PAROLE DEL SUD - LUGLIO 2017
Luisa, Francisco e la tivù

Accuse a Temer

Il presidente Michel Temer è sotto indagine da parte della polizia federale per corruzione passiva e per influenza diretta sull’ex presidente della camera dei deputati, oggi in prigione, al fine di scalzare la presidente Dilma Rousseff che ha governato dal 2011 al 2016.

 

Siccità del nordest

Problema storico nella regione più povera del Brasile, la siccità è stata affrontata con coraggio e importanti risultati grazie ad un programma del governo precedente che ha costruito un milione di cisterne per la conservazione dell’acqua piovana. Il governo attuale ha tagliato questo progetto.

Si chiude un altro giorno intenso, per dona Luisa e seu Francisco. Rientrano a casa stanchi. Lui ha passato la giornata in cerca di lavoro, è camionista ma la crisi ha tagliato molte opportunità. Si arrangia, quindi, improvvisandosi meccanico o manovale, a seconda delle occasioni. Nella vita precaria di periferia ha imparato a fare un po’ di tutto.

Luisa, invece, si è alzata all’alba per preparare salatini e una torta; è stata in piedi tutto il giorno, fuori dalla porta della scuola, cercando di vendere i suoi prodotti a professori e studenti (tra di loro, i suoi tre figli).

Rientrando in casa, la prima cosa che fanno è accendere la tivù: non hanno la voglia e la forza di dialogare; si sdraiano, passivi, sul sofà. Ascoltano, aspettano il tempo passare, ipnotizzati dalle immagini di un mondo di consumo irraggiungibile, ma che sembra lo stesso saziarli e consolarli: «Forse un giorno anche noi vivremo così».

Poi arriva il telegiornale: incastonato tra le due telenovela principali, anch’esso dipinge le sue verità e modella a suo modo la realtà. Da qualche mese il tema è la corruzione. Non la si può più nascondere, ma è ancora possibile offrirne un’interpretazione che manipola i fatti e intorbidisce le acque.

Luisa e Francisco non capiscono, non gli interessa più di tanto; s’è creato in loro un sentimento di sgomento e schifo, che alla fine allontana ancor più la politica dall’impegno popolare, indebolisce il contributo alla vita pubblica, mantiene nelle mani di pochi gruppi influenti la gestione di questo enorme e ricchissimo paese.

E così, si rafforza una condizione surreale: Michel Temer – presidente della repubblica senza nessuna legittimità dal 31 agosto 2016 (quando il voto del senato ha destituito la presidente eletta Dilma Rousseff), impopolare e con accuse gravissime sulle spalle – sta riuscendo ad inanellare riforme radicali che smontano sistematicamente il sistema di diritti costruito con tanta lotta e partecipazione popolare negli ultimi decenni.

Alcuni lo chiamano “il golpe dentro il golpe”. Tolta di mezzo la Roussef, il potere del grande capitale ridimensiona a proprio vantaggio i diritti del lavoro, cerca di tagliare le spese della previdenza pubblica, rimodella il sistema educativo e asciuga i finanziamenti al sistema sanitario.

Ritornano scene che pensavamo superate: gli ospedali non accettano più pazienti perché sono al limite dei fondi disponibili e sono a corto di farmaci, tanto che i medici chiedono alle famiglie di acquistarli e di portarli in ospedale…

Progetti importanti, come la lotta contro la deforestazione o la siccità nel nordest, sono stati praticamente eliminati. Malgrado i tagli, la crisi avanza e incide sempre più sulle famiglie povere: la disoccupazione aumenta e il valore dei salari è tornato ai livelli del 2012.

Non è in corso una disputa per il posto di presidente o un conflitto tra due partiti: si sta accentuando sempre più il conflitto tra l’1% dei magnati brasiliani e il 99% della gente.

Solo il movimento e la protesta popolare possono smontare le regole di questo gioco assurdo. Ma bisogna aiutare dona Francisca e seu João a scendere in piazza, ad alzare la voce…