ALTRE AFRICHE
Radio sempre al top

Un sacerdote, in una missione dell’interno della Tanzania, che armeggia con una vecchia radio per mettersi in contatto con un confratello in un’altra località isolata. È una delle immagini che mi tornano in mente ripensando al mio primo viaggio in Africa, più di dieci anni fa.

Allora mi colpì perché mi sembrò stereotipata, in un paese certo non tra i più ricchi del continente, ma dove già non era difficile, anche nelle zone rurali, vedere telefoni cellulari in mano a persone comuni. Eppure, ancora oggi, nell’epoca di Internet mobile e delle app, sarebbe difficile sottovalutare l’importanza che questo mezzo di comunicazione – vecchio di oltre un secolo – svolge nel continente.

I dati parlano da soli. Secondo l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, appena il 18% delle famiglie africane ha oggi accesso alla Rete: molte meno di quelle che possiedono un apparecchio radio. Queste, già nel 2011 – secondo l’organizzazione non governativa canadese Farm Radio – erano più del 75%.

Ecco quindi il primo, grande vantaggio della radio rispetto ad altri media: poter raggiungere chi è tagliato fuori da forme diverse di comunicazione, magari per ragioni culturali. “La radio rende più facile raggiungere - ad esempio - chi vive in una baraccopoli e magari ha difficoltà a leggere” mi spiegò, durante un viaggio in Kenya, Sheila - allora giovane giornalista di un programma radiofonico diffuso proprio negli slum di Nairobi.

Storie ed esempi, in questo senso, potrebbero moltiplicarsi. Si va dai fedeli cattolici sintonizzati, a Natale, sulle frequenze delle radio diocesane, per poter ascoltare la Messa a cui altrimenti non potrebbero partecipare – come mi capitò di vedere in Zambia alcuni anni fa - alle donne, che in molte parti del continente hanno meno possiblità di lavorare fuori casa e dunque di ricevere istruzione e informazioni.

Oppure, si può pensare ad agricoltori e pescatori che possono ottenere suggerimenti preziosi sulle tecniche di lavoro ma anche informazioni meteo più precise sulla zona in cui si trovano. Ed è questo il secondo vantaggio della radiofonia ‘africana’: essere composta spesso di stazioni comunitarie, cioè organizzate con la partecipazione della comunità stessa e un’attenzione ai problemi della realtà locale, a differenza delle grandi emittenti – statali o private – dall’impostazione inevitabilmente più generalista.

Il rapporto stretto con gli ascoltatori, poi, può essere benefico per la stessa emittente. Lo sanno bene i giornalisti della radio locale di Kibombo, nell’est della Repubblica democratica del Congo, che proprio grazie alla fiducia e alla collaborazione degli agricoltori locali, hanno trovato il modo di rendere sostenibile la loro attività: iniziando, grazie a un piccolo investimento, un’attività di coltivazione e vendita di riso, con cui pagano i costi delle apparecchiature e una parte dei salari dei giornalisti.