AFR100 Nigeria
Risanare la terra

Marta Gatti è autrice del blog Mabele la terra sotto i piedi

4 milioni di ettari di terra degradata da recuperare entro il 2030. E’ questo l’obiettivo ambizioso che si è posta la Nigeria, insieme ad altri 26 paesi africani. L’iniziativa nigeriana si inserisce nell’African Forest Landscape Restoration Initiative (AFR100) che prevede di rigenerare 100 milioni di ettari di terra impoverita in Africa entro il 2030. Lo scopo è quello migliorare la fertilità del terreno e assicurare, attraverso la salubrità dei suoli, la mitigazione del cambiamento climatico. Il suolo infatti, oltre a garantire il nutrimento alla popolazione mondiale, conserva gran parte del carbonio, riducendo la sua emissione e quindi la presenza di gas serra nell’aria. Il terreno degradato, invece, perde la capacità di stoccare carbonio e lo rilascia in atmosfera.

Secondo i dati raccolti dalla Global Soil Week, la conferenza internazionale per il benessere dei suoli, nel continente africano più di 500.000 chilometri quadrati di terreni vengono erosi ogni anno. L’impoverimento dei suoli è in gran parte dovuto all’incidenza dei cambiamenti climatici, alla salinizzazione, alla deforestazione, all’inquinamento e all’erosione.

L’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di combattere il fenomeno della desertificazione, nel suo report dedicato alla situazione attuale, sottolinea come nel 2025 due terzi della popolazione mondiale rischi di vivere in aree del globo in cui approvvigionarsi di acqua sarà sempre più difficile. Tra le zone interessate dalla scarsità idrica c’è anche il lago Ciad. Il bacino è una fonte d’acqua essenziale per: Ciad, Niger e Nigeria. Oltre alla riduzione delle risorse idriche, il continente sta vivendo anche un calo della capacità produttiva sul 20% delle coltivazioni, ma anche i pascoli sono sempre meno rigogliosi. Tra le cause che limitano l’accesso al suolo, le Nazioni Unite indicano anche il land grabbing. Il rapporto sottolinea come l’accaparramento di terre abbia coinvolto circa 12 milioni di persone nel mondo, che hanno perso la loro fonte di sostentamento.

AFR100 è nata dalla partnership di più di 20 paesi africani, di organizzazioni specializzate nel supporto ambientale e di soggetti finanziatori. Un miliardo di dollari arriva dal maggiore investitore internazionale: la Banca Mondiale. Contribuiscono all’iniziativa anche partner privati che sostengono ARF100 con più di 400 milioni di dollari. Si tratta di aziende che puntano alla mitigazione del cambiamento climatico attraverso il business, nei settori forestale e agricolo. Una delle aziende finanziatrici converte terra degradata in piantagioni certificate di bambù. La Green World Ventures opera in Nigeria e punta al miglioramento della qualità dei suoli attraverso la coltivazione e la lavorazione di prodotti agricoli che crescono in fretta e resistono alla siccità.

L’impegno nigeriano a combattere l’avanzare della desertificazione non è nuovo. Il paese africano, infatti, ha aderito anche al progetto del grande muro verde, che ambisce a far crescere 8.000 chilometri di vegetazione attraverso il continente, nella regione del Sahel. L’iniziativa, nata nel 2007, è stata adottata dall’Unione Africana e prevede la creazione di una frontiera all’avanzata del deserto attraverso alberi, prati, e aree agricole. Con questo sistema la Nigeria, secondo i dati delle Nazioni Unite, avrebbe recuperato circa 5 milioni di ettari.