AL KANTARA - APRILE 2017
Migranti e politiche neocoloniali

Africom

L’Afri(ca) Com(mand) è un programma del Pentagono, creato da George W. Bush nel 2008. Gestisce operazioni militari, raccoglie informazioni e si occupa di addestramento. Il suo centro operativo è a Stoccarda (Germania), ha basi aeree a Vicenza e una flotta militare a Napoli. 

 

L’immigrazione costituisce un’enorme sfida per la stabilità sociale e la sicurezza dell’Europa, la cui crisi politica dipende, in parte, da questo fenomeno. La popolarità dei partiti nazionalisti antieuropei e la possibilità di disgregazione dopo la fuoriuscita della Gran Bretagna – decisa dai suoi cittadini preoccupati per il loro futuro anche a causa dell’immigrazione – rischiano di compromettere l’avvenire dell’Ue.

Per l’Africa invece la migrazione è un vero dramma umanitario. Secondo l’Unicef, gran parte degli africani che cercano di raggiungere l’Europa fuggono dalle guerre e dalle difficoltà economiche. Nel 2016, 181mila profughi, di cui 25 mila minori, hanno raggiunto le coste italiane e 4.500 sono morti annegati (di cui 700 bambini). Il 90% di loro è partito dalla Libia, paese che dal 2011 si è trasformato nel principale punto di “smistamento” dell’immigrazione africana, e ciò a causa della guerra Usa/Nato che ha distrutto questo paese, costringendo gli stessi libici all’esilio a causa delle guerre tribali e del terrorismo.

In Europa l’opinione pubblica è tenuta all’oscuro dei motivi delle migrazioni. I mass media hanno di solito un approccio negativo nei confronti di questo fenomeno, limitandosi a descriverne gli effetti – veri o presunti – e omettendone sistematicamente le cause profonde.

Parte determinante della crisi dei profughi africani è da attribuire alle politiche neocoloniali dell’Occidente, guidate dagli Usa, che stanno strozzando il continente più ricco del mondo. Il neoliberismo selvaggio, supportato dal militarismo Usa, sta portando l’Africa a livelli di pauperizzazione mai registrati in passato. I conflitti che affliggono molti paesi sono spesso funzionali agli interessi degli americani e dei loro alleati europei. L’instabilità politica, di cui è complice l’élite locale corrotta, consente alle multinazionali occidentali di far man bassa delle materie prime. La guerra per i minerali “maledetti” dell’Rd Congo – che servono anche per fabbricare i telefonini – ha causato finora la morte di oltre 6 milioni di persone e oltre 2 milioni e mezzo di profughi. Il petrolio della Libia ha portato al caos e allo smembramento dello stato.

Con la scusa di gestire i conflitti armati interni e tra nazioni, e di lottare contro il terrorismo jihadista – problemi che hanno spesso a che fare con l’Intelligence delle potenze occidentali – l’Africa è oggi militarizzata dagli Usa attraverso Africom, unità militare creata appositamente. Basi e unità operative Usa si trovano in Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Gibuti, Etiopia, Gabon, Ghana, Kenya, Mali, Niger, Senegal, Somalia, Sud Sudan, Uganda. Il vero motivo in realtà è quello di difendere i propri interessi da concorrenti come la Cina e la Russia.

L’altro problema grave – oltre alla truffa legalizzata del debito estero – è l’accaparramento delle terre da parte delle multinazionali occidentali. Diversi governi africani hanno ceduto decine di milioni di ettari ai capitalisti stranieri che li sfruttano per speculazioni finanziarie o come piantagioni per bio-carburi e olio di palma, condannando così milioni di africani alla povertà.

Cosa farebbe un povero "Mario Rossi" se fosse nativo di quella parte disastrata del mondo?