Vertice dei donatori in Mauritania
Nuove promesse al G5 Sahel

Al termine della conferenza di coordinamento dei paesi donatori del G5 Sahel, tenutasi il 6 dicembre a Nouakchott, in Mauritania, l’Unione europea ha annunciato un finanziamento pari a 125 milioni di euro per combattere l’insicurezza nella regione.

Il nuovo piano di aiuti europeo è stato confermato direttamente dal commissario europeo per la Cooperazione e lo sviluppo, Neven Mimica, il quale ha precisato che entro il 2020 la Commissione europea e i paesi UE avranno messo a disposizione 8 miliardi di euro per combattere il terrorismo e la povertà nel Sahel.

Il vertice, organizzato dai paesi membri del G5 Sahel (Mauritania, Mali, Ciad, Niger e Burkina Faso) per finanziare la Strategia di sviluppo e sicurezza (SSS) adottata nel 2016, è stato aperto dal presidente mauritano Mohamed Ould Abdel Aziz che, dopo aver invitato la comunità internazionale ad investire nella regione, si è concentrato sulle problematiche che affliggono l’area, sostenendo che «il terrorismo, la criminalità transnazionale, il traffico di droga e la mancanza di sicurezza nella regione del Sahel sono causati da ingiustizia, emarginazione, sottosviluppo, assenza di istruzione e disoccupazione giovanile».

Complessivamente, al termine della conferenza, gli annunci di finanziamenti (partner, donatori e investitori) ammontano a più di 2 miliardi di euro destinati al Programma di investimenti prioritari (PIP), ai quali si aggiungono ulteriori impegni per la Joint Force da parte dell’Arabia Saudita per 50 milioni di dollari. Riad in totale ha annunciato un versamento di 100 milioni di dollari, l’altra metà dei quali, destinata al PIP.

Nonostante la soddisfazione espressa dai diversi rappresentati per il piano di sostegno economico messo a punto nel corso dell’incontro, rimangono alcune preoccupazioni ed incertezze sulla corretta e tempestiva erogazione dei finanziamenti. Gli aiuti previsti dal vertice di Bruxelles dello scorso febbraio, infatti, sono stati erogati solamente in parte.

Come denunciato il 12 novembre dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres nel suo rapporto al Consiglio di Sicurezza, infatti, solo il 46% circa dei 414 milioni di euro promessi al termine del vertice è stato effettivamente versato. Durante lo stesso consiglio, il segretario ha poi definito la diffusione dell'insicurezza in varie zone della regione, come «particolarmente preoccupante», sostenendo che «i confini stanno diventando più porosi».

Al contempo, in un incontro con i ministri della Difesa francese e tedesco, il capo della forza anti-terrorismo del G5 Sahel, il generale mauritano Hanena Ould Sidi, ha lamentato la carenza di equipaggiamento militare per far fronte all’avanzata delle forze jihadiste.

La regione africana è attraversata da un’ormai costante instabilità legata ai cambiamenti climatici - causa di malnutrizione, aumentata del 50% rispetto al 2017 - all’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità e all’insicurezza, provocata dall’azione di criminali e gruppi terroristici che si muovono attraverso le frontiere dei diversi paesi e contro i quali sono impegnate le forze francesi dell’operazione Barkhane e le Nazioni Unite con Minusma.