Il fumettista in carcere a Malabo
Liberate Ramón Nsé!

Geniale fumettista, artista e disegnatore, insegnante di disegno, illustratore e fondatore della prima rivista a fumetti in Africa, attivista per i diritti umani: questo è Ramón Nsé Esono Ebalé, ennesimo intellettuale finito in una cella di quella che viene chiamata la Guantanamo della Guinea Equatoriale: il carcere Black Beach.

Non gradito al regime di Teodoro Obiang Nguema - presidente dal 1979 del piccolo paese, roccaforte di una delle più sanguinose derive totalitarie africane - l’artista vive da anni all’estero - risiede a El Salvador con la sua famiglia dopo aver vissuto a lungo in Paraguay -, dove ha sempre continuato a denunciare le nefandezze del regime guineano con la satira graffiante dei suoi disegni, in punta di matita.

È quindi molto conosciuto, sia in patria che in Europa. Ma a renderlo popolare nel mondo artistico legato al fumetto ha contribuito proprio l’Italia: nel 2005/2006 ha vinto infatti il primo Premio Africa e Mediterraneo per il miglior fumetto inedito di autore africano (Africa e Mediterraneo - Lai Momo editore).

Il riconoscimento, oltre a una somma di denaro, gli è valsa l’inclusione nel catalogo collettivo Africa Comics, prestigiosa antologia che ha proiettato molti autori verso il consolidamento di una brillante carriera nel settore. Il lavoro in francese per cui Esono è stato premiato da una giuria di esperti, è “Votez... encore et encore” (Votate… ancora e ancora), denuncia in testo e disegno le elezioni guineo-equatoriane, da sempre ridotte a mera parodia.

Tornato nel suo paese per quello che doveva essere il tempo strettamente necessario al rinnovo del passaporto, il 16 settembre scorso si è invece visto prelevare all’uscita di un ristorante da tre agenti della Seguridad del Estado, portato al commissariato centrale, quindi rinchiuso in carcere.

Secondo quanto sostengono i familiari dell’artista, nessuna accusa oggettiva motiva la detenzione, sostenuta solo dalle trite circonlocuzioni demagogiche del regime. A Esono, che davanti agli agenti si è definito "activista e artivista", è stata contestata la sua presa di posizione politica molto attiva, ma senza essere registrato a nessun partito di opposizione: cosa vietata, peraltro, in Guinea Equatoriale, e questo la dice lunga sull’insignificanza totale delle opposizioni nel paese.

Il nocciolo della questione è naturalmente la satira con cui l’artista mette a nudo la corruzione, la repressione e la povertà ad opera del clan Obiang, satira considerata calunniosa verso la figura del presidente e quindi punibile arbitrariamente, senza neppure il contraddittorio in un processo regolare.

Particolarmente indigesta al regime è "La pesadilla de Obi" (L’incubo di Obiang), graphic novel pubblicata da Esono nel 2014, che racconta le vicende di un personaggio ispirato al dittatore: il protagonista viene privato dal fato della sua posizione privilegiata di presidente del paese, ed è costretto a vivere come un qualunque cittadino “che patisce le conseguenze del regime da lui stesso creato”.

La novella è il proseguimento dell’instancabile lavoro di analisi, a volte anche molto cruda, che l’autore aveva già avviato sul suo blog “Las locuras de jamón y queso” (Le follie di prosciutto e formaggio), molto seguito anche in Guinea Equatoriale e per questo oscurato dal regime.

A tutt’oggi l’artista è ancora in carcere: il direttore della rivista online Diario Rombe sostiene che potrebbe uscire presto, in quanto un’azione esageratamente coercitiva o violenta verso Ramón Esono, personaggio ormai pubblico e stimato, potrebbe rivelarsi un boomerang mediatico di cui la dittatura non ha affatto bisogno, specialmente ora che si attendono nuove fasi del processo francese di Teodorin, figlio del dittatore. Ma altre volte il regime ha dato prova di efferata imprevedibilità, ed è purtroppo lecito aspettarsi qualunque epilogo a questa ennesima vicenda di sopruso.
Intanto la petizione lanciata online per la sua liberazione, ha già raccolto oltre 6.000 firme. Una richiesta al presidente e il suo governo di rilasciare immediatamente Ramón, #FreeNseRamon, è arrivata la settimana scorsa anche dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch.