Energie rinnovabili
L’Africa punta sul verde

Il vertiginoso aumento demografico che secondo varie stime porterà la popolazione africana a raddoppiare entro il 2050, esercita una forte pressione sulla domanda di energia ed impone nuove politiche e investimenti per aumentare la produzione energetica. Anche per questa ragione diversi stati si stanno concentrando sull’apertura di nuovi siti per generare energia, con un particolare riguardo alle fonti rinnovabili.

Questo trend è stato inaugurato dal Marocco nel 2016 con l’apertura di uno dei più grandi impianti solari per la produzione di energia elettrica al mondo. Più di recente poi, il ministro per l’Energia, le miniere e lo sviluppo sostenibile Aziz Rabbah, ha annunciato un piano di investimento di 14 miliardi di dollari da destinare al settore entro il 2023.

Un progetto di spesa che appartiene ad un più ampio programma che dovrebbe portare allo stanziamento totale di 30 miliardi per la produzione di energia pulita entro il 2030. «La nostra strategia energetica punta a incrementare l'uso di energia rinnovabile al 52% entro quella data, riducendo al contempo il consumo di fonti energetiche convenzionali del 15%» ha detto il ministro.
La decisione di investire sulla produzione energetica si collega all’aumento della domanda e al tentativo di ridurre la dipendenza dalle importazioni. «L’aumento annuo della domanda di energia si aggira tra il 2% ed il 4% e oggi importiamo il 93% del nostro fabbisogno energetico» ha precisato Rabbah.

L’obiettivo di incrementare la produzione di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili è stato condiviso anche dal ministro per l’Energia dello Zimbabwe, Joram Gumbo. Il ministro infatti, al ritorno dalla conferenza sull’energia pulita organizzata dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ad Abu Dhabi, ha riferito che nonostante lo Zimbabwe sia in ritardo rispetto ad altri paesi, «è prioritario muoversi per creare un ambiante favorevole alla promozione delle energie rinnovabili».

Gumbo ha poi dichiarato che lo stato è in grado di sviluppare parchi eolici in cinque siti diversi a costi sostenibili (grazie ad una linea di credito agevolato per progetti sulle energie rinnovabili, stanziato dagli Emirati Arabi Uniti, che prevede prestiti dai 5 ai 20 milioni di dollari) e che la creazione di questi parchi sarebbe seguita da alcune importanti aziende degli emirati.

Altri paesi determinati a raggiungere una parziale o totale autonomia energetica grazie alle fonti rinnovabili sono Capo Verde, che oggi produce tra il 24 e il 35% del fabbisogno grazie a sole e vento, il Ghana e Gibuti con la realizzazione di impianti solari. Mentre in Sudafrica è già in funzione da oltre due anni il primo aeroporto a energia solare. Kenya e Tanzania hanno investito molto negli ultimi anni nell'energia geotermica, con ripercussioni, peraltro, negative sull'ambiente e sulle popolazioni locali.

Ma, nel continente è il Nordafrica a fare da apripista allo sviluppo del settore. Di recente anche il governo tunisino ha approvato infatti una serie di progetti per la produzione di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili, per un ammontare di circa 860 milioni di dollari. Sia Marocco che Tunisia - così come il Sudafrica - hanno però anche implementato lo sviluppo del nucleare civile.

Il sostegno ad una nuova spinta per l’energia verde non arriva solo dal continente. La Gran Bretagna infatti ha approvato un piano da 100 milioni di sterline per portare in Africa elettricità pulita a 2,4 milioni di persone. L’investimento, annunciato a margine della conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite nel 2018 (COP24), intende fornire corrente, per la prima volta, nelle zone in cui non vi è copertura e punta ad abbassare le emissioni di carbonio. Questi 100 milioni di sterline, secondo il ministro inglese per l’Energia Claire Perry, aiuteranno le comunità a sfruttare il potere delle loro risorse naturali e creerà anche migliaia di posti di lavoro in queste nuove economie.