ALTRE AFRICHE
L'Africa unita dall'azzardo

"Africa must unite", l'Africa deve unirsi, scandivano i panafricanisti negli anni Sessanta del secolo scorso. Decenni dopo, il loro sogno rischia di avverrarsi in maniera paradossale. Perché a unire il continente non è una scommessa politica, ma l'azzardo puro e semplice. L'industria del gioco (lotterie, slot machine e soprattutto puntate sportive), fa girare quantità di denaro difficili da definire con esattezza ma certamente molto alte. Le stime più citate, della società PricewaterhouseCooper, sono state effettuate addirittura nel 2014 e prevedevano che, nel 2018, il giro d'affari sarebbe stato di 37 miliardi di dollari solo nei tre paesi più coinvolti: Sudafrica, Nigeria e Kenya.

La presa dell'azzardo sul continente, prima che nei numeri, è però nei fatti. Basta guardare allo stato più piccolo d'Africa continentale: il Gambia. Un recente provvedimento delle nuove autorità nazionali ha reso di nuovo legali le scommesse, proibite nel 2015 dal dittatore Yahya Jammeh. Il successo di pubblico è stato immediato.

Meno chiaro, invece, l'impatto a lungo termine, come mostra l'esperienza di altri paesi: molti governi hanno visto nell'azzardo un'opportunità facile di fare cassa, ma si sono trovati a fronteggiare conseguenze sgradite - non troppo differenti da quelle ossevate nel Nord del mondo. Le dipendenze, innanzitutto, che crescono soprattutto tra i giovani. Ma a risentirne è persino l'ordine pubblico: a lanciare l'allarme in questo senso è stato il comandante dell'esercito ugandese, il generale Peter Elwelu. Molti giocatori d'azzardo, ha infatti spiegato, arrivano a compiere furti e rapine per garantirsi la sopravvivenza e continuare a scommettere.

Le parole del militare, però, non sembrano aver impressionato i politici che, anzi, si accingono a rendere più facile la vita di proprietari di slot e sale giochi: il governo di Kampala sta studiando la possibilità di ridurre dal 35% al 20% la tassazione sui loro guadagni, con il restante 15% che verrebbe detratto dai premi incassati dai giocatori.

Opposta la decisione presa in Kenya: nel 2018 dovrebbero aumentare pesantemente i tributi richiesti agli operatori dell'azzardo, oggi tassati solo al 7,5%, ma così ricchi da poter investire in pubblicità e sponsorizzazioni anche in Gran Bretagna. Scopo dichiarato del provvedimento è aumentare i ricavi per l'erario pubblico per prevenire il diffondersi del gioco tra i minori. Ma questo intento ha già vacillato di fronte alla mobilitazione dei "re" delle puntate sportive locali, che sostengono di rischiare la chiusura con le nuove regole. Privando le casse statali, è il sottinteso, di entrate preziose. Una prospettiva che ha portato le autorità di Nairobi a ridurre la prevista maxi-aliquota: inizialmente fissata al 50%, è infatti stata tagliata al 35%.