Crimine in aumento
Sudafrica «come in guerra»

Il Sudafrica è sempre stata una nazione che deve lottare contro grandi problemi legati alla criminalità, specie nelle periferie dei grandi centri urbani, ma i dati diffusi martedì dal governo di Pretoria parlano di una vera e propria emergenza.

Nel 2017-18 sono stati contati 2.09 milioni di crimini nel paese e gli omicidi sono aumentati del 6,9% nell’ultimo anno. Si tratta di 20.336 uccisioni, 1.300 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un aumento del numero di vittime fra donne (291 in più) e minori (146 in più). 46 gli agricoltori bianchi uccisi. La maggior parte degli omicidi è avvenuta nelle regioni di KwaZulu-Natal, Eastern Cape e Gauteng.

«È come fossimo in guerra», ha dichiarato palesemente preoccupato il ministro della Polizia, Bheki Cele, mentre mostrava dati da cui si evince che da aprile 2017 a marzo 2018 ogni giorno in Sudafrica sono state assassinate 57 persone. «Non abbiamo ancora raggiunto uno stato di anarchia totale e non vogliamo che ciò accada», ha sottolineato Cele di fronte al parlamento, dove ad ascoltarlo c’erano anche alti ufficiali del South Africa Police Service (SAPS).
Sempre Cele - che è stato a commissario nazionale del SAPS fino all’ottobre 2011, quando vene sospeso a causa di accuse di corruzione - ha poi aggiunto che «i sudafricani non dovrebbero considerare tutto ciò come normale. Non può essere normale essere rapiti, derubati e uccisi ogni giorno. Dobbiamo lavorare per cambiare la situazione».

Si tratta del più alto picco di criminalità in Sudafrica dai tempi del regime di apartheid, concluso 24 anni fa. Sicuramente questi risultati non aiutano l’immagine del paese e gli sforzi per attrarre investitori stranieri e turismo, operati del presidente Cyril Ramaphosa, salito al potere lo scorso febbraio per far rialzare la testa alla nazione dopo gli anni di malgoverno e corruzione in cui si è distinto il predecessore Jacob Zuma.

Rapine, aggressioni a mano armata e rapimenti sono le principali cause di omicidio, ma anche quelli legati agli stupri sono stati numerosi. Infatti, le statistiche riportate martedì mostrano un sensibile aumento di reati a sfondo sessuale, arrivati a quota 50.108 dai 49.660 contati nel 2016-17. Sembrano essere invece diminuiti i casi di effrazioni e rapine nelle abitazioni, oltre a quelli di taccheggio e incendi dolosi.

Polizia poco efficace
La situazione si sta aggravando e anche le autorità politiche se ne stanno rendendo conto. François Beukman, a capo di un gruppo parlamentare che si occupa di criminalità comune, ha definito le cifre «allarmanti e totalmente inaccettabili», auspicando la creazione di unità speciali che affrontino le gang criminali nei centri urbani.

Il dito è stato subito puntato contro le forze di polizia del SAPS che secondo molti, anche all’interno dell’attuale governo, non avrebbero risposto in modo efficiente alle sfide della sicurezza. Molti commentatori chiamano in causa la corruzione fra gli agenti, la mancanza di fondi dovuta alla crisi economica e la scelta di dirigenti in base all’appartenenza politica e non alla competenza.

La popolazione non si sente al sicuro, specie negli slum o nelle aree periferiche delle grandi metropoli sudafricane. Lo dimostra il fatto che martedì di fronte al parlamento, mentre all’interno venivano resi pubblici i dati annuali, un gruppo di dimostranti con a capo l’organizzazione Social Justice Coalition (SJC) ha marciato, protestando contro l’inefficienza delle forze dell’ordine in alcune zone del paese e chiedendo una ripartizione delle risorse e delle forze di polizia sul territorio. Secondo il SJC le comunità nere e coloured sarebbero vittime di discriminazione e abbandonate a loro stesse, in contesti dove sono le gang che trafficano droga a governare. «La polizia ignora e trascura gli insediamenti informali delle città», quando è lì che avviene il maggior numero di crimini, si legge in un memorandum di SJC.

Problemi economici e sociali
Il picco di criminalità è una conseguenza di una crisi economica e sociale più profonda che sta colpendo da qualche anno la nazione arcobaleno. Non è un caso che gli omicidi siano aumentati del 17% negli ultimi 5 anni, quando era stato registrato un calo del 55% nei 17 anni precedenti.  

L’economia sudafricana sta cercando di uscire da un prolungato periodo di contrazione, ma è ancora fiaccata e in declino rispetto al periodo d’oro del primo decennio del millennio. Una settimana fa il paese è entrato ufficialmente in recessione per la prima volta dal 2009. La nazione è stata duramente colpita dal calo dei prezzi delle materie prime di cui è grande produttrice e il Pil è in calo dal 2012. Nel 2017 ha dato un buon segnale con un +1,3%, ma quest’anno non è previsto un grande miglioramento (+1,4% secondo la Banca Mondiale).
Il valore del Rand è diminuito al di sotto del livello registrato prima dell’arrivo di Ramaphosa alla presidenza e incombe un declassamento delle agenzie di rating. La disoccupazione, poi, resta altissima continuando ad oscillare tra il 26 e il 30% e la diseguaglianza sociale è la più alta al mondo, secondo gli ultimi dati dell’Indice Gini 2017.  

In tutto questo sono come sempre le classi più svantaggiate a pagare il prezzo più alto e in contesti simili la rabbia sociale si trasforma facilmente in delinquenza e violenza, in una guerra tra i più poveri. Ne è un esempio il fenomeno xenofobico che si ripresenta periodicamente in Sudafrica. L’ultima volta qualche settimana fa a Soweto.