Rieletto il presidente uscente
Nigeria, Buhari bis

Nella foto: sostenitori di Muhammadu Buhari sollevano le braccia vittoriosi davanti ai suoi manifesti elettorali a Kano, capitale dell'omonimo stato federale nel nord-ovest del paese. (Reuters)

Muhammadu Buhari, del partito All progressives congress (Apc), musulmano di etnia fulani, è stato rieletto presidente della Nigeria fino al 2023. 76 anni, dal 1983 al 1985 era stato a capo di un governo militare. Alla sua rielezione ha contribuito il dinamismo del suo vicepresidente Yemi Osinbajo, cristiano di etnia yoruba.

Buhari ha ottenuto il 56% dei consensi (15,2 milioni di voti) ed è stato votato nella parte settentrionale e occidentale della Nigeria, dove l’affluenza alle urne è stata più alta. Il suo cagionevole stato di salute non gli ha giocato, come in molti prevedevano, contro.

Il suo rivale, Atiku Abubakar, il tycoon già vicepresidente della Nigeria dal 1999 al 2007, del People’s democratic party (Pdp), ha ottenuto il 41% delle preferenze (11,3 milioni di voti). Nella parte meridionale e orientale del paese, dove l’affluenza è stata più bassa, gli elettori hanno votato per Abubakar, che non è riuscito, assieme al suo candidato alla vicepresidenza Peter Obi, cristiano di etnia igbo, a convogliare il malcontento diffuso nel paese.

Le elezioni presidenziali e parlamentari si sono tenute il 23 febbraio, a causa della decisione della Indipendent national electoral commission (Inec), all’ultimo minuto, di posticipare di una settimana la data delle elezioni per “problemi logistici”.

Le persone che avevano diritto al voto erano circa 84 milioni, la metà dei quali sotto i 35 anni. L’affluenza alle urne è stata di circa il 35%, mentre nel 2015 gli elettori che sono andati a votare sono stati il 44% degli aventi diritto. La dg, democracy generation, ovvero i giovani nati dopo il 1999 e cresciuti nella democrazia, non sono corsi alle urne per esprimere la loro voglia di cambiamento.

Terrorismo, secessionismo e conflitti etnici

Buhari ha promesso ai suoi elettori che proseguirà il cammino iniziato nel 2015, a partire dalla lotta alla corruzione.
Con riferimento alle questioni di sicurezza interna, ha promesso di contrastare le azioni del gruppo terroristico Boko Haram e della sua costola legata al sedicente Stato islamico (Islamic state west Africa province - Iswap), i cui attacchi terroristici, nella parte nord-est della Nigeria, si sono ripetuti anche durante il periodo elettorale. Nel sud-est, Buhari dovrà occuparsi della reviviscenza delle istanze secessionistiche di alcuni movimenti politici come l’Indigenous people of Biafra (Ipob) e il Movement for the actualization of the sovereign state of Biafra (Massob), che promuovono la creazione dello stato indipendente di Biafra e che minacciano l’unità nazionale.

Nella zona del Delta del Niger, ricchissima di petrolio, Buhari sarà nuovamente chiamato ad affrontare le rivendicazioni delle popolazioni indigene e a reprimere le azioni di gruppi armati come il Movement for the emancipation of the Niger Delta (Mend) e gli atti di pirateria marittima. Il suo governo, inoltre, dovrà occuparsi dei conflitti tra le comunità agricole e pastorali nella zona denominata Middle Belt, oltre che del violento banditismo diffuso in tutto il paese.

Economia, servizi e infrastrutture

Per dare una risposta al problema della disoccupazione giovanile e della povertà (secondo i dati della Banca Mondiale circa la metà della popolazione nigeriana vive in condizioni di estrema povertà), Buhari ha promesso di rivitalizzare e diversificare l’economia nigeriana, che dipende in modo pernicioso dall’industria dell’estrazione del petrolio.

Un’altra sfida importante sarà quella di migliorare le infrastrutture del paese e assicurare ad una più ampia fascia della popolazione l’accesso all’acqua potabile e all’energia elettrica, oltre che modernizzare il sistema scolastico e sanitario della Nigeria, che con oltre 3 milioni di persone colpite, è il secondo paese al mondo per numero di persone affette dal virus dell’hiv/aids.

Il partito di Abubakar, il Pdp, che ha dominato la vita politica nigeriana dal 1999 al 2015, non ha accettato il risultato elettorale e ha affermato che il conteggio dei voti è stato manipolato. Ciò potrebbe alimentare le violenze di natura politica, etnica e religiosa, oltre che provocare una crisi interna. Tuttavia, queste elezioni, dichiarate libere e regolari dagli osservatori nazionali e internazionali, rappresentano un passo importante verso il consolidamento della democrazia nel paese più popoloso dell’Africa.
Il 9 marzo si terranno le elezioni per il rinnovo di molti governatori e delle rispettive assemblee locali.