Rapporto Onu su minori e conflitti armati
Sempre più bambini soldato

Il rapporto “Children and armed conflicts” (Bambini e conflitti armati), presentato nei giorni scorsi al Consiglio di sicurezza dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, fa il punto sulla condizione dei minori nelle aree di conflitto durante il 2016. Ne esce un quadro devastante, spesso in netto peggioramento rispetto all’anno precedente.

Complessivamente, sono state documentate e verificate almeno 4.000 violazioni dei diritti dei minori da parte di forze governative e 11.500 da parte di forze armate diverse, tra organizzazioni di opposizione e gruppi terroristici. Si stima che nella realtà siano molte di più, dal momento che numerose aree di conflitto non sono raggiungibili da ricercatori e attivisti incaricati di raccogliere le testimonianze necessarie sui casi denunciati. Molte violazioni, inoltre, non vengono neppure riportate a causa della paura di ritorsioni e della situazione caotica in cui la popolazione vive.

Preoccupante anche la situazione del reclutamento di minori, che non accenna a diminuire nonostante gli accordi stipulati con numerose forze in conflitto, compresi i governi. Anzi, in alcuni casi, come la Somalia e la Siria, i minori reclutati per operazioni militari sono più che raddoppiati rispetto allo scorso anno.

Anche in Sud Sudan sono stati registrati 1.022 nuovi bambini soldato, nonostante gli sforzi dell’Unicef e di Ong locali e internazionali per il recupero e il reintegro sociale delle migliaia di minori già operativi nei diversi gruppi armati, compreso l’esercito governativo.
Le bambine, inoltre, sono state oggetto di numerosi casi di violenza sessuale, in particolare in Nigeria, nella Repubblica democratica del Congo, in Somalia, in Sudan e in Sud Sudan. Durante il 2016 si sono registrate anche numerose distruzioni di strutture scolastiche e l’uso di molte altre per l’accantonamento di soldati regolari e miliziani. Questo ha drammaticamente limitato l’accesso all’istruzione nelle zone di conflitto.

Il numero maggiore di violazioni dei diritti dei bambini è stato registrato in Afghanistan, Siria, Yemen e in diversi paesi africani, in alcuni dei quali si registra un netto peggioramento rispetto all’anno precedente.

Rd Congo

E’ il caso, ad esempio, della Repubblica democratica del Congo, dove gli episodi di gravi violazioni sono stati 2.334, il 75% in più rispetto al 2015. 124 bambini sono rimasti uccisi e 116 menomati per sempre mentre 170 bambine, e un ragazzino, hanno subito violenza sessuale. 492 minori, 63 dei quali bambine, sono stati reclutati da diversi gruppi armati. L’82% dei reclutamenti è avvenuto nella martoriata provincia orientale del Nord Kivu. Tra i bambini reclutati, 129 avevano meno di 15 anni. Anche qui si è riscontrato un aumento significativo anche degli attacchi a scuole ed ospedali che nel corso del 2016 sono stati rispettivamente 51 e 17.

Somalia

La situazione è gravissima anche in Somalia, dove i minori morti o mutilati sono stati 1.121. 42 di questi sono rimasti vittime in operazioni militari della forza di pace Amisom; 11 in bombardamenti dell’aviazione keniana; 1 in un bombardamento americano; 146 in operazioni dell’esercito somalo. 290 i minori sarebbe stati uccisi o feriti dal gruppo terroristico al-Shabaab che ne avrebbe perfino giustiziati 30, accusati di essere spie. Le milizie dei clan e altri gruppi locali sarebbero responsabili di altre 625 vittime. 1.915 sarebbero invece i bambini reclutati per operazioni militari, più del doppio dell’anno precedente. Particolare preoccupazione suscita l’alto numero di minori vittime nelle operazioni della missione di pace, accusata da Michael Keating, speciale rappresentante del segretario generale Onu nel paese, di gravi abusi e violazioni dei diritti umani in generale.

Sud Sudan

In Sud Sudan le condizioni dei minori non sono certo migliori, anche se la situazione rimane stazionaria rispetto all’anno precedente. Cambiano però le zone del paese dove le più gravi violazioni sono state verificate. Nel 2016 sono stati i bambini del Western Bahr el Gazal e dell’Equatoria Centrale a subirne il maggior numero, mentre negli anni precedenti erano stati quelli di Unity, Nilo Superiore e Jonglei. I bambini uccisi o mutilati sono stati complessivamente 179. A questi vanno aggiunti 142 casi di violenza sessuale di cui sono state vittime le bambine. Sono state attaccate anche 17 scuole e 28 presidi sanitari. Secondo il rapporto, la maggior parte degli episodi si è verificato nella regione dell’Equatoria ad opera dell’esercito governativo che avrebbe invece il dovere costituzionale di proteggere la popolazione civile.

Sudan

Per quanto riguarda il Sudan, continuano gli abusi sui minori in Darfur, Sud Kordofan e Nilo Blu, in linea con quanto successo negli anni precedenti, nonostante il governo di Khartoum sostenga che la situazione è ormai normalizzata, e la comunità internazionale prenda per buone le sue assicurazioni.

Virginia Gamba, speciale rappresentante del segretario generale per la condizione dei bambini nei conflitti armati, ha dichiarato: “Il livello delle violazioni di cui sono vittime i bambini è del tutto inaccettabile ed è solo indicativo del grado di sofferenze dei minori, dal momento che le difficoltà di accesso limitano la nostra possibilità di avere un quadro completo”. “Questi abusi - ha aggiunto - hanno un impatto drammatico non solo sulla vita dei bambini, ma anche sulla coesione sociale nei paesi in conflitto e sulla pace e sicurezza globali”.