Spese militari / Rapporto SIPRI 2018
Sempre più trasparente l'Africa subsahariana

«Il livello di trasparenza delle spese militari nei paesi dell’Africa sub-sahariana ha fatto registrare buoni progressi, sensibilmente superiori alle aspettative degli esperti». Lo certifica un nuovo rapporto pubblicato dall’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI), secondo cui, fra il 2012 e il 2017, un totale di 42 su 47 paesi esaminati hanno pubblicato, in tempi brevi, almeno un documento finanziario ufficiale sul sito online del ministero delle Finanze o siti istituzionali, con finalità di trasparenza.

Il SIPRI ha raccolto informazioni sulla spesa militare relative al 2017 per 41 dei 47 Stati sub-sahariani, ben 38 dei quali hanno pubblicato documenti ufficiali nel bilancio governativo. Tuttavia, solo dieci stati hanno redatto una serie completa di dati annuali per il periodo 1970-2017.

I dati disponibili indicano che la spesa è relativamente più alta in Sudan, Sudafrica, Angola e Nigeria. In media, gli stati della macroregione hanno impiegato l’1,7% del loro Prodotto interno lordo (Pil) in spese militari. Per operare un confronto, secondo la Banca Mondiale, nel 2017 la Germania ha destinato l’1,2% del proprio Pil agli armamenti.

Nigeria giù, sale il Mali

Secondo il rapporto, la spesa militare dei paesi sub-sahariani varia notevolmente. Ciò è dovuto principalmente a due fattori: il calo dei prezzi delle materie prime e il rischio dello scoppio di conflitti armati nella regione. La diminuzione dei prezzi del petrolio, che ha colpito in particolare la Nigeria, ha comportato una drastica riduzione delle spese militari. 

Al contrario, i nuovi conflitti hanno prodotto un aumento delle spese militari in alcuni Stati sub-sahariani. Ad esempio, tra il 2014 e il 2017 il Mali, per la lotta contro i gruppi jihadisti, ha aumentato le sue spese militari del 152% (275 milioni di dollari).

Gli esperti dell’Istituto di Stoccolma hanno rilevato che uno degli Stati dove si è registrato un notevole miglioramento sulla diffusione dei dati inerenti i capitoli di spesa destinati alle Forze armate è la Repubblica Centrafricana.

Il paese ha dimostrato un maggiore controllo e affidabilità nelle relazioni di bilancio relative alle spese militari, evidenziati in una più accurata stesura del processo di formulazione del bilancio ufficiale e nella pubblicazione trimestrale e biennale di relazioni sull’esecuzione del medesimo bilancio. Mentre persistono ancora alcune lacune relative all’accesso e alla disaggregazione dei dati. Nel complesso, però, la trasparenza delle spese sostenute dal Centrafrica nel settore militare è notevolmente aumentata, nonostante dal dicembre 2012 sia in atto un conflitto che ha attraversato varie fasi.

Il "caso" Botswana

In controtendenza con i risultati del report, tre paesi africani: Guinea Equatoriale, Eritrea e Gibuti, non hanno pubblicato una sufficiente quantità di informazioni sulle spese militari sostenute in diversi anni. La situazione peggiore si registra in Guinea Equatoriale che nel 1996-2006, 2010-13, e 2015 non ha osservato alcun criterio di trasparenza in materia; mentre l’Eritrea dal 2004 e Gibuti dal 2009 omettono di rendere visibili le spese militari.

Il rapporto dedica un focus al Botswana, uno dei pochissimi paesi che ha evidenziato un deterioramento della trasparenza nella rendicontazione dei costi sostenuti per il settore militare. Nella nazione dell’Africa australe, le relazioni di bilancio ufficiali sono sempre più difficili da ottenere e non esiste quasi nessun rapporto governativo sulle forniture di armamenti e sulla politica di difesa nazionale.

Secondo l’Istituto svedese i recenti sviluppi politici e militari costituiscono evidenti campanelli di allarme. Il timore è che il paese possa abbandonare l’attuale ed efficiente sistema di governance, per intraprendere una deriva totalitaria. Come dimostra la repressione contro i giornalisti che continuano a subire intimidazioni e vessazioni da parte delle autorità di Gaborone.

La relazione evidenzia inoltre che sono state sollevate interrogazioni in parlamento sull’aumento delle risorse destinate al settore militare. Il Botswana ha infatti registrato il terzo incremento percentuale più elevato per il settore nella spesa corrente tra il 2014 e il 2017.

La spesa militare è cresciuta del 60% (182 milioni di dollari) in questo quadriennio, con diversi appalti militari stipulati con Svizzera e Francia. Un aumento anomalo rispetto al fatto che il Botswana si trova in una delle aree dell’Africa con il minore rischio bellico, oltre ad essere uno dei pochi paesi della macroregione sub-sahariana a non essere mai stato coinvolto in un conflitto armato.

Nel complesso, la positiva valutazione raggiunta dal SIPRI sulla crescente trasparenza delle spese militari nella regione sub-sahariana, depone in favore dello sviluppo democratico generale dell’Africa, a condizione però che nei prossimi anni la tendenza continui.