglio, gli investimenti marocchini sul continente riguardano 30 paesi. Il 55% è diretto in Africa occidentale, il 25% in Nord Africa, il 15% in Africa centrale e il 5% in Africa australe. L’Egitto è lo stato in cui Rabat investe di più, seguito da Costa d’Avorio, Mali, Burkina Faso, Senegal e Gabon. Tra il 2016 e il 2017, il Marocco ha ampliato il suo network tradizionale di rapporti economici, stringendo accordi di cooperazione con Etiopia, Nigeria, Zambia e Sud Sudan.

I principali settori di investimento sono la finanza (53%) - le banche marocchine operano in 25 paesi africani - e le telecomunicazioni (17%) - Maroc Telecom, la compagnia più importante, è presente in 9 paesi africani con più di 51 milioni di abbonati -, seguiti da investimenti nel settore industriale (11%) e delle holding (5%). Inoltre, gli investitori marocchini sono attivi anche nei settori assicurativo, farmaceutico e di produzione di fertilizzanti.

Continente in crescita

Il protagonismo marocchino si inserisce all’interno del contesto più generale di dinamicità economica del continente. Nel periodo 2001-2015, l’Africa ha infatti registrato un livello di crescita superiore alla media mondiale (in termini di Pil) e da allora si posiziona dodicesima nella classifica delle regioni in rapida crescita, dietro ai paesi del sudest asiatico.

Questa dinamicità economica, che si traduce in attrattiva per gli investimenti esteri, è frutto anche dell’aumento della domanda interna al continente, la cui popolazione è in continua crescita: 1,2 miliardi di persone nel 2018 e una stima di 2,1 miliardi nel 2050. Nel tentativo di controbilanciare la dipendenza dai partner economici tradizionali - Stati Uniti ed Europa - il Marocco guarda all’Africa, con l’obiettivo di diversificare le proprie partnership ed esplorare nuovi mercati, potenzialmente attrattivi per i suoi investitori.

Gli investimenti economici di Rabat in Africa sono affiancati da una strategia politica e diplomatica precisa, mirata a fare del paese nord africano un leader regionale e continentale, oltre che un modello di stabilità. In quest’ottica si legge la riammissione del regno nell’Unione Africana nel 2017, dopo 33 anni di assenza, corredata da numerose visite ufficiali in diversi stati africani, e dalla firma di più di 1.000 accordi di cooperazione religiosa e culturale, oltre che economica e militare. In quell’occasione Mohammed VI riaffermò l’impegno marocchino per «l’unità e il progresso del continente» e per «lo sviluppo e la prosperità dei cittadini africani».

Istruzione e formazione

Uno dei campi di maggiore attività in questo senso è l’istruzione. A causa delle politiche di controllo e contenimento delle migrazioni sempre più restrittive, e dell’alto costo dell’istruzione superiore in Europa, la mobilità studentesca interafricana è in crescita e il Marocco, insieme a Ghana e Sudafrica, è lo stato che costituisce maggiore attrattiva per gli studenti africani.

Ad oggi, sono circa 18 mila gli studenti provenienti da vari paesi del continente, iscritti nelle università marocchine, il 90% dei quali è beneficiario di borsa di studio. Nonostante i rapporti privilegiati con l’Africa francofona, dettati dalla prossimità geografica e dalla vicinanza linguistica e culturale, il regno marocchino sta ampliando la sua offerta formativa anche a studenti provenienti da altri contesti africani, anglofoni, ispanofoni e lusofoni.

Inoltre, il periodo post-2011 è stato caratterizzato dalla preoccupazione crescente riguardo la sicurezza, messa a repentaglio dall’aumento del terrorismo jihadista. Rabat ha iniziato a promuovere la narrazione, già dominante, rispetto alla presunta “eccezionalità” del Marocco in campo di radicalizzazione e terrorismo, ossia la gestione di successo degli affari religiosi e la capacità di stemperare le tendenze radicali.

L’Islam marocchino, considerato più moderato rispetto al suo diretto concorrente, il wahabismo saudita, è servito a Rabat per rappresentarsi come modello islamico da seguire e garantirsi un ruolo di primo piano a livello regionale per la formazione dei leader religiosi, oltre che a guadagnare le parole di apprezzamento degli alleati occidentali.

In quest’ottica va letta l’inaugurazione, nel marzo 2015, dell’istituto Mohammed VI per la formazione degli imam, con l’obiettivo di “infondere i valori dell’islam marocchino, aperto e moderato, nelle nuove generazioni”. Ad oggi, l’istituto annovera 447 studenti stranieri, provenienti da Mali, Tunisia, Guinea Conakry, Costa d’Avorio e Francia.

L’anno successivo, nel giugno del 2016, è stata inaugurata anche la Fondazione Mohammed VI per Ulema africani, con l’obiettivo di “rafforzare i rapporti di lungo periodo tra il Marocco e i suoi vicini africani”. La Fondazione raggruppa 120 studiosi musulmani da più di 31 paesi del continente, selezionati sulla base della preparazione teologica e della conoscenza della legge islamica.