Dal Bacino del Congo agli Stati Uniti
Legno africano per il “made in Cina”

Oggi sono tavoli, sedie o armadi in un salotto degli Stati Uniti, prima erano alberi, parte del secondo polmone verde del globo: il Bacino del fiume Congo. Uno studio dell’Università della California, Los Angeles, ha dimostrato il collegamento tra l’aumento della domanda, negli Stati Uniti, di mobilio a basso costo “made in China” e la deforestazione nei paesi africani del bacino del Congo.

I ricercatori sono partiti dal presupposto che, se è stato dimostrato il legame tra l’aumento della domanda di avorio e di animali rari in Cina e l’incremento del bracconaggio in molti paesi africani, allora sarebbe stato possibile stabilire una relazione simile anche per il legname. L’articolo, pubblicato da un team di universitari sul giornale scientifico Royal Geographical Society, ha preso in esame dati relativi alle importazioni cinesi di legname e alla perdita di copertura vegetale, nel periodo tra il 2001 e il 2015.

Secondo l’analisi, nel lasso di tempo considerato, l’esportazione verso la Cina di legname proveniente dal Bacino del Congo, in particolare da Camerun e Repubblica del Congo, sarebbe raddoppiato. Nello stesso arco temporale i ricercatori hanno osservato, grazie alle immagini satellitari, una corrispondente perdita di copertura arborea.

Nel 2013 entrò in vigore un regolamento europeo per il commercio del legname che prevedeva la verifica dell’origine dei tronchi e del loro taglio. La misura rallentò le esportazioni verso l’Unione Europea, favorendo quelle dirette in Cina. L’Agenzia investigativa europea, in un documento presentato alla Commissione Europea nel 2017, espose l’evoluzione delle importazioni di legno dal Bacino del Congo, dal 2005 al 2014. Mentre il ruolo dell’Europa appariva in netto calo, quello della Cina risultava in crescita costante. Nel 2014 Pechino rappresentava, per valore, il 47% delle importazioni di legname africano. Da allora il paese asiatico non sembra aver cambiato modalità di estrazione della materia prima: massimizzare i profitti più che garantire sostenibilità.

Lo scorso settembre l’Organizzazione internazionale del legname tropicale (International tropical timber organisation) ha stretto un’intesa con il governo cinese per un uso e una gestione sostenibile delle foreste. L’organizzazione intergovernativa ha sottolineato il ruolo sempre più centrale del paese asiatico. A confermarlo è anche il documento Domanda e fornitura di prodotti in legno tropicale in Cina verso il 2020, redatto nel 2012 dall’accademia forestale cinese.

Nel testo si legge che il Gabon ha rappresentato la principale fonte di legno tropicale, prima dell’approvazione, nel 2010, di politiche restrittive per l’export di tronchi. Dopo il bando gabonese, i fornitori principali dell’area sono diventati la Repubblica del Congo e il Camerun. Un ruolo importante è svolto anche dalla Repubblica democratica del Congo, dove lo scorso febbraio, in barba alla sua stessa moratoria, il ministro dell'Ambiente, Amy Ambatobe, ha ripristinato 6.500 km² di concessioni di disboscamento che erano state annullate nell'agosto 2016 da uno dei suoi predecessori. Le tre concessioni ripristinate sono state assegnate alle società di legname FODECO e SOMIFOR, di proprietà cinese. 

Il documento dell'accademia forestale definisce la Cina uno dei maggiori produttori di materiali lignei. Dal 2004 è il più grande importatore di questa materia prima per l’industria e dal 2005 ha il primato delle esportazioni di mobili in legno.

Lo studio californiano ha preso in esame diverse cause della deforestazione: l’aumento della popolazione, il bisogno di terra da coltivare, la realizzazione di piste nelle aree verdi e la produzione di palma da olio. La causa più significativa in termini statistici è risultata, però, l’export verso Pechino.

Analizzando a fondo i dati del sistema globale del mercato del legname, la ricerca ha individuato poi uno stretto legame tra la domanda statunitense di mobilio realizzato in Cina e le importazioni di legno africano dirette a Pechino. Tra il 2001 e il 2015 l’arrivo negli Stati Uniti di mobili “made in Cina” sarebbe incrementato dal 30 al 50%. Il paese del nord America risulta il maggior importatore al mondo di mobilio di provenienza asiatica. Trevon Fuller, l’autore principale, presentando la ricerca ha sottolineato: «I consumatori americani stanno comprando mobili economici che provengono dall’Asia, invece di scegliere prodotti realizzati con legno certificato sostenibile». Lo studio ha messo a nudo, dunque, l’impatto ambientale delle scelte dei consumatori.