L’inchiesta
Mozambico, export di eroina al top

Qui sopra: la via del commercio dall'Afghanistan all'Europa (clicca sull'immagine per ingrandirla).

 

Nella foto in alto: un sequestro di eroina in Mozambico.

“Il Mozambico sta assumendo un ruolo sempre più importante come hub nel commercio mondiale di droga, tanto che l’eroina (dopo il carbone) è diventata la seconda maggiore derrata di esportazione del paese”.

La preoccupante realtà è esaminata in un nuovo report realizzato da Joseph
Hanlon, giornalista britannico esperto di questioni mozambicane che studia attentamente il paese sin dalla sua indipendenza, nel 1975.

Nel documento, pubblicato dal Dipartimento per lo sviluppo internazionale della London School of Economics and Political Science (LSE), emerge che il traffico di eroina nell’ex colonia portoghese ha superato le quaranta tonnellate all’anno, arrivando a costituire una rilevante fonte di esportazione, con un impatto primario sull’economia locale stimato attorno ai cento milioni di dollari annui.

Un commercio conosciuto

La notizia non suscita particolare stupore poiché il ruolo del Mozambico nel traffico mondiale di droga, con i suoi confini porosi, la mancanza di governance in alcune aree e gli oltre 2.400 chilometri di costa sull’Oceano Indiano, preoccupa da anni le cancellerie occidentali.

Già nel 2001, in un articolo pubblicato su Metical, l’autore del rapporto denunciava il fiorire del business del traffico di eroina nel paese. Mentre nel 2009, alcuni documenti americani riservati pubblicati da WikiLeaks, avevano fatto emergere che il Mozambico era “il secondo paese africano più attivo per il traffico dei narcotici, dopo la Guinea Bissau”.

Un commercio illegale che per lungo tempo è stato controllato da due reti di narcotrafficanti che facevano riferimento ad altrettanti mozambicani di origine asiatica: Mohamed Bachir Suleiman (detto MBS) e Ghulam Rassul Moti, che come ampiamente documentato nel rapporto, hanno goduto delle più alte complicità a livello statale.  

Attività fiorente

Secondo quanto riportato nello studio, la situazione non è ancora migliorata, visto che “da 25 anni il traffico è controllato da alcune famiglie di commercianti locali ed è strettamente regolato dal partito di governo Frelimo. Mentre alcune compagnie marittime esercitano la loro attività senza alcun controllo e la corruzione risolve ogni problema, creando canali di transito alternativi”.

Inoltre, il volume di questo commercio illegale sarebbe in aumento a causa del giro di vite contro il narcotraffico attuato da Kenya e Tanzania, che ha spostato il transito dell’eroina verso sud.

Stando alle conclusioni dell’analisi, dopo essere stato prodotto in Afghanistan, lo stupefacente viene spedito via mare dal Pakistan in Africa orientale, per poi essere stoccato principalmente in Mozambico, snodo centrale della rete dell’eroina nella regione. Da qui i corrieri trasportano la droga per altri 3.300 chilometri fino a Johannesburg, da dove viene imbarcata sulle navi per giungere alla destinazione finale in Europa.

Risposte deboli

Nel frattempo i vertici del Frelimo e il presidente Filipe Nyusi hanno preso le distanze dal traffico di eroina e messo in atto qualche forma di repressione.

Ma l’uso di telefoni cellulari e Whatsapp hanno permesso l’affermazione di un traffico di eroina decentralizzato: allo stesso modo con cui possono noleggiare un taxi Uber, infatti, i trafficanti di eroina possono inviare un messaggio di WhatsApp e noleggiare una barca per far arrivare il loro carico in spiaggia e poi affittare un piccolo pick-up per portarla fino a Johannesburg.

Tutto questo, mentre il sempre più articolato sistema di corruzione consente ai narcotrafficanti di assicurarsi supporto a livello più locale, senza più bisogno di avere patrocinio politico in ambiti più elevati.

Immobilità internazionale

Finora, la comunità internazionale è rimasta sorprendentemente in silenzio davanti al dilagare del fenomeno. Secondo Hanlon perché i donors hanno preferito continuare a raffigurare il Mozambico come una storia africana di successo.

Un’immagine che però rischia di cambiare, dopo essere stata offuscata dalla scoperta di un debito nascosto di due miliardi di dollari - contratto dal governo con il Crédit Suisse e la seconda banca pubblica russa, VTB - di cui almeno la metà non è stata contabilizzata nel bilancio statale.

Inoltre, cresce l’allarme sul contrabbando di rubini e avorio, dietro al quale ci sarebbe la regia di un gruppo jihadista chiamato Al-Sunna wa Jama’ah, che sta destabilizzando la provincia settentrionale di Cabo Degado.

Forse, per i donatori internazionali è arrivato il tempo di smettere di considerare il Mozambico come una storia africana di successo.