L’analisi dell’International Crisi Group
La Somalia tra due fuochi

L’ormai annuale disputa tra Emirati Arabi Uniti (EAU) e Qatar sta avendo ripercussioni sulla Somalia, che appare sempre più stretta tra gli opposti interessi delle due monarchie del Golfo Persico, mentre negli ultimi mesi, le relazioni della fragile nazione del Corno d’Africa con gli EAU sono diventate sempre più tese. Di fatto, nonostante Mogadiscio continui a dichiararsi neutrale, viene percepito da Abu Dhabi come troppo vicino al Qatar e alla sua alleata Turchia, uno dei maggiori partner stranieri del governo somalo.

Sulla controversa questione, l’International Crisi Group (ICG) ha elaborato un nuovo report in cui denuncia come le aspre rivalità che stanno alla base della crisi abbiano aggiunto un’inedita e pericolosa svolta all’isolamento della Somalia. 

Scambi di accuse

Secondo il think tank di Bruxelles, la competizione tra i due membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) ha aggravato le vecchie dispute somale tra diverse fazioni nella capitale, e tra il governo e la regione semiautonoma del Somaliland, autoproclamatasi indipendente nel 1991.

L’esecutivo del presidente Farmajo accusa gli Emirati di finanziare i suoi rivali e alimentare l’opposizione, in particolare negli Stati federati della Somalia. Da parte loro, i funzionari emiratini negano qualsiasi ingerenza e accusano Mogadiscio di cedere all’influenza di Doha ed Ankara. 

Dopo la crisi del giugno 2017, che ha visto Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Bahrein e Yemen tagliare le relazioni diplomatiche e imporre un blocco economico sul Qatar, il presidente Farmajo - che aveva assunto l’incarico solo alcuni mesi prima - ha resistito alle forti pressioni saudite e degli Emirati per spingerlo a tagliare i legami con Doha.

Il capo di stato somalo ha scelto di non schierarsi apertamente con nessuno dei due contendenti, ma secondo Abu Dhabi la neutralità di Farmajo sarebbe smentita dall’aver ricevuto finanziamenti dal Qatar prima della sua elezione e dalla nomina di funzionari governativi considerati molto vicini a Doha.

Dal canto loro, Qatar e Turchia avevano invitato Mogadiscio a interrompere le relazioni con gli Emirati, ma una simile decisione avrebbe avuto immediate conseguenze per il governo somalo, che dal 2014 beneficia del supporto degli EAU nella lotta alla pirateria e all’estremismo islamico.

Unità a rischio

Le relazioni tra i due paesi sono comunque precipitate al tal punto che lo scorso aprile - dopo il sequestro da parte delle autorità somale di 9,6 milioni di dollari rinvenuti a bordo di un charter della compagnia emiratina Royal Jet - Abu Dhabi ha deciso d’interrompere i programmi per l’addestramento e il sostegno delle forze armate somale.

Il rafforzamento delle tensioni tra gli EAU e Mogadiscio ha inoltre amplificato le tensioni tra il governo e le fazioni rivali nella capitale, complicando la crisi interna al parlamento somalo, che già minacciava di assumere una deriva violenta verso la fine del 2017. Secondo l’ICG, il deterioramento delle relazioni tra le parti può anche aumentare i rischi di faziosità all’interno delle forze di sicurezza somale.

Ma è ancora più pericoloso l’inasprimento dei rapporti del governo di Mogadiscio con gli Stati federati. Dopo che Farmajo si è rifiutato di prendere le distanze dal Qatar, alcuni degli Stati che dipendono dagli investimenti degli Emirati, non hanno esitato a schierarsi con Abu Dhabi. 

In primis, il Somaliland che ha siglato un’intesa per la gestione del porto di Berbera - importante scalo commerciale sulle coste del golfo di Aden - con la Dp World, una delle più importanti compagnie di gestione portuale e di commercio marittimo del mondo, con sede a Dubai.

Come risposta, nel marzo scorso, la Camera Bassa del parlamento somalo ha votato all’unanimità la messa al bando da tutto il territorio nazionale della Dp World per aver violato la sua sovranità, poiché il Somaliland è uno degli Stati federati che non hanno competenza per la gestione delle risorse considerate di importanza nazionale, come i porti.

Il Somaliland però ha rivendicato il diritto di partecipare a tali accordi e ha bollato il rifiuto dell’accordo da parte della Somalia come una «dichiarazione di guerra». E tutti gli osservatori sono concordi nel ritenere che uno scontro tra Mogadiscio e la regione separatista potrebbe rivelarsi molto pericoloso. 

Lo studio dell’ICG sottolinea la necessità che le parti trovino una mediazione per evitare che ciò accada. Mentre il governo somalo dovrebbe garantire la sua effettiva neutralità nella disputa in atto nel Golfo e adottare un approccio più conciliante nei confronti degli Stati federati, anche con la ripresa dei colloqui tra Farmajo e il presidente del Somaliland, Muse Bihi Abdi. 

Le conclusioni dello studio dell’istituto di ricerca belga indicano che le potenze del Golfo non dovrebbero permettere alle rivalità interne al CCG di avere conseguenze sugli Stati più deboli. Per questo, Abu Dhabi dovrebbe essere pronta al dialogo con il governo somalo per coordinare i suoi aiuti e investimenti nel paese, mentre il Qatar, e in particolare la Turchia, potrebbero spingere Mogadiscio verso un compromesso con le fazioni rivali nella capitale, nelle regioni e nel Somaliland. Nello stesso tempo, i funzionari sauditi o dell’Unione europea - che sembrano godere della fiducia sia di Mogadiscio che di Abu Dhabi - potrebbero mediare per riequilibrare le relazioni tra i due paesi.