Algeria-Italia, business non trasparente
Sonatrach-Augusta: pessimi affari per lo stato

Un (cattivo) affare da 725 milioni di dollari che scatena polemiche in Algeria e preoccupa anche la Sicilia. L’acquisto della raffineria di Augusta da parte dell’azienda petrolifera algerina Sonatrach, avvenuto nel 2018, si rivela oggi un chiaro esempio di cattiva gestione che, oltre a gravare sui bilanci del paese nordafricano, causa non poca inquietudine a popolazione e istituzioni del siracusano.

Nel frattempo i media algerini urlano allo scandalo politico. A nemmeno due mesi dall’elezione del nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune, infatti, il neonato governo, già intento a ripulire i vertici dai vecchi collaboratori di Abdelaziz Bouteflika, si trova a dover fare i conti con quello che i giornali locali titolano “l’affaire Augusta”, un grattacapo che coinvolge la più grande azienda statale la quale non sembra, però, fare gli interessi del paese.

I costi di una cattiva gestione

Sonatrach, società per azioni di proprietà statale, nel dicembre 2018 aveva concluso con Esso, filiale italiana del colosso americano Exxon Mobil, l’acquisto della raffineria di Augusta (Siracusa) e dei due altri terminali di Napoli e Palermo per una spesa di 580 milioni di dollari.

A questi si sono aggiunti altri 250 milioni prestati dalla banca di investimento APICORP (Arab Petroleum Investments Corporation) per manutenzione e acquisto del petrolio greggio dall’Arabia Saudita. E centrale è proprio la questione del greggio: la raffineria italiana è stata progettata per lavorare un prodotto di media densità, mentre il greggio algerino è più leggero e non può quindi essere raffinato senza che vengano prima realizzati opportuni adeguamenti nello stabilimento. Vien da sé definire quindi quello tra Sonatrach e Augusta un affare quantomeno mal ponderato.

Se il petrolio che viene raffinato non è algerino bensì iracheno e saudita, l’Algeria si trova a dover importare un prodotto che arriva comunque dall’esterno. Ciò che si voleva invece evitare proprio con l’accordo stipulato nel 2018. Ma, secondo quanto messo in luce dalle inchieste dei media locali (in particolare il giornale investigativo Algérie Part), oltre a dover quindi acquistare un bitume che non è il loro, gli algerini devono anche pagarlo a prezzo di mercato mentre la Esso lo acquisterebbe a prezzo scontato.

Ancora, tra gli obbiettivi preposti dal consiglio di amministrazione di Sonatrach Raffineria Italiana (la succursale con sede ad Augusta), quello di aumentare la produzione di altre 10 tonnellate il che si potrà rendere necessario solo con la realizzazione dei lavori adeguamento degli impianti e, quindi, ulteriori costi.

Colpevole della serie continua di spese che la società si trova ad affrontare, la “mauvaise gestion” della direzione generale: lavori di manutenzione preventivati per 45 giorni e prolungati fino a 4 mesi con un conseguente aumento delle spese da 90 a 180 milioni; perdite che ammontano a 25 milioni al mese; un mancato adattamento alle norme europee; la mancanza di un partenariato internazionale. Ora lo stabilimento di Augusta è in pausa dalla primavera 2019 e a marzo si attende la delegazione algerina di Sonatrach per discutere dei futuri sviluppi.

Un’eredità del vecchio rais

Una trattativa, quella tra Sonatrach e Augusta, conclusa durante l’ultimo mandato dell’ex presidente Bouteflika con un precedente CEO, Abdelmoumen Ould Kaddour, dal passato torbido (tra le altre cose una condanna a 2 anni per spionaggio industriale) e la contrarietà di diversi vertici del governo.

Anche l’attuale primo ministro Abdelaziz Djerad non si era mostrato favorevole all’accordo e ora con il cambio di presidenza ci si trova a sciogliere i nodi di questa intricata vicenda. Intanto tra i primi provvedimenti presi da Tebboune, la nomina il 5 febbraio del nuovo direttore generale di Sonatrach, Tawfiq Hakkar.

Opinione pubblica e proteste

Nel frattempo tanto l’opinione pubblica algerina quanto quella del siracusano non nascondono i timori per il futuro dell’accordo (che dovrebbe rimanere tale almeno fino al 2028). Se per le strade di Algeri i laureati scendono in piazza bruciando i diplomi per protestare contro le politiche di assunzione dell’azienda di stato, ad Augusta l’amministrazione comunale rimane in apprensione oltre che per la questione occupazionale anche per quella ambientale, sicuramente da tenere sotto controllo in vista dei lavori previsti.