TATALITA - OTTOBRE 2017
Si uccide nel silenzio dei più

L'Osservatorio dei media centrafricani

È stato creato nel dicembre del 2005 per iniziativa dell’Unione dei giornalisti del Centrafrica. Ha l’obiettivo di proteggere l’indipendenza dei giornalisti e il pluralismo dell’informazione. Promuove anche le buone pratiche in seno alla professione.

 

Vincent Mambachaka

Ambasciatore della cultura centrafricana, dirige a Bangui un centro di formazione all’arte e allo spettacolo: Espace Lingatéré. La sua lettera aperta è un atto di accusa nei confronti di una classe politica incapace e indifferente alle sorti della gente.

Si uccide... Silenzio! Ma siccome si tace, tutto va bene.

 

Quando la situazione impedisce qualsiasi forma di azione fisica, liberare la parola è un gesto rivoluzionario e l’unico che resta per cercare ostinatamente di cambiare la realtà. Ciò avviene in una società immobilizzata e in una Chiesa letargica (intendo come popolo di Dio, perché un individuo che si esprime è solo una parte di quella Chiesa).

Quante volte ho sentito il corpo fremere e i battiti accelerare ascoltando coraggiose trasmissioni radiofoniche o leggendo articoli chiari, senza giri di parole su quello che avviene qui. E quante volte ho condiviso la frustrazione e la rabbia di un’informazione ipocrita o falsa veicolata da alcuni organi istituzionali.

In Repubblica Centrafricana, dall’inizio della guerra civile nel 2013 ad oggi, la situazione è peggiorata e continua a deteriorarsi. Radio e redazioni di giornali sono state saccheggiate o distrutte, numerosi i giornalisti minacciati, gettati in carcere senza rispettare alcuna procedura o addirittura uccisi. Le minacce dei gruppi armati o di elementi vicini al potere creano costanti difficoltà ai giornalisti più coraggiosi. Il tarlo della corruzione e della calunnia divide le redazioni.

L’Osservatorio dei media centrafricani (Omca), finanziato dalla ong statunitense Internews, pubblica periodicamente dei rapporti sullo stato di salute dell’informazione. Internews dichiara che il suo scopo è favorire il ripristino della fiducia tra governanti e governati. Ma in questo paese non devi mai criticare il potere, altrimenti sarai accusato di voler dividere la nazione, di incitare all’odio e di remare contro lo sviluppo.

Un recente rapporto dell’Osservatorio sottolinea che si stanno facendo passi indietro. Per gli spiriti un po’ più critici, questo è il termometro di una censura che prende piede e di una dittatura che si sta instaurando inesorabilmente.

“Silenzio, si uccide!” È il titolo di una lettera aperta, firmata da Vincent Mambachaka, un noto artista e regista centrafricano, e pubblicata lo scorso 18 agosto in seguito alla morte del fratello Bruno nella città di Bangassou, vittima degli effetti collaterali della crisi che perdura nella regione. Decine di migliaia le persone in fuga, un numero non precisato di morti, carneficine atroci e il silenzio delle autorità che si esprimono solo per fare le condoglianze in caso di morte dei militari dell’Onu, accusati dalla popolazione di grave complicità con i ribelli, perlopiù stranieri a predominanza musulmana.

Alcuni giornalisti cristiani cercavano di alzare la voce per raccontare che cosa sta accadendo, ma un decreto dell’Alto consiglio della comunicazione ha sospeso, a partire dal 29 giugno scorso, su tutto il territorio nazionale, ogni trasmissione di carattere politico (senza dire quali siano e che cosa significhi “politico”), diffusa dalle radio confessionali. Nessun responsabile di nessuna confessione religiosa ha reagito ufficialmente. Sarebbe questo favorire la coesione sociale? Si lascia uccidere, si lascia che i fedeli restino nelle chiese o pensino solo a seppellire in fretta i corpi martoriati e a salvarsi la pelle, se possono.

E pensare che Dio ha creato il mondo attraverso la Parola, ha inviato dei profeti a parlare per lui, il suo Verbo si è persino fatto persona...