al-Shabaab contro Stato islamico
Somalia, aumenta lo scontro inter-jihadista

Come preannunciato nello scorso novembre su nigrizia.it, lo scontro in atto tra il gruppo qaedista al-Shabaab e la fazione scissionista fedele al sedicente Stato islamico in Somalia (ISS-Abnaa ul-Calipha) si sta intensificando. Lo dimostra il costante aumento registrato da dicembre del numero degli attacchi operati dai militanti di al-Shabaab contro i combattenti filo-Isis nella zona montuosa di Bari, una delle due regioni dello Stato semi-autonomo del Puntland, nel nord-est della Somalia.

Funzionari della sicurezza locale hanno riferito che la scorsa settimana l’ala del gruppo estremista somalo fedele ad al-Qaeda ha preso il controllo di due roccaforti dell’ISS: l’area dei pozzi d’acqua di El Miraale, dove si sono concentrati gli scontri, e il villaggio di Dhadaar, a sud della città di Candala.

Abdi Hassan Hussein, l’ex capo dei servizi segreti del Puntland, ha spiegato che nonostante i miliziani fedeli all’ex Califfato si stiano ritirando, i combattimenti sono ancora in corso. Secondo Hussein, l’obiettivo finale di al-Shabaab è di assumere il controllo dell’intera area montuosa di Bari. Dopo aver avuto la peggio con i jihadisti dell’ISS nel corso degli scontri della prima metà di dicembre, i miliziani qaedisti si sono riorganizzati e hanno lanciato una nuova offensiva all’inizio della scorsa settimana. 

Pressione doppia sui civili

Oltre a contendersi il controllo del territorio, entrambe le fazioni in lotta stanno estorcendo denaro alle attività commerciali della zona. Da lungo tempo al-Shabaab si sovvenziona attraverso l’imposizione di tasse ed estorsioni alle imprese somale, mentre la branca fedele allo Stato islamico ha iniziato a mettere in atto questo sistema di finanziamento alla fine del 2018.

I seguaci del Daesh hanno cominciato a esigere forti somme di denaro da diverse aziende nel Puntland. E quando qualcuno ha provato a resistere alle richieste, i miliziani dell’ISS hanno iniziato a colpire gli imprenditori, uccidendone almeno una mezza dozzina nell’arco di poche settimane.

Al-Shabaab ha interpretato tutto questo come una sfida diretta e ha lanciato una nuova fatwa, giurando di distruggere la branca dello Stato islamico in Somalia. Tanto che il portavoce del gruppo somalo Ali Mohamoud Dhere ha equiparato lo Stato islamico a un “cancro” e, in un comunicato diffuso a dicembre, ha esortato i combattenti di al-Shabaab ad “annientare” i militanti dell’ISS.

Secondo Hussein Sheikh Ali, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente somalo Mohamed Abdullahi “Farmajo”, gli scontri tra le due fazioni hanno raggiunto una fase di stallo e sebbene al-Shabaab sia più potente e strutturato, l’ISS ha dimostrato di essere un avversario non facile da sconfiggere. Ali auspica che al-Shabaab riesca a prevalere sull’ISS, poiché «la sconfitta della fazione fedele all’ex Califfato significherebbe un problema in meno per il paese. Invece, se il gruppo filo-Isis continua rafforzarsi, il problema che il governo federale dovrà affrontare sarà doppio».

Faide interne

Due settimane fa, al-Shabaab ha giustiziato tre uomini, inclusi due jihadisti stranieri accusati di essersi affiliati all’ISS. Il somalo ucciso era Yahye Haji File, noto anche come Abu Zakariye, che aveva abbandonato il gruppo estremista dopo l’uccisione del suo comandante Sheikh Bashir Abu Numan, figura di spicco di al-Shabaab giustiziato nel novembre 2015, poche settimane dopo la creazione della wilaya (provincia) dello Stato islamico in Somalia. Anche in seno all'ISS ci sono state epurazioni causate da faide interne, come quella del leader in seconda, Mahad Moalim, ucciso a Mogadiscio lo scorso ottobre.  

Come sempre accade, il maggior numero di vittime si conta fra i civili, mentre entrambe le fazioni in lotta tentano di guadagnare il sostegno della gente del posto. Ma la popolazione è preoccupata, soprattutto perché non ci sono segni visibili per distinguere i miliziani che appartengono ad al-Shabaab e quelli dell’ISS, una situazione difficile da gestire che mette a repentaglio la loro sicurezza.

Hussein afferma che il governo somalo e l’amministrazione regionale del Puntland hanno la responsabilità di proteggere i civili, ma ciò non sta avvenendo, mentre nell’area si registra un aumento della tensione.

Nel frattempo, l’esercito statunitense ha reso noto di aver effettuato un nuovo raid contro militanti di al-Shabaab, lo scorso 30 gennaio, nel villaggio di Shabeley nella regione di Hiran, dove sono stati uccisi 24 combattenti.

Si tratta del nono attacco dall’inizio dell’anno e se l’Africom continuerà a colpire il gruppo somalo con questo ritmo, supererà il record di 47 attacchi aerei del 2018.