Libia, la società civile chiede sostegno
Rompere l’isolamento

Foto: Manifestazione contro la violenza, Tripoli - 10 maggio 2013

Il 21 e 22 marzo prossimi il Consiglio dei diritti umani dell’Onu discuterà dei diritti umani e della situazione umanitaria in Libia. In vista di questo appuntamento, le organizzazioni della società civile libiche della “Piattaforma”, hanno intrapreso una visita in alcuni paesi europei e all’Unione Europea per sensibilizzare istituzioni e società civile. Una piccola delegazione ha fatto visita in Italia alla fine della settimana scorsa, incontrando esponenti del governo, in particolare il viceministro degli Esteri, Mario Giro, della società civile.

La “Piattaforma” è una coalizione di una quindicina di organizzazioni impegnate nel campo dei diritti umani, della pace, della libertà di stampa e della gioventù, che nel settembre scorso si sono ritrovate, con il sostegno dell’Istituto di studi sui diritti umani del Cairo (Cihrs), per fissare alcuni obiettivi della loro azione futura.

La motivazione di fondo è quella di rompere l’isolamento vissuto da queste organizzazioni, di creare uno spazio sicuro entro cui intraprendere un dialogo, e di raggiungere la capacità di monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani, di rafforzare il proprio ruolo e la propria partecipazione alla costruzione di una transizione pacifica verso la democrazia.

Le organizzazioni della “Piattaforma” si rivolgono in primo luogo al governo e al parlamento libici, perché cessino le violazioni dei diritti umani, garantendo libertà di stampa e sicurezza per tutti.

Alla comunità internazionale chiedono soprattutto di investigare sulle violazioni dei diritti fondamentali e sui crimini contro l’umanità. Al prossimo Consiglio dei diritti umani dell’Onu chiedono di prevedere un meccanismo per la salvaguardia delle libertà in Libia.

Si tratta di un compito enorme e complesso, data la debolezza della società civile organizzata, che solo dopo la caduta di Gheddafi ha iniziato a costruirsi liberamente, ma che al tempo stesso è stata costretta a lasciare il paese in mancanza delle condizioni di sicurezza per muoversi liberamente. I difensori dei diritti umani sono infatti troppo spesso vittime di attacchi. Per questo le organizzazioni libiche, cercano alleanze con la società civile dei paesi europei per sostenere il proprio ruolo.

Le organizzazioni chiedono soprattutto di cambiare la visione nei confronti del paese. Sono particolarmente critici nell’insistenza della comunità internazionale nel chiedere lo svolgimento di elezioni, senza che ci siano reali possibilità di monitoraggio e condizioni minime di sicurezza. L’accordo voluto dall’Onu si è dimostrato fragile, il governo di Serraj è debole e controlla solo una parte del paese. Oggi ci sono tre autorità rivali (Serraj, il gen Haftar e l’ex premier Ghwell) e una moltitudine di milizie e gruppi paramilitari che dettano legge sui territori di pertinenza, in un contesto di sostanziale impunità.