Zimbabwe / La denuncia di HRW
Minori sfruttati nelle piantagioni di tabacco

Nella foto grande una donna ordina le foglie essiccate di tabacco ad Harare, con un bambino seduto vicino (HRW). 

Nella foto piccola le quattro regioni in cui è concentrata la maggior parte della produzione del paese.

I casi di lavoro minorile, sfruttamento e abusi di vario genere dilagano all’interno delle sterminate piantagioni di tabacco dello Zimbabwe. È ciò che emerge dall’indagine di due anni intitolata “A bitter harvest” (Un raccolto amaro), condotta dall’ong internazionale Human Rights Watch (HRW) e pubblicata la scorsa settimana.

Bambini anche di soli 11 anni lavorano all’interno delle piantagioni in condizioni pericolose per pagarsi le tasse scolastiche o per aiutare le loro famiglie. I giovani svolgono mansioni che minacciano la loro salute. Infatti, stando a quanto riportato dalla ricerca effettuata nelle quattro province responsabili di quasi tutta la produzione del paese, adulti e bambini sarebbero continuamente esposti a ingenti quantità di nicotina e pesticidi di vario tipo. In molti casi i lavoratori avrebbero raccontato di soffrire di sintomi tipici dell’avvelenamento acuto da nicotina (detto anche “green tobacco sickness”, malattia del tabacco verde) causato dal continuo contatto con le foglie di tabacco senza adeguate protezioni. Non ci sono prove sugli effetti a lungo termine, ma la ricerca sul fumo indica che l'esposizione alla nicotina durante l'infanzia e l'adolescenza può influenzare lo sviluppo del cervello.

La maggior parte dei minori lavora nelle piantagioni di tabacco di piccola scala. La riforma agraria attuata dall’ormai ex-presidente Robert Mugabe negli anni del suo regime, ha dato la possibilità di coltivare il tabacco a migliaia di cittadini zimbabwani per i quali è divenuto il principale mezzo di sostentamento. Gestiscono le loro terre a livello familiare e con scarsa manodopera, il che significa lavoro pesante per tutti i membri della famiglia. Quest’anno sono oltre 100 mila gli agricoltori informali registrati presso le istituzioni zimbabwane.

Alcune fra le più importanti multinazionali del tabacco, come la British American Tobacco, il gruppo Japan Tobacco o l’Imperial Brands, acquistano le piante di origine zimbabwana direttamente dai grandi coltivatori o attraverso le aste locali. Ed è proprio alle aste che molti bambini accompagnano le loro famiglie trasportando le grosse balle di foglie essiccate, dopo giorni di lavoro estenuante e nocivo nei campi.
Secondo i ricercatori di HRW, anche nelle coltivazioni su larga scala ci sarebbero numerosi abusi. Alcuni lavoratori stagionali intervistati affermano di essere spinti a lavorare un numero eccessivo di ore e obbligati a farlo pur non ricevendo lo stipendio per settimane o anche mesi. Una violazione delle leggi zimbabwane.

Lo Zimbabwe è il primo produttore di tabacco in Africa e il sesto al mondo (che esporta per lo più in Cina ed Indonesia) e questo settore genera più di 900 milioni di dollari di entrate in valuta estera. Entrate indispensabili per una nazione che begli ultimi anni ha vissuto una grave crisi finanziaria causata dalle politiche isolazioniste di Mugabe.

HRW ha analizzato la normativa in vigore oltre ad alcuni studi sulla salute pubblica e rapporti governativi. La legge in vigore in Zimbabwe fissa a 16 anni l’età minima per l’impego e a 18 quando si tratta di lavori pericolosi, ma senza alcun riferimento specifico riguardante il settore del tabacco.
L’ong per i diritti umani ha anche scoperto che ai lavoratori non verrebbe data alcuna informazione o addestramento su come proteggersi dall’avvelenamento da nicotina o da pesticidi tossici, né da parte delle istituzioni zimbabwane, né da parte delle aziende.

Non soltanto la normativa è molto carente riguardo alle protezioni sanitare in ambito agricolo, ma per controllare la sua applicazione ci sarebbero solo 120 ispettori del lavoro, in un paese dove la popolazione supera i 16 milioni di abitanti. Non ci si può sorprendere se le poche leggi non vengono rispettate.
Il presidente ad interim Emmerson Mnangagwa, favorito nelle prossime elezioni che si terranno in luglio, potrebbe partire da qui, visto che ha promesso che la sua amministrazione punterà molto sul settore agricolo per il rilancio del paese.

Dall’altro lato non può lasciare indifferenti l’atteggiamento lassista delle grandi multinazionali, che comprano la maggior parte del tabacco dallo Zimbabwe assicurando, a parole, che nella loro catena produttiva nessuno viene sfruttato a scapito della sua salute e dei suoi diritti, tantomeno dei minori.