Tunisi, la bicicletta per tutti
Rivoluzione su due ruote

Un moto di cambiamento attraversa, pedalando, le strade di Tunisi: è quello della Vélorution (parola che unisce bici e rivoluzione), un movimento internazionale nato in Francia che da un anno e mezzo ha fatto capolino nel mondo associativo del paese nordafricano. Un modo per riappropriarsi degli spazi cittadini, per inquinare meno e come alternativa ai mezzi di trasporto pubblici, non sempre efficienti per il caotico traffico cittadino e spesso causa di forte stress.

«La prima volta, in aprile 2017, abbiamo lanciato un evento tra semplici amici», spiega a Nigrizia Hamza Abderrahim, 27 anni, presidente dell’associazione tunisina Vélorution. «Un mese dopo abbiamo mediatizzato l’evento tramite facebook e si sono presentate circa 300 persone. La polizia pensava fosse una manifestazione non autorizzata e non voleva farci partire, ma i partecipanti hanno cominciato a protestare gridando: “Spostatevi e fateci pedalare!” Quel giorno abbiamo capito che c’era un grande potenziale e così abbiamo creato la nostra associazione».

Nata ufficialmente a novembre 2017, Vélorution Tunisie non si limita ad organizzare biciclettate per la città ogni mese, ma lavora dal punto di vista culturale per cambiare la mentalità tunisina: «La bicicletta è considerata soprattutto un mezzo di trasporto per poveri, invece rappresenta una soluzione globale per lottare contro l’inquinamento, i problemi di salute e la crisi economica. Operiamo per far cadere questi pregiudizi: vogliamo che andare in bici sia alla portata di tutti e considerata una cosa normale», prosegue Abderrahim.

Con il partenariato dell’Istituto francese a Tunisi, che ha finanziato l’acquisto delle prime bici, l’associazione ha lanciato la vélo école, una scuola dove una volta a settimana insegnano ad andare in bicicletta. Un’iniziativa che ha riscosso immediatamente un enorme successo: più di 60 persone in tre mesi e più di 200 in lista d’attesa, la maggior parte donne. «Ricordo Salwa, 59 anni - racconta ancora Abderrahim - all’inizio era titubante, pensava che non ce l’avrebbe fatta. Alla quarta lezione si stava arrendendo, ma alla quinta ci è riuscita. Era molto contenta: aveva realizzato il suo sogno di bambina. E sono tante le testimonianze di questo tipo».

Le biciclette utilizzate, poi, sono tutte tunisine: l’idea, infatti, è anche di promuovere l’economia locale, dato che in Tunisia vi sono diverse fabbriche di bici, perlopiù esportatrici. «Sono stata tra le prime persone a beneficiare di questi corsi», racconta Dhekra Mensi, giornalista. «Ora sono completamente indipendente e la uso spesso per fare la spesa e spostarmi in città».
Ali Bahnini, 49 anni, docente d’inglese all’Università di Carthage, si è messo in gioco con moglie e figli: «Utilizzare la bici significa evitare lo stress della guida e avere un comportamento ecologico. La gente mi guarda ammirata quando vede tutta la famiglia in sella». «Andare in bici dà un senso di libertà e positività», aggiunge Nesrine Smida Abassi, 40 anni, dipendente in una società di produzione audiovisiva.

Oltre alla vélo école, da poco l’associazione ha lanciato anche il vélo tandem, un progetto per permettere ai non vedenti di andare in bici accompagnati; culture by bike, in cui ci si organizza per andare al cinema in bicicletta, e il più turistico Visit Tunis by bike, con visite alla medina di Tunisi.

Infine, è in programma la creazione di un ufficio di Vélorution a Kasserine, una regione svantaggiata del paese, grazie all’appoggio della fondazione Friedrich Ebert Stiftung Tunisie. «Per il 2019 puntiamo a raggiungere tutte le regioni», conclude Abderrahim. «Vogliamo che Tunisi sia un modello pilota da esportare nel resto del paese. Stiamo dialogando con le autorità, chiedendo più piste ciclabili (presenti solo nelle zone turistiche), per rendere gli spostamenti quotidiani più agevoli e sicuri. Ci piacerebbe anche creare un centro che raggruppi tutti i ciclisti, con un café vélo, un atelier di riparazione, una sala conferenze e promuovere il cicloturismo in tutto il paese».